Dai, proviamo a fare un giochino da nerd? Probabilmente mi riuscirà anche piuttosto bene visto che credo di rientrare agevolmente nella categoria (tanto per chiarirlo agli amanti delle etichette a tutti i costi). Mercoledì 4 luglio è uscito The Amazing Spider-Man, reboot prodotto dalla Sony e diretto dal Marc Webb di (500) Giorni insieme. Secondo voi è una trasposizione più fedele (e per fedeltà intendo corrispondenza effettiva tra gli eventi del media di cellulosa e quello di celluloide) effettiva tra rispetto a quanto fatto dal mai troppo lodato Sam Raimi? Ecco la domandona, ecco il giochino.

Provo a dare la mia personale risposta, prima di concentrarmi sulle qualità proprie e indipendenti del film, che è l’aspetto principale e chiaramente determinante. Sta arrivando eh, vi chiedo soltanto di immaginarvela scritta a caratteri cubitali: assolutamente no.

Davvero, faccio fatica a comprendere chi mette in dubbio l’eccellente e super filologico lavoro di Raimi e dei suoi collaboratori. Stento a capire chi stappa lo spumante convinto che il nuovo Uomo Ragno sia più aderente alla versione classica o ultimate che sia.

Prendiamo il film dalle origini. Abbiamo un vero sfigato, lo guardi e non dubiteresti un secondo che sia tale. E’ un secchione timido, impacciato, disarmato, la perfetta vittima designata dei bulli di turno. Peter Parker, almeno prima di acquisire i poteri, è un organismo di questo tipo.
Mostra di scienze. Parker è in visita con i compagni di scuola. Fatalmente un ragno geneticamente modificato (ok, non sarà radioattivo, ma nel 2002 era giusto fare qualche piccolo aggiornamento) lo punge.
Non ci troviamo alla Oscorp, non c’è collegamento tra le origini dell’Uomo Ragno e quelle di Goblin (a differenza della serie Ultimate). Nel 2002 potevano crearlo questo collegamento e magari sarebbe risultato più logico, ma la storia originale, del resto, non era così.
Attenzione, che adesso si entra nel vivo. Parker viene punto, acquista dei super poteri, si riempie di arroganza e di desiderio di rivalsa e pensa bene di utilizzare le sue nuove capacità per far soldi. Si mette a fare il lottatore (nel fumetto, per breve tempo, diventa anche un personaggio dello spettacolo), un ladro gli passa accanto, poteva fermarlo con sforzo minimo, ma sprezzantemente decide di non farlo.
Lo stesso ladro, che noi scopriremo esser tale assieme a Spidey, finirà con l’uccidere suo zio Ben.
Dura lezione da apprendere sul potere e le responsabilità. Mosso anche dal senso di colpa Peter Parker diventerà un vigilante mascherato.
Ah, Peter vive con gli zii, e dopo la morte di Ben, di cui si riterrà per sempre responsabile, l’anziana e premurosa zia May diventerà l’unico familiare rimasto, nonché indispensabile guida morale (anche a suon di pistolotti).

Questi sono i passaggi fondamentali delle origini ed i tratti caratteristici del protagonista. Raimi non sbaglia un colpo e li rispetta tutti fedelmente, alla radice. Ovvero trova assoluta e incontrovertibile corrispondenza tra un media e l’altro. Il resto viene reinterpretato e reinventato, come ogni buona trasposizione cinematografica dovrebbe fare.

Processo che vediamo nel film di Raimi quanto in quello di Marc Webb, di certo non di meno.

E allora niente lanciaragnatele, ma fluido biologico direttamente emesso dai polsi.

MJ diventa il primo interesse sentimentale di Peter (non c’è da strapparsi le vesti, in quel periodo, nei comics, la rossa era la signora Parker, non includerla sarebbe stato come citare Superman senza nominare Lois Lane), quando sappiamo benissimo che cronologicamente Liz Allen fu il primo amore platonico di Peter, poi fu il turno di Betty Brant, che con Liz innescherà una rivalità per contendersi l’interesse di Peter. In questo periodo MJ è più una presenza misteriosa, la vediamo in una vignetta disegnata da Steve Ditko, ma il suo volto viene prontamente nascosto. E’ la nipota di Zia Anna, vicina di casa di May. Le due arzille signore complottano per far incontrare i reciproci nipoti, ma Peter cercherà di evitarlo in tutti i modi perché convinto che MJ sia tipo ‘na cozza.
Solo in seguito, al tempo del college, Gwen Stacy farà la sua comparsa. E pure MJ, finalmente! Seguirà triangolo Gwen-MJ-Peter. Avrà la meglio Gwen e la rossa si consolerà con Harry Osborn, nel frattempo divenuto il migliore amico di Peter.
Ovvio che la MJ di Raimi sia un po’ differente. E’ la vicina di casa di Peter e vive con la sua famiglia (quindi non è ospite di zia Anna), vengono però accennati i conflitti con il padre, è un’aspirante attrice e capiamo che mostra una facciata superficiale dietro cui nasconde una grande profondità. Non conosce, da sempre, l’identità segreta dell’Uomo Ragno, come ci narrò una storia retcon del 1984.

Raimi ha modo di costruire un altro triangolo, quello Harry-Peter-Mj (che a dire il vero è presente pure nel fumetto).

Nella redazione del Daily Bugle, rappresentata alla perfezione (grande J.K. Simmons!), Betty Brant non manca. Qualche curiosa tensione tra i due, fatta di occhiatine e robe così, non ci viene nascosta…

Nel film di Sam Raimi manca il gruppo di ragazzi che Peter riuscirà a conquistare progressivamente. Del gruppo fanno parte Flash Thompson ed Harry Osborn, che inizialmente si mostra ben poco amichevole con Peter.

Nel film di Marc Webb ho molto apprezzato la figura di Flash, bullo sì, ma sotto sotto sensibile. Non solo è una scelta fedele al fumetto ma è una caratterizzazione che è buona per il personaggio cinematografico. Non lo rende banale e tagliato con l’accetta. Inoltre pare che diventerà il più grande fan di Spidey anche nella realtà filmica.

Raimi come primo supervillain scelse Goblin, decisione ovvia visto che è il nemico principale dell’Uomo Ragno. Le origini e il personaggio sono piuttosto fedeli, così come il rapporto con Harry, anche se il tormentone sulla sua identità segreta viene lasciato da parte. Il personaggio muore infilzato dal proprio aliante, ma non dopo una violenta colluttazione con l’Uomo Ragno, furioso per la morte dell’amata Gwen. Trasposizione, reinterpretazione, Sam Raimi fa questo tante volte, anche se rispetta impeccabilmente i punti cardinali delle origini del protagonista.
Soprattutto pensa a svolgere il proprio lavoro, ovvero realizzare del buon cinema mettendoci tutto l’estro folle di cui dispone. Filtra con la sua sensibilità, prende incredibilmente a cuore il personaggio come se questo fosse lui stesso in gioventù. Realizza in secondo capitolo micidiale che addirittura ridà le giuste coordinate al fumetto, che aveva smarrito le caratteristiche primigenie dell’Uomo Ragno (personaggi seriali. In anni e anni di storie l’Uomo Ragno è stato un po’ di tutto, il problema è che la gente non capisce che dopo certe evoluzioni ardite, Spidey torna sempre alle origini della propria caratterizzazione: uno sfortunatissimo perdente, il Fantozzi dei supereroi…anche se tromba decisamente di più e non certo la Pina), se la cava bene anche il terzo capitolo, ingiustamente odiato, e in mezzo a ovvi problemi di sceneggiatura e a qualche personaggio inutile, il regista riesce ad infilare alcune delle sue migliori trovate e una sottile riflessione sulla relatività dell’innocenza e della colpa che pare uscita da un film di Fritz Lang, con tanto di simboliche figurazioni…

Ma veniamo all’Uomo Ragno di Marc Webb. Quanto è più fedele?

Innanzitutto, anche se ho trovato Andrew Garfield assolutamente bravissimo, in parte e coinvolto (ha poi una faccia perfetta, oltre al Peter Parker di Ditko somiglia tantissimo ad Anthony Perkins, un volto morbido e grazioso che sembra nascondere profonde inquietudini e fragilità), Parker ha un look da fighetto.
Sì, è proprio una questione di acconciatura e vestiario. Peter Parker è uno sfigato, non un figo che per qualche strana e oscura ragione viene menato da Flash Thompson.
OK, è un reboot, la parola d’ordine è “facciamo qualcosa di alternativo, facciamo qualcosa di alternativo, facciamo qualcosa di alternativo!” Bene, fatelo, ma senza sprofondare nella nevrosi e cannando l’aspetto del protagonista, che è e deve sembrare ciò che è: uno sfigato vero e non un cazzo di pseudo-hipster!
Acquista i poteri non più in modo fatale, ma come diretta conseguenza di una ricerca (questo è la differenza chiave, non tanto il fatto che il ragno lo trova alla Oscorp).
Non sfrutta i suoi poteri per far soldi, anche se qualche momento di rivalsa con Flash se lo concede.

La morte di zio Ben non sembra la dura lezione originale. Tanto che ad un certo punto pare quasi che ci si dimentichi del lutto dei lutti. E come lo fa zia May non lo fa nessuno. Per fortuna la prova convincente di Martin Sheen e di Sally Field aiuta a ingoiare questo boccone amaro. Sì, perché non siamo più in zona fedeltà tradita al fumetto, ma in grave fragilità drammaturgica interna al film! La zia May dov’è? Sappiamo solo che la sua priorità sono un po’ di uova fresche.

Il mistero (non svelato) sulla morte dei genitori occupa buona parte della storia. Sostanzialmente l’ispirazione proviene dalla saga del Venom Ultimate. Non so esprimermi a proposito di questa sottotrama, tanti spunti che forse verranno approfonditi nei seguiti.
Per il resto anche Webb fa la sua bella trasposizione, concedendosi le sue grosse libertà.

Forse a qualcuno basterà una scenetta in cui Spidey fa il mattacchione con un ladro o in cui si costruisce i lanciaragnatele per convincersi che questo è lo Spider-Man degli Spider-Man.

6 mesi di allenamento e guarda che robba ti tiro fuori...

6 mesi di allenamento e guarda che robba ti tiro fuori…

Va benissimo, per carità, ma personalmente preferisco concentrarmi sui punti cardine, piuttosto che sui dettagli.

Abbiamo Gwen Stacy come primo interesse sentimentale di Peter, il personaggio è piuttosto corrispondente (anche se nel fumetto l’Uomo Ragno non le rivela chi è veramente), ma non possiamo dire lo stesso del padre. Che passa da sostenitore numero uno dell’Uomo Ragno, all’interno della polizia, ad oppositore testardo (almeno fino ad un certo punto). Il capitano Stacy, nel fumetto, riesce da solo a capire chi si celi dietro la maschera di Spider-Man, come si legge nella scena della sua morte (avvenuta per mano di Octopus e…dello stesso Uomo Ragno).

Non scomoderei la versione Ultimate questa volta, semplicemente perché lì il capitano Stacy fa veramente una toccata e fuga. E’ stato scelto Lizard come primo villain, anche per lui non mancano cambiamenti (dov’è la famiglia di Connors?), ma in generale il personaggio è centrato. Ho qualche problema con il lato effettistico della sua realizzazione, ma qui ci troviamo già a parlare delle qualità proprie del film.

Già, direi concluso il giochetto da nerd e direi che sia stato dimostrato quanto questo reboot non sia poi così fedele rispetto alla trascrizione di Raimi.

Si prende tutte le sue belle libertà, anche sacrosante, per carità…

Cosa ne penso in definitiva di The Amazing Spider-Man? Sono sempre convinto che l’idea di un reboot così prematuro sia discutibile e che non aggiunga poi molto al personaggio ma visto che la Sony del rifacimento non ne ha potuto proprio fare a meno e visto che l’Uomo Ragno lo venero, sarei stato un malato di mente da internare se avessi sperato in una débâcle. Per fortuna nulla di tutto ciò: il film è buono.
Il giochetto era un giochetto ed era fatto per giocare, ma adesso è giusto parlare del film. E quando lo faccio l’unica cosa che mi interessa è che l’opera presa in esame funzioni come oggetto cinematografico. Tradimenti? Reinterpretazioni ardite? Fate pure, voglio solo vedere un film che non mi faccia pentire del tempo e dei soldi spesi.

Il cast è eccellente ed è impossibile non notare la giusta chimica tra Andrew Garfield ed Emma Stone e si vede chiaramente che Marc Webb adora raccontare un tipo di storia (sentimentale) come questa: il più delle volte l’occhio della regia è partecipe e ci gustiamo il giusto grado di coinvolgimento emotivo.
Certo, le figure degli zii di Peter sono mortificate e si avverte come un vuoto. Stessa sorte tocca al Capitano Stacy. Ma il carisma e l’impegno dei giovani protagonisti fanno quasi sempre rientrare il barbecue mobile con troppa carne al fuoco in carreggiata.
Connors-Lizard si lasciano vedere, più Connors a dire la verità. Il digitale di Lizard non mi sembra eccelso, in particolare il lavoro fatto con la performance-capture: Lizard c’ha una delle facce mostruose più fesse di sempre, se la gioca quasi con Minilla, il figlio di Godzilla…

Ma vabbè, in generale il film non fa male e si trovano anche diversi momenti realmente emozionanti, per appassionati dell’Uomo Ragno e non.

Bel 3D. Evviva.

httpv://youtu.be/atCfTRMyjGU

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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