E’ una vera sorpresa quando un film, uscito direttamente su Netflix e senza alcun tipo di promozione, si rivela uno dei più belli della stagione. Il gioco di Gerarld di Mike Flanagan (Ouija: Origin of Evil) è un piccolo grande film che dimostra come si possa ancora fare cinema senza investire badilate di milioni di dollari in cose superflue puntando invece sul talento degli attori e su di una scrittura attenta e mirata.

Per chi non lo conoscesse Il gioco di Gerarld è un romanzo di Stephen King uscito nel 1992 e da molti considerato, erroneamente, un’opera minore del Maestro. La storia è semplicissima e spiazzante, una coppia in crisi decide di trascorrere un week end nella casa isolata sul lago. Per cercare di ravvivare il rapporto il marito, Gerarld, propone alla moglie un gioco erotico. Lei accetta e viene così ammanettata al letto ma poco dopo, non è uno spoiler questo ma fa parte della sinossi, il marito collassa a terra morto e lei si ritrova intrappolata e senza via di fuga. Inizierà così per lei una lotta per la sopravvivenza che la porterà a compiere un viaggio introspettivo ed a scontrarsi con i propri demoni del passato e del presente facendole perdere sempre più la percezione tra reale e irreale.

King per raccontare questo “viaggio” aveva escogitato vari trucchi narrativi diventati subito di esempio per tutti gli altri autori ed anche Flanagan si è trovato nella condizione di rendere dinamico un racconto che sulla carta vede un solo ambiente e una donna legata ad un letto per tutta la durata del film…più statico di così! La soluzione trovata è stata quella di rendere il tutto una sorta di pièce teatrale calibrando alla perfezione i pochissimi movimenti di camera, le entrare ed uscita di scena e lasciandosi guidare dalle incredibili interpretazioni dei protagonisti che divorano la cinepresa con continui primi piani. Nessuna trovata stilistica innovativa o geniale ma piuttosto un minimalismo mirato a non distrarre troppo lo spettatore e renderlo partecipe del disagio dilagante.

Carla GuginoBruce Greenwood lasciano letteralmente a bocca aperta. Oltre ad un’evidente alchimia tra i due che rende i loro scontri verbali memorabili, anche le singole interpretazioni sono magistrali e la Gugino (sempre incredibilmente bella) andrebbe presa in seria considerazione per un Oscar. Un grande valore aggiunto è poi l’interpretazione data da Henry Thomas (il bambino di E.T. sì…) di un personaggio che qui ora non voglio spoilerare ma in grado di trasmettere un senso di fastidio e rabbia incredibili.

Da non perdere!

Fabrizio Dell'Amore

Classe 1980. Grazie ad un padre nerd si ritrova subito tra le mani decine di videogiochi e migliaia di film in Super 8 e VHS che faranno entrare di prepotenza nel suo DNA queste due passioni. Malato di retrogaming colleziona tutte le console prodotte sul pianeta che tratta come figli e che lo porteranno ad un inevitabile divorzio. Divoratore di qualsiasi genere cinematografico predilige i B-movies e le produzioni TROMA. Crede in un solo Dio chiamato da noi comuni mortali Sylvester Stallone. Nella vita precedente era un giapponese.
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