È arrivato il momento anche di Blade Runner 2049, il nuovo film di Denis Villeneuve sequel del capolavoro di Ridley Scott datato 1982.

Sequel preceduto da un’attesa spasmodica da parte di tutto il mondo, attesa che si mescolava a paura, speranza, dubbi. Ed era anche giusto così, Blade Runner è uno dei film più importanti della storia del cinema, uno dei pilastri della fantascienza e un film pesantissimo con il quale rapportarsi. Il peso di tutto questo è stato posto sulle spalle del regista canadese Denis Villeneuve, autore che negli ultimi anni, da quando ha messo piede a Hollywood, non ha sbagliato un colpo e ha raccolto consensi unanimi di critica e di pubblico per ogni suo film e che qui si trovava di fronte alla prova del nove. La direzione del sequel di Blade Runner. Probabilmente il sequel di cui si sentiva meno bisogno di tutta la storia dei sequel, un sequel pericolosissimo, una lumaca che striscia sul filo di un rasoio. E Villeneuve è riuscito nell’impresa, ha salvato questo sequel, ma non si possono fare i miracoli, anche se sei uno dei registi più talentuosi in circolazione.

Perché Blade Runner 2049 non regge il confronto con il suo troppo illustre predecessore, ma Villeneuve e la sua squadra, su tutti il direttore della fotografia Roger Deakins, riescono a salvare il film,regalandoci quasi 3 ore di gioia per gli occhi, un film visivamente imponente, con un comparto tecnico straordinario che compensa uno script mediocre e piatto.

Uno script pieno di parole, parlano sempre tutti, parlano sempre troppo, spiegoni, spiegoni spiegoni, zero significato. Una storia complessa ma piatta, senza sfumature, ci sono i buoni che sono solo buoni e i cattivi che sono solo e inutilmente cattivi. E si arriva alla fine senza emozioni, almeno senza emozioni provocate dalla storia, dai dialoghi.

Uno degli elementi di forza del Blade Runner di Scott era, ed è ancora, la sua capacità di impregnare di significati una storia semplicissima. Blade Runner era praticamente un guardia e ladri ma su cui Scott aveva poggiato un mondo e che si prestava a un migliaio di letture, con la possibilità di andare in profondità e indagare un’infinità di significati stratificati l’uno sull’altro. A questo si aggiungevano dei personaggi tridimensionali, contraddittori, sfumati e profondi; dei dialoghi memorabili e ormai eterni ma che non volevano spiegare nulla, prestavano il fianco all’interpretazione dello spettatore ed erano bilanciati da lunghissimi silenzi pregni di significati, spunti di riflessione e mistero. Era un film profondamente umano. Come la migliore fantascienza sa esserlo.

Blade Runner 2049 percorre una via opposta, la via che sta percorrendo il cinema da ormai qualche anno, quella degli spiegoni infiniti, dei dialoghi continui, del non stare mai zitti, di riempire tutto di parole che però non dicono e non riempiono niente, ma lasciano solo il vuoto. Che non riescono a spingersi non solo in profondità ma proprio in nessun’altra direzione, senza riuscire a sfumare ma bloccando tutto a un bianco e un nero assoluti, netti, taglienti. disumani. Un film figlio di questo tempo, un Blockbusterone del 2017 che Villeneuve nobilita e innalza ad un livello che non competerebbe a questo film.

Per tutto questo vanno tessute le lodi di Villeneuve e di Deakins, per aver nobilitato questo film, per averci dato qualcosa da salvare, qualcosa di buono. Ed è molto più che buono. Il film è un prodigio visivo, immagini potentissime e bellissime, Deakins ci ha fornito immagini di copertina per il profilo di fb di qui a un bel po’.

E la regia di Villeneuve, bravissimo nel non cadere nel trucco della nostalgia e della citazione cercata a tutti i costi, sa regalare momenti da bocca aperta per la meraviglia e fa di tutto per tenere lo spettatore sull’attenti per tutta la lunghissima durata del film nonostante la sceneggiatura, come già detto, stenti e non riesce ad appassionare. Anche il cast ce la mette tutta e mi fa arrabbiare che venga quasi sprecato, perché certi personaggi avrebbero meritato una tridimensionalità e il cast sarebbe stato capace di donarci di nuovo dei grandi personaggi, Gosling sarebbe stato perfetto se il suo Agente K fosse stato non buono e basta senza sfumature. Tutto i personaggi soffrono per la scrittura ed è un peccato. Perché tutte le interpretazioni sono ottime, da Ryan GoslingDave Bautista, da Harrison Ford Ana de Armas, da Robin WrightJared Leto che più di tutti soffre un personaggio veramente mal scritto.

Un film che va visto assolutamente, dovete andare in sala perché raramente i vostri occhi potranno ammirare qualcosa di così bello. Uno di quei film per cui dovrebbero inventare un cinema a luci rosse per amanti del cinema, in cui lo proiettano muto e lo si va a vedere con l’impermeabile lungo per spararsi le seghe cinefile. Ma due ore e 45 di sole belle immagini non possono bastare.

Muto perché la colonna sonora è una mancanza che si fa sentire, e il confronto con quella straordinaria di Vangelis è impietoso.

Concludendo sia lode a Denis Villeneuve, se ci fosse stato chiunque altro alla regia parleremmo di un film da bocciare in toto, invece parliamo di una delle migliori esperienze di sala cinematografica che potrete fare quest’anno. Parliamo di una prova superata a pieni voti dal regista canadese che non può fare miracoli ma che tiene su la baracca e ci regala del grande cinema. Blade runner 2049 ha la grandissima sfiga di chiamarsi Blade Runner, si fosse chiamato Pinco Pallo 2049 parleremmo di un grandissimo film al netto dei difetti cronici dei blockbuster degli ultimi anni. Si chiama però Blade Runner e il confronto viene automatico, ma dal confronto ne esce moribondo.

Il mio consiglio per la visione di questo film è quindi di cercare di non pensare a come si intitola, di non guardare assolutamente prima Blade Runner di Ridley Scott in nessuna sua forma, ma di andare a godervi un buon film di Denis Villeneuve, una gioia per gli occhi, un film registicamente maestoso, un film che sarete contenti di aver visto al cinema.

Giovanni Montanari

Classe 1995. Iniziato al mondo nerd prima ancora di nascere dato che la mamma si sparava le maratone notturne di Star Wars quando era incinta di 6 mesi. Grande appassionato di cinema e serie tv, di cui si nutre con voracità. Sogna di vincere un Oscar per l'adattamento di Sutree di McCarthy.
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