8 gennaio 1968 usciva nei cinema ammerigani (da noi arriverà poi solo il 10 aprile dello stesso anno) un film destinato a diventare il capostipite del franchise cinematografico più duraturo di sempre, IL PIANETA DELLE SCIMMIE di Franklin J. Schaffner. Enorme successo di pubblico e critica generarono 4 sequel più o meno riusciti, una serie tv abbastanza dimenticabile ed una serie animata inguardabile facendo velocemente passare la voglia al pubblico di continuare a seguire la saga. Arriva poi nel 2001 il remake di un Tim Burton totalmente prostituito al dio denaro che tira fuori un film poco ispirato ed affossa la rinascita del franchise sul nascere. Dovremo aspettare il 2011 per vedere il ritorno in grande stile delle nostre amate scimmie con L’alba del pianeta delle scimmie e due sequel riuscitissimi ed emozionanti.

Ma non allarghiamoci troppo e concentriamo l’attenzione sul festeggiato con questa raccolti di interessantissimi WTF.

1)  Come certo saprete non è una sceneggiatura originale ma la storia è tratta dal famoso libro di Pierre Boulle La Planète des singes del 1963. Lo stesso autore considerava questo romanzo una delle sue opere minori e si stupì molto del suo successo commerciale. La versione cinematografica però si discosta tantissimo dal libro mantenendo in comune con esso praticamente solo il ribaltamento di ruoli tra umani e scimmie.
Prima di tutto il protagonista del libro non è il figo astronauta Taylor ma un meno attraente giornalista francese dal nome Ulysse Mérou. Non ci troviamo ai giorni nostri ma bensì nel 2500 ed il buon Ulysse scopre questa misteriosa civiltà durante l’esplorazione volontaria del pianeta Soror e non per un incidente di percorso. Il mondo che si trova davanti mostra una civiltà evoluta al punto da avere una tecnologia pari alla nostra negli anni 50/60 e quindi con scimmie alla guida di auto e vestite in giacca e cravatta. Gli umani dal canto loro invece vengono trattati come animali e non hanno alcun tipo di indumento. Questi riferimenti sono andati totalmente perduti nel film non unicamente per scelte artistiche ma semplicemente per scelte di budget in quanto riprodurre una civiltà così evoluta avrebbe avuto costi esorbitanti per le scenografie e le varie prop di scena quindi si è preferito ripiegare su di una linea temporale più vicina al medioevo. Mostrare umani nudi poi è facilmente intuibile come fosse impossibile in termini di censura e quindi si è scelta la strada dei costumi in stile tarzan.
Le differenze non finiscono qui perché Ulysse, al contrario di Taylor, riesce lentamente ad integrarsi nella società trovandosi costretto a fuggire solo dopo aver scoperto che la sua amata Nova è incinta e la cosa non è ben vista dai governatori. Fuga che lo porterà a tornare sulla terra, 700 anni nel futuro a causa di problemi nel viaggio alla velocità luce, facendogli scoprire che anche lì nel frattempo le scimmie hanno preso il potere e sottomesso la razza umana. Tutta questa avventura viene raccontata in flashback da Ulysse in una lettera che, chiusa in una bottiglia, viene lanciata nello spazio e raccolta da da due scimmie astronauta che la cestineranno scambiandola per un scherzo. Un notevole plot twist ma niente a confronto della famosissima Statua della libertà trovata da Taylor che smadonna in spiaggia.
Questo finale originale e geniale venne ideato nientepopodimeno che da Rod “twilight Zone” Serling sceneggiatore del film insieme a Michael Wilson. Tim burton, nel suo remake del 2011, ha optato per un finale molto simile a quello del libro ma lo shock per lo spettatore non è lo stesso.

2) Gli straordinari effetti di trucco creati da John Chambers si basavano su una tecnica che aveva usato durante la seconda guerra mondiale per dare ai veterani sfigurati un aspetto normale. Chambers passò centinaia di ore a guardare le scimmie allo zoo di Los Angeles, studiando le loro espressioni facciali. Tutti i maggiori esperti di make up dell’epoca furono coinvolti nel film (oltre 80 artisti) e questo portò molte altre produzioni a ritardare l’inizio delle riprese per mancaza di truccatori. Per tutti gli attori coinvolti nel trucco fu una vera agonia sopportare il pesantissimo make up anche a causa del caldo atroce che accompagnò tutti i tre mesi delle riprese. Durante le pause pranzo erano costretti a mangiare davanti a uno specchio per monitorare eventuali modifiche al loro trucco usando cannucce e cibi liquidi. Molti attori, come Kim Hunter, decisero di rinunciare del tutto a pranzo per non rischiare di rovinare il trucco e dover subire altre ore di make up. Durante le pause però si notarono comportamenti curiosi da parte degli attori truccati che, immedesimati talmente tanto nel ruolo, inconsciamente tendevano a stare tra “scimmie” della stessa razza in piccoli gruppetti. I produttori inizialmente avevano paura che il trucco scatenasse le risate del pubblico falsando tutto il film così Chambers e Charlton Heston girarono un breve test video (che potete vedere qui sotto) per convincerli…il semaforo verde arrivò subito. Il 17% del budget complessivo venne investito nel trucco ed ancora oggi si tratta di un record. Ma tanto lavoro venne premiato? Certo! Nel 1968 non esisteva ancora un Oscar per il trucco ma l’Academy decise di dare a Chambers un premio onorario per l’incredibile lavoro svolto in questo film…premio che venne consegnato da un piccolo scimpanzé in smocking.

3) La navicella spaziale che da inizio a tutta questa avventura non viene mai chiamata per nome nel film ed i fans decisero di batterzarla “ICARUS”. Solo con l’uscita del cofanetto del 45° anniversario con al suo interno il cortometraggio dal titolo “A Public Service Announcement di ANSA” veniamo a scoprire che il suo vero nome è “Liberty 1”.  Durante la fase di creazione venne prima chiamata “Immigrant One” in una bozza iniziale della sceneggiatura e poi chiamata “Air Force One” in un set di prova di carte Topps ma infine si optò per Liberty 1.  Fu uno dei prop più costosi dell’intero film e venne quindi utilizzata anche in futuro nel primo sequel e nella serie televisiva. Il design venne curato William Creber (Le avventure del Poseidon) e dall’illustratore Mentor Huebner (Blade Runner, King Kong, Dracula)

4) Non crederete che il merchandise legato ad un film arrivò con Star Wars? Di certo con il film di Lucas ci fu una vera e propria esplosione di questo mercato parallelo ma Il Pianeta delle Scimmie fu senza dubbio uno dei pionieri in questo. Con il successo del film arrivarono nei negozi decine e decine di gadget del film. Romanzi, spille, carte da collezione, libri da colorare e le bellissime action figures della MEGO che ora valgono un rene. Ho visto personalmente il set completo in vendita da Mandarake a Tokyo al prezzo di 1500 Euro a personaggio. Anche la Marvel non si fece scappare l’occasione e venne creata una serie a fumetti.

5) Furono create due statue di 2,5 metri del famoso Legislatore. L’originale utilizzato nel primo, secondo e quinto film a fine riprese finì a casa del produttore Arthur P. Jacobs. Restò per anni in bella vista nel cortile della sua villa fino al 1973, anno della sua morte a soli 51 anni. Nel 1998 venne venduta ad un’asta online al famoso collezionista di memorabilia Ed Gogin di Orange County, che riuscì a soffiarla alla 20th Century-Fox che voleva comprarla per il suo archivio dedicato al film.
La seconda statua invece venne regalata a Sammy Davis Jr perché grande fan del film. Venne poi venduta ad un’asta di proprietà dell’IRS per le tasse arretrate del cantante a un attore e amico di Roddy McDowall. La potete vedere nel documentario della AMC del 1998, “Behind the Planet of the Apes ” uscito per il trentennale del film.

 

Prezzo: EUR 11,05
Da: EUR 13,00

 

 

 

Fabrizio Dell'Amore

Classe 1980. Grazie ad un padre nerd si ritrova subito tra le mani decine di videogiochi e migliaia di film in Super 8 e VHS che faranno entrare di prepotenza nel suo DNA queste due passioni. Malato di retrogaming colleziona tutte le console prodotte sul pianeta che tratta come figli e che lo porteranno ad un inevitabile divorzio. Divoratore di qualsiasi genere cinematografico predilige i B-movies e le produzioni TROMA. Crede in un solo Dio chiamato da noi comuni mortali Sylvester Stallone. Nella vita precedente era un giapponese.
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