La camera inquadra un nugolo di macerie fumanti, una distesa di rovine. La voce fuoricampo scandisce impietosa: «Terra 2147, questa è l’eredità della guerra del metallo, quando l’uomo lottò contro la macchina e la macchina vinse.»

Iniziava così il primo episodio del mitico telefilm «Capitan Power ed i combattenti del futuro» produzione canadese sponsorizzata da Mattel. C’è chi lo esalta e chi lo denigra ma, a mio parere, il prodotto (rivolto comunque ad un pubblico giovanissimo) non era male.

L’incipit era ripreso direttamente da «Terminator»: le macchine un bel giorno si ribellano agli uomini e li sterminano. Solo che, stavolta, non c’è Skynet a far partire il tutto ma un umano traditore che, trasformatosi in cyborg, decide di eliminare la sua razza assumendo il nome di Lord Dread.

Oltre al suo esercito di guerrieri robotici egli riesce a creare anche i biodread, ovvero robot dotati di dna con la capacità di autorigenerarsi. A differenza dei «soldati semplici» questi mostri vennero creati in computer grafica (buona per gli standard dell’epoca). I biodred sono in grado di «disintegrare» gli esseri umani ed incorporarli al loro interno. Gli scopi di questo processo (reversibile) non sono ben chiari, ma pare che la permanenza dentro la macchina provochi sofferenze atroci agli umani.

Il primo robot di questa nuova stirpe è Soaron dalla forma aquilina ed in grado di volare, si aggiunsero poi Blastarr (una sorta di carroarmato) e Tritor l’anfibio (presente però solo nella serie a fumetti e nei giocattoli). Ad essi si sarebbe dovuto in seguito aggiungere il misterioso Xenon ma la seconda serie, ove era prevista la sua creazione, non venne mai girata.

Va da sé che questo cattivone non poteva esser lasciato agire indisturbato e così ecco che i pochi umani si ribellano guidati dal capitano Jonathan Power e dalla sua squadra i Combattenti del Futuro. Essi utilizzano delle armature che si possono attivare a distanza e che, fino ad esaurimento energia, li dotano di particolari poteri. «Tank» Ellis diventa un grosso esoscheletro con una potenza di fuoco enorme, «Hawk» Masterson è in grado di volare, «Scout» Baker può modificare il suo aspetto e «Stingray» Johnson ha capacità subaque (anche quest’ultimo, come la sua controparte, appare solo nei fumetti). Capitan Power e «Pilota» Chase (l’unica donna) non hanno poteri particolari se non forza ed agilità. La seconda è inoltre l’esperta di «sistemi tattici» (guida l’astronave del gruppo).

La particolarità, che suscitò scalpore, di questa serie TV fu però il fatto che poteva interagire con i giocattoli ad essa dedicata. Usando infatti alcuni veicoli prodotti dalla Mattel si poteva «giocare» una battaglia a colpi di infrarossi e suoni, che venivano riflessi da alcune bande colorate applicate in post produzione sui nemici. Inoltre erano in grado di registrare anche i «laser» degli stessi (realizzati con la stessa tecnica). Si poteva quindi «colpire od essere colpiti» come recitava la pubblicità.

La cosa, in realtà si riduceva a non far azzerare un contatore (interno ed invisibile) che aumentava con i colpi a segno e diminuiva con quelli subiti. Se arrivava al fatidico zero un agghiacciante suono segnalava che si aveva perso. Nei modelli più costosi la cosa era accompagnata dall’espulsione del pilota.

Come avrete capito il gioco in sé era tutt’altro che entusiasmante ed a poco servì l’introduzione di un ennesimo veicolo che era in grado, perlomeno, di mostrare su un display i colpi andati a segno. Questa delusione, esacerbata dalla fuorviante campagna pubblicitaria, decretò la fine prematura della serie ed dei giocattoli.

A mio parere fu un peccato perché entrambi i prodotti erano carini, le action figures erano di discreta fattura, con parti mobili e dei veicoli trasformabili molto ben fatti.

I telefilm si difendevan bene, pur essendo «tarati» su un pubblico giovanissimo ed avendo praticamente l’obbligo di inserire uno o più combattimenti per episodio (a causa del gioco), proponevano trame abbastanza articolate. Nella serie in preparazione le cose si dovevano pure incupire con l’arrivo della madre di Capitan Power trasformata in cyborg da Dread. Insomma, nel panorama della TV per ragazzi del 1987 era un piacevole diversivo ed un buon ricordo, a me, lo ha lasciato.

Luigi Fontana

campione indiscusso della lega pokemon categoria asilo nido, la sua carriera sportiva venne stroncata dalla fine della produzione di Big Jim Global Command. Ridotto a stato vegetativo si è ritirato in uno sperduto paese montano ove vive tutt'ora in compagnia di un Commodore 64, un Critter ed un gatto.

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