Il mio incontro con il regista americano Julius Ramsay si è svolto nella sala stampa del Ravenna Nightmare Film Festival. Vista la location, in che altro modo avrei potuto rompere il ghiaccio se non chiedendogli quale fosse il suo film horror preferito? Dopo aver meditato, ed asserendo che non sarebbe stato facile rispondere, ha citato alcuni dei suoi film horror preferiti: “28 giorni dopo” (“28 Days Later”, diretto da Danny Boyle, Regno Unito, 2002), seguito da “Wolf Creek” (diretto da Greg Mclean, Australia, 2005) e ultimo, ma non meno importante, “Scarlatti” (titolo originale “Lady in White”, diretto da Frank Laloggia, USA, 1988). Quest’ultimo appartiene a quelle serie di pellicole che hanno avvicinato molte generazioni, inclusa la mia, al genere horror. Non lo avete mai visto? Se così fosse, questo è il momento. Certo si tratta di un horror per ragazzi, ma non è mai troppo tardi per gustare un film che, in effetti, ha terrorizzato tantissimi bambini.

Il regista ha tenuto a precisare che “Psycho” (diretto da Alfred Hitchcock, USA, 1960) è stato il primo film horror in assoluto che lui abbia mai visto. Posso dire inoltre che è stato esaltante scoprire che condividiamo la passione per Michael Myers (Halloween saga, John Carpenter, USA, prima apparizione 1978) come personaggio horror preferito di sempre.

Entrando nello specifico del suo film “Midnighters” (qui la nostra recensione), vincitore dell’anello d’oro di quest’edizione Ravenna Nightmare Film Festival 2017, ho chiesto al regista se i film privi di effetti speciali impressionanti, come il suo, siano ancora oggi in grado di affascinare e spaventare le nuove generazioni. Per rispondere alla mia domanda ha intrapreso un discorso che ho percepito essere sentito e sincero, affermando che, se sei un artista, indipendentemente dal media utilizzato, non puoi creare la tua opera in funzione di un’ipotetica audience da raggiungere, poiché, così facendo, andrebbe perduta l’autenticità dell’arte, prerogativa essenziale dell’arte stessa. Ovviamente fare un film è sempre una sfida, ma lui stesso è convinto che persone di qualunque generazione siano in grado di riconoscere ed apprezzare una buona storia.

Lui è molto fiero ed orgoglioso del suo film, e spera che potrà essere apprezzato da persone d’ogni età. Credo di poter definire Julius Ramsay un perfezionista. Come lui stesso ha affermato, nel film ogni inquadratura è accuratamente studiata e specifica, proprio come il singolo riquadro di un fumetto e durante la visione del film, appare evidente un’attenzione quasi maniacale ai dettagli. Questa caratteristica proviene dal suo background lavorativo nell’editing cinematografico, dove la precisione è una caratteristica indispensabile.

Ha inoltre tenuto a precisare che, a livello tecnico – registico, “The Walking Dead” ha avuto una grande influenza sulla realizzazione del suo primo lungometraggio.Una fondamentale differenza, rispetto alle atmosfere create per“The Walking Dead”, consiste in quella che lui definisce “la tavolozza utilizzata”: in “Midnighters“ infatti, i colori sono stati scelti appositamente per creare delle atmosfere che descrive come quelle di una “gothic fairy tale”.

Per quanto riguarda la fotografia, questo lungometraggio è caratterizzato da tinte fredde, rispettivamente colori e luci. Durante il film, in particolare nelle scene di sangue, ho avuto l’impressione che il colore rosso risaltasse rispetto al resto dell’inquadratura. Così gli ho chiesto quale fosse il suo punto di vista riguardo a questa mia impressione, e mi ha confermato che il colore rosso è molto importante, è stato infatti utilizzato in maniera strategica nel film. Secondo le sue direttive il rosso andava utilizzato unicamente durante i momenti critici della storia, per enfatizzarne l’importanza. Atmosfere e ambientazioni a tinte fredde sono lo sfondo perfetto per dare al rosso quest’”effetto pop up” in primo piano, sapremo cosi che quello a cui stiamo assistendo è un momento cruciale della storia.

Dopo la proiezione di “Midnighters “, Ramsay ha risposto ad una domanda del pubblico affermando che a volte i veri mostri sono gli esseri umani. A questo proposito mi incuriosiva sapere cosa  pensasse dei suoi protagonisti, Lindsey e Jeff, e in particolare riguardo a quello che un essere umano potrebbe arrivare a fare in un momento critico, il cosiddetto “turning point”.Mi sono trovata d’accordo con lui quando afferma che non tutte le persone, nei panni di Lindsey e Jeff, avrebbero agito in quel modo, ma d’altronde è innegabile che la vera natura di un essere umano si rivela nel momento in cui si troverà a dover agire sotto pressione.

Non potevo esimermi dal chiedere a Julius Ramsay qualcosa a proposito di “The Walking Dead” e lui stesso ha confermato che è stata un’esperienza grandiosa, in cui ha condiviso momenti unici con persone meravigliose. A questo punto mi ha mostrato una fotografia sul suo cellulare che lo ritraeva nei panni di famelico “vagante” di “The Walking Dead”, assolutamente fantastico! A proposito del termine “vagante”(in lingua originale “walker”) mi ha spiegato che, nel mondo immaginario della serie tv, nessuno aveva mai sentito parlare di zombie, non esistono film di George Romero e in generale non esiste nessun riferimento culturale agli zombie. Allo scoppio dell’epidemia nessuno aveva idea di come ucciderli, o piuttosto di come riuscire a fermare queste creature.

L’ultima domanda è finalizzata a scoprire qualcosa riguardo ai suoi lavori futuri. Mi ha detto che sta lavorando ad un paio di progetti, uno dei quali è un film, che ha descritto come: “The Shining meets The Terminator”.

A questo punto posso solo dire che sono assolutamente impaziente e curiosa di poter vedere i suoi nuovi lavori, sia sul piccolo che sul grande schermo.

Vorrei chiudere ringraziando sentitamente il regista Julius Ramsay, che mi ha concesso quest’intervista per DTN, è stato un privilegio ed un’esperienza molto emozionante, lui si è dimostrato molto disponibile e brillante. Grazie anche a tutto l’ufficio stampa del Ravenna Nightmare Film Fest.

ENGLISH VERSION

Our interview with the American director Julius Ramsay took place at the pressroom of Ravenna Nightmare Film Festival, and given this setting, it was unavoidable to start by asking him which is his favourite horror movie ever.

After thinking about it he cited some: first in the list is “28 Days Later”(directed by Danny Boyle, United Kingdom, 2002), then he praised “Wolf Creek”(directed by Greg Mclean, Australia, 2005), and last but not least, he mentioned one of my favourite horror movie ever: “Lady in White” (directed by Frank Laloggia, USA, 1988). This last movie belongs to that series of movies that strongly attracted several generations, including my own, close to the horror genre. If you have never seen it, this might be the right time to fix it. Sure, it is a children’s movie, but it’s never too late to enjoy a movie that has terrorized many kids.He also remembered the first horror movie he had ever seen, “Psycho”(directed by Alfred Hitchcock, USA, 1960) and it was a pleasant surprise to find out that we share the passion for Michael Myers as a favourite horror’s movie character.

Entering the specifics of his film “Midnighters”(winner of the gold ring at this edition 2017 of Ravenna Nightmare Film Festival) I started by asking him, whether, today, the movies without shocking special effects, like his own creation, are still able to scare and fascinate the new generations. He made a consideration in a very sincerely and sensitive way when he said that if you are an artist, who uses different types of media, you can’t create something in function of a hypothetical target audience to be reached, because in this way you would lose the authenticity of art, which is a prerogative of art itself. Obviously making a movie is always a challenge, but he is convinced that the people of any generations are able to recognise and appreciate a good story.

He is really proud of his movie, and he hopes the movie can be enjoyed by audiences of all ages. I think that it is fair to depict Julius Ramsay as a perfectionist: as he also commented in his movie each shot is very composed and specific as a frame of a graphic novel. Throughout the movie I have noticed an almost manic attention to details, and this characteristic, as himself admitted, is also the result his previous experience as film editor, where precision is an indispensable feature. He told me that “The Walking Dead”, in terms of composition of shots and framing, had a strong influence on how he made his first film. Instead there is a fundamental difference between these two productions in terms of the palette he used, in particular in “Midnighters”, he chose colours to create an atmosphere that he described as “a gothic fairy tale”.

About the photography, his movie is characterized by cold tints, both colours and lights. While I was watching the movie I had the impression that when blood appeared in a scene, the colour red stood very much out from the rest of the framing. So I asked him about this point and he explained to me that the colour red is very important and it was strategically used into the movie. The director had decided that red should be used only during the critical times of the story, to emphasize its importance. The atmosphere and settings by cold tints are the perfect background for the red pop up foregrounded, and at that time in the film we know that something really important is happening in the story. After the showing of “Midnighters”, Julius Ramsay answered a public’s question by saying that sometimes the real monsters are the human beings.

At this point of the interview I tried to understand what Julius Ramsay really thinks about his protagonists, Lindsey and Jeff, and in general about people, and what potentially someone can do in a turning point.

Nevertheless expanding on this topic, he then said that not all people in the shoes of Lindsey and Jeff, would have acted that way, but you learn who the people really are, in the good or in the bad, when they act under pressure.

I could not refrain from asking Julius Ramsay something about “The Walking Dead” and he confirmed that it was a great experience and he shared unique moments with wonderful people. At this time he showed me a photograph in his own phone where he is himself one of the Walking Dead’s walkers. It was awesome! Talking about the word “walker”, he explained that in the fiction world of “The Walking Dead” nobody ever heard of zombies before, because in this world there was no George Romero’s movie, and in general no cultural reference about zombies. So when the outbreak started nobody had an idea on how to kill or stop these creatures.

My last question to him was about his new/future projects.

He told me that he is working on a couple of projects, one of them is a film, which he has described (using his own words) like: “The Shining meets The Terminator”. Now I only can say that I’m extremely impatient and curious to see his new projects both in the small and in the big screen.

I’d like to finish by extending my warm and sincere thanks to the director Julius Ramsay, for allowing me to carry out this interview on behalf of Destroy This Nerd. It was a very emotional experience and a real privilege. Thank you for being so kind, genuine and insightful.

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