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Spider-Man: Homecoming – Recensione

Serviva uno Spider-Man così adolescenziale? La risposta è una e una sola ed è .
Sì al ritorno alle origini del personaggio, sì all’High School Drama, sì a Steve Ditko e Stan Lee, sì a Tom Holland, sì alla presenza di Iron Man e soprattutto un immenso sì al villain di turno, interpretato impeccabilmente da Michael Keaton.

Questo è finalmente e senza ombra di dubbio l’amichevole Spider-Man di quartiere di cui il Marvel Cinematic Universe necessitava da parecchio tempo!

Se Tobey Maguire era pieno di turbe emotive e Andrew Garfield era nato imparato qui, abbiamo un Tom Holland praticamente perfetto sia per l’età che per la caratterizzazione di uno Spider-Man non propriamente agli inizi: siamo infatti nel periodo successivo al morso del ragno e alla morte dello Zio Ben, che per una volta non influisce sulla crescita di uno dei supereroi più amati di sempre.

Andiamo per gradi e partiamo proprio dall’età. Ho sentito in sala molti commenti e soprattutto molte domande che andavano dall’età adolescenziale di Peter Parker al confronto con lo Spider-Man di Tobey Maguire e Sam Raimi: bisogna assolutamente dimenticare lo Spider-Man fotografo, Universitario e col costume già confezionato che troviamo in The Amazing Spider-Man (inteso come serie animata) e nei vari Spider-Man fatti fin’ora, per comprendere le vere origini.

E’ un quattordicenne con le turbe da quattordicenne perchè lo deve essere e soprattutto perchè lo era per Ditko, morso da un ragno, senza Zio Ben e senza sensi di ragno (perchè fidatevi, per come è stato costruito il personaggio ancora non servono), il tutto portato ai giorni nostri esattamente dopo i fatti del primo Avengers, per quanto riguarda il prologo e dopo i fatti di Civil War per quanto riguarda lo sviluppo della storia.

Mi sono dovuto ricredere anche su due aspetti: il primo è sulla quantità di materiale promozionale uscito e la seconda è sul ruolo di Iron Man.
Per quanto riguarda il materiale, la mia paura di fondo era quella di vedere un film già visto: il mentore, il villain che per un qualsiasi motivo è cattivo, il supereroe che arriva e salva il mondo. Ed è proprio qui che mi sono dovuto ricredere, dato il materiale promozionale che poteva svelare qualcosa sui personaggi e sulla trama non è nulla di quanto detto sopra.

Per quanto riguarda invece il ruolo di Tony Stark, sia come persona che come Iron Man (comunque indirettamente collegato al discorso della promozione), sembrava quello di co-protagonista lasciando a Parker il ruolo di spalla, portando la mente a credere che questo film diventasse una sorta di quarto capitolo dell’uomo di latta più che di un nuovo inizio per l’Uomo Ragno. Perchè mi sono dovuto ricredere? Perchè anche qui, non è nulla di tutto questo. Stark, ha un ruolo ben definito, dà a Peter un costume che non è nessun upgrade di uno già esistente (trovando il perfetto collegamento con Civil War), ma è in relatà il primo e unico costume reale di Spider-Man ed è il classico mentore che più che sulla storia, influisce solo sull’aspetto caratteriale del protagonista. Grazie a questo piccolo ma importante aspetto si perde la classica “nascita  del supereroe fatto e finito”, passando comunque per una crescita costante delineata solo dalla responsabilità.

Il distacco da questa bella favoletta stile 80’s, lo si trova in uno dei villain più atipici di sempre, il volto della classe operaia degli USA odierni, distrutta dall’economia e spinto dal senso di “famiglia”: Michael Keaton, in questa nuova versione dell’Avvoltoio, ci porta quasi a giustificare il personaggio e addirittura, per certi versi a condividerne gli ideali, perchè pur essendo il cattivo della situazione (e solo per questo va fermato), rimane completamente estraneo al senso di pura malvagità, che contraddistingue il 99.9% dei villain dei cine-comic.

*Piccola curiosità: in alcuni concept-art, curati da Jeffrey Henderson, di Spider-Man 4, il quarto capitolo mai realizzato da Sam Raimi, troviamo proprio come villain principale, l’Avvoltoio nella sua classica concezione di “vecchio col costume verde”.

Insomma, Spider-Man: Home Coming è quel teen-movie che sarà sicuramente apprezzato anche dagli adulti più nostalgici, dove in una scena sociale della High School degli anni ’80, portata ai giorni nostri, troviamo un Peter Parker sicuramente inusuale, con uno stile di combattimento forzatamente rozzo e incompleto, ma, al contempo inserito in una trama originale e ultra-efficace che ondeggia tra la commedia e il racconto formativo di un eroe.

Promosso a pieni voti.
Buona visione!

About Botta

Classe 1990, si affaccia al mondo Nerd alla tenera età di 3 anni I suoi interessi spaziano in qualsiasi cosa sia legata a questo mondo, Marvel, DC, LEGO, Cinema (tantissimo, di tutti i generi e di tutti i tipi, soprattutto quello di MENARE) e Star Wars.
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