Avevo deciso, subito dopo il film, di tenermi questa recensione per me, non so esattamente il perchè ma l’ho fatto.

Le cose però sono cambiate: LOGAN è stato il primo film ad essere sottoposto alla giuria degli Academy Awards. Potrebbe quindi essere il primo cine-comic (non cine-comic), a contendersi sicuramente le nomination come Miglior Attore (Hugh Jackman) e Miglior Film agli Oscar 2018.

Direi che è giunto il momento di pubblicarla.

“Abbiamo sempre pensato che fossimo parte del piano di Dio.
Forse siamo stati errori di Dio!”

Raccontare una storia, o un viaggio non è semplicissimo, ci sono un sacco di fattori che ti posso influenzare, tante salite, tante discese ma soprattutto tanti alti e bassi.

Raccontare un viaggio cinematografico è la stessa cosa, ci sono anche qui un sacco di variabili, tanta presunzione nel non voler capire che quello che ti viene proposto non è detto che ti arrivi o soddisfi le tue aspettative, tanti rimpianti e tante emozioni diverse. Un viaggio, dove non ci si può non soffermare solo sul finale, anche se molto probabilmente è la parte più significativa.

Di viaggi cinematografici ne ho fatti un sacco, ma tra partecipare e vivere c’è una grossa differenza. Per esempio con l’ultimo capitolo de «Lo Hobbit» di Peter Jackson so di aver solo partecipato alla chiusura della Terra di Mezzo senza averla vissuta appieno.

Per come la vedo io e per tutto quello che per me significa vivere un viaggio, Logan, rappresenta il modo di viverlo pienamente ed ha tutte le carte in regola per farti provare un’esperienza fuori dal classico cine-comic.

Non è di certo il solito film di supereroi, non ci sono tutine attillate, mantelli e gadget, questo film si vive di sensazioni.

Siamo nel futuro, più precisamente nel 2024, un futuro tetro, cupo e che ti mostra il lato umano di quei personaggi (rappresentati dai fumetti) che in svariate occasioni hanno salvato il mondo. Un mondo adesso senza mutanti, un mondo senza X-Men, senza Professor Xavier (ultima apparizione per Patrick Stewart), costretto ad una vita segregata in mezzo al nulla, malato di Alzheimer, in un deserto dove il cervello più potente dell’universo è sull’orlo della distruzione.

Il continuo nascondersi, il continuo scappare, la continua ricerca di una vita normale come autista di limousine, fanno di Logan (Hugh Jackman) un uomo impaurito, sempre più chiuso, sempre più alcolizzato e sempre più consapevole che la fine di tutto sia vicina.

Tutto è diverso dai tempi della Statua della Libertà (riferimento palese X-Men 1), Logan è diverso rispetto alle altre versioni, il fattore rigenerativo è ormai inutile, il corpo e gli artigli non rispondono più come una volta.

Credo che il lato umano della paura di essere troppo «normali», quindi vulnerabili, sia stato profondamente ricercato, una ricerca che ha portato James Mangold (il regista di questo e del capitolo precedente) a riscrivere la personalità di un Nuovo Logan, facendoci piano piano dimenticare la vecchia versione dell’Arma X.

Questo declino è fermato dall’arrivo di Laura, interpretata dalla giovanissima Dafne Keen. Ruolo difficile ma allo stesso tempo di grande impatto sia per la storia in se che per chi è seduto dall’altra parte, riportando un po’ di speranza in queste vecchie vite ormai vicine al collasso.

Questo ruolo in un film del genere è importantissimo, come se rappresentasse la luce in fondo al tunnel, una luce però diversa, fatta di speranza non tanto rivolta al cambiamento di vite, ma rivolto al futuro. Un futuro di cui i protagonisti sanno di non poter farne parte.

Vorrei solo concentrarmi su una cosa, come ho detto sopra, non è il classico cine-comic a cui fino ad adesso siamo stati abituati: Logan è storia, speranza, vita, una morsa che non lascia scampo e che ti tiene incollato alla poltrona per 137 minuti.

Molti viaggi si sono conclusi e molti dovranno iniziare, il cinema è così, in fondo lo sappiamo benissimo, ma Logan a differenza di tanti, ti lascia quell’amaro in bocca, come se più di 17 anni fossero passati improvvisamente in 17 minuti.

Descrivere cosa si prova alla fine è difficilissimo e spero di esserci riuscito, per me ha molta importanza la chiusura di questo ciclo, seguo gli X-Men da più di 20 anni e non potevo sperare in un finale migliore.

Mente cerco di riempire questo senso di vuoto, vado a raccogliere i pezzi lasciati dal tir (di emozioni) che mi ha appena investito.

Consiglio di ascoltarvi, per capire di cosa sto parlando, il pezzo di Johnny Cash utilizzato per il trailer del film:

Andrea Bottazzi

Classe 1990. Si affaccia a questo vasto mondo alla tenera età di 3 anni, grazie ai genitori che per farlo star quieto lo piazzavano davanti a Ghostbusters 1. Col passare degli anni gli interessi mutano, l'arroganza aumenta ma, questo mondo lo accompagnerà sempre, molto probabilmente fino alla tomba. Appassionato di Viaggi, Serie TV e Cinema. E' politeista, crede in David Hasselhoff, Steven Seagal, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis e negli Iron Maiden.
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