“merdan.f. [pl. -e]
( volg.) 1 escremento, sterco 2 ( fig.) cosa che disgusta, persona spregevole, situazione ripugnante: essere, trovarsi nella merda; mettere nella merda | spandere merda, vantarsi in modo eccessivo di qualcosa, avere un atteggiamento spocchioso | finire in merda, mandare in merda, fallire, far fallire | nella loc. agg. di merda, pessimo, spregevole: fare una figura di merda ¨ inter. ( volg.) esprime vivo disappunto, netto rifiuto e sim.
Dal lat. merda(m).”

Oggi la giornata del Borg era iniziata bene: sul mi’ campo d’erba medica avevo trovato delle vesce, funghi non particolarmente prelibati (in effetti sono piuttosto insapore), ma che amo mangiar fritti per la consistenza della polpa. La mi’ mamma, massaia prodiga e paziente, non appena mi ha visto con le tasche piene di quei bianchi fungetti a pallina e gli occhi liquidi grondanti di infantile appetenza, mi ha ha regalato un sorriso complice e le parole “e va bene Tato, te le friggo codeste vesce!”. E giù una madeleine proustiana a cascata di quelle che non vi dico! I ricordi d’infanzia…un sentimento di rinnovata gratitudine per una natura che, generosa, regalava ancora i suoi frutti a chi li sapeva cercare.

Finito il dolce pasto ho pensato “e adesso subito a vedere l’ultima fatica di Cronenberg! Il trailer in fondo è belloccio (nonostante Pattinson) e magari il film si rivelerà una roba sfiziosa capace di farmi dimenticare perfino A Dangerous Method! Madonna bona stai a vedere che questa giornatina finirà in trionfo, ahahahahahahahah!”

Non mi voglio dilungare e rassicurerò gli amici spaventati dalla mia introduzione sulle vesce di campo andando subito al sodo.

Dopo 15 minuti di film stavo già agonizzando.
Dopo tutto il film vomitavo verde come Linda Blair ne “L’Esorcista“. Le vesce? Sprecate.

No, veramente ragazzi, non vi fate prendere per il culo da questo film! Non credete che sia l’ennesima opera “spiazzante e provocatoria di Cronenberg che all’inizio ti lascia un po’ così ma poi vedessi che roba.” Cosmopolis è senza dubbio alcuno la definizione che ha aperto questo mio commento! E’ il gradino più misero, desolante e inconsistente di David Cronenberg, un tempo regista di peso del fantastico e adesso regista che ti pesa fantasticamente.

Riassumo l’opera: c’è Robert Pattinson (un cane con il Ciappi in bocca, uno con la faccia che pare prostrata da continue e inutili sedute in qualche centro di riabilitazione espressiva) dentro una limousine che blatera, blatera, blatera senza ritegno. Blatera lui ed altri disadattati, alcuni si eccitano perfino della sua prostata asimettrica (!), che in seguito diventerà un tormentone denso dei più profondi significati metaforici (sì sì, mavvaff..). Blaterano tutti, incessantemente. Convintissimi tentano di esprimere cose pregne di significato, o almeno è quello che vorrebbero farci credere! Ahimè, purtroppo non lo facciamo, dato che il regista si macchia di un’orrenda colpa: si dimentica completamente di fare il proprio mestiere, limitandosi a posizionare stancamente la cinepresa in quegli ambienti ridotti al minimo, con il solo scopo di registrare quelle ciarle scassacoglioni! Non si nota la più piccola particella di stile, il sussulto più timido e imbarazzato di vitalità espressiva, il lavoro di Cronenberg per questa colossale stronzata è di una piattezza e d’una anonimia atroci.

” E la noia diventava un Blob che inglobava tutta la Sala 3!”

Come si fa ad affidare a Robert Pattinson un ruolo del genere? Il film doveva reggersi su tutta una serie di monologhi farneticanti! Uno scaltro, come minimo si sarebbe detto “vabbè, mettiamoci uno bravo che almeno frega un po’ meglio lo spettatore…”

"Quanto sono espressivo ragazzi..."

"Quanto sono espressivo ragazzi..."

No! Ti vanno a prendere Pattinson, la scelta più assurda e modaiola che potevano fare! E non paghi di ciò sprecano anche alcuni buoni interpreti (con l’apoteosi finale di Paul Giamatti, che riesce nell’impresa impossibile di rianimare per poco il vuoto cosmico) per poi affiancare a Pattinson una biondina “nonsochiminchiasia” più cagna di lui con lo scopo di alternare la catatonia a sani momenti di ridicolo involontario (no, davvero! Voglio vedere con che coraggio mi ricorderete quelle scene zeppe di dialoghi sghembissimi, storti e recitati a merda)!

Poi il film continua, fieramente anticinematografico, con altri incontri e altre chiacchiere, un’opera così assisa sullo scranno delle verbosità sfiancanti che il film si chiude di netto in mezzo ad una di esse! Una roba che farebbe alzare cori di moccoli anche nella rosa dei beati.

Dio santo, ma che cazzo succede?
Prima mi si sputtana Woody Allen con l’orrido oltre misura “To Rome with Love” (pensavo potesse essere un titolo insuperabile, ma dopo “Cosmopolis“…), poi Tim Burton decide di continuare la sua parabola discendente con “Dark Shadows“, adesso anche David Cronenberg, forse preso dal desiderio di mostrarsi “autore di calibro che non ha più bisogno di sporcarsi le mani col plebeo genere”, si assesta da solo delle stilettate mica da ridere. Boh, proprio non lo so.

Almeno Woody aveva l’attenuante dell’iperproduttività ( fa un film all’anno, è normale che prima o poi esca la deformità miserevole), Burton quello della forma che restava comunque a livelli più che dignitosi. Quasi spero che “Cosmopolis” sia soltanto una provocazione alla Cronenberg, una riflessione sulla mutazione della carne del cinema, destinata al suo stesso annullamento (sì sì, mavvaff..).

Davvero, questa volta faccio l’amico sincero e vi intimo di non spendere i vostri soldi per questa amenità. Veramente ragazzi, se vi capiterà, un giorno, di vederlo in TV è impossibile che non mi ringrazierete, impossibile. Poi vabbè, il mondo è assurdo e magari qualcuno dirà “no no, è un grande film, una nuova, magnifica e disturbante opera di David Cronenberg!

Mi vedo come una persona puntigliosa ( soprattutto sulle cose che ritengo di amare) ma anche molto tollerante e rispettosa del giudizio altrui, foss’anche per pigrizia o per fiero egoismo. Perchè no, la merdaccia quale sono non intende negarlo. Ma stavolta no. Stavolta no e voglio sfidare chi avrà il coraggio di difendere questo tritapalle senza faccia di film. Vi sfido.

Chi sosterrà di averlo amato verrà invitato dal sottoscritto a decidere data e ora dell’incontro dove la disputa verrà risolta a cazzotti (magari in una sauna sozza e col pisello al vento come Viggo Mortensen ne “La Promessa dell’Assassino“). Sicuramente ne buscherò quanto da qui a Cavalese, ma non riuscite a spezzare la mia volontà di urlare “COSMOPOLIS E’ UNA TRUFFA IMMONDA, 8,30 EURO REGALATI AL VOSTRO PEGGIOR NEMICO CHE LI AGGIUNGERA’ AL CREDITO PER LA MESSA IN ATTO DEL VOSTRO ASSASSINIO A TRADIMENTO!”

…De cuore ve l’urlerò.

Ma dico, e poi finisco che me so’ rotto gli zuzzi anch’io, avete presente la buon’anima di Stuart Gordon (non a caso un altro grande esponente del fantastico al cinema)? Nel 2005 girò un film davvero molto bello, con un magnifico Willliam H. Macy. “Edmond” si chiamava. E per intenti e struttura ( serie di incontri del protagonista, molte parti dialogate, non a caso il film è tratto da una pièce di David Mamet dell’82) lo considero parecchio assimilabile a questo “Cosmopolis“. Solo che Gordon se la cava egregiamente e non si scorda mai il suo ruolo di regista (e non di posizionatore lasso di cinepresa).

Edmond” esprime tutto ciò che il “Cosmopolis” di Cronenberg non è riuscito a fare neppure per sbaglio. E vedetevi ‘sto film no? Perchè vivisezionarvi le parti basse co’ “Cosmopolis“, che se ci ripenso mi ritornano in su le poche vesce semidigerite rimaste sulle stomaco.

httpv://youtu.be/IntCndoiJYg

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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