Uh, pollice in su per “Quella Casa nel Bosco“! Porca miseria non delude affatto ed è divertentissimo! Cose che mi sono piaciute: la gestione dei toni, o meglio, il fatto che il film si prenda abilmente gioco della gestione dei toni. Quando credi che vada in una direzione, ti spiazza, ti prende alla sprovvista sbattendoti in faccia una gustosissima svolta a “U” (che non dà mai fastidio perchè sempre sagace). Le cose si fanno seriose, disperate, cupe? Tac, dietro l’angolo arriva subito la battuta o la scenetta ironica e irriverente. Le cose si fanno divertenti, goliardiche e leggere? Aritac, all’improvviso ti investe un caravan di crudeltà e horror della miglior fattura. Per poi proseguire, fino alla fine, con questa partitura fatta di contrappunti. No veramente, ci vado a nozze con prodotti dall’animo dissacrante che riescono a mescolare così bene i diversi umori.

Il punto di forza del film è la sceneggiatura di Joss Whedon, che a differenza dei colleghi che son venuti prima di lui non si accontenta di proporti la riflessione metacinematografica o metaqualchecosa sulle figure ed i meccanismi ricorrenti dell’horror (che chiaramente è presente e chi è fan, oltre a sbellicarsi dalle risate, si sacrificherà sull’altare di Onan per i goderecciosissimi riferimenti, che non v’anticipo onde evitare le vostre violentissime ma giuste ritorsioni. Vi dico solo che la perculata agli horror giapponesi….AHAHAHAHAHAH! Dieci minuti di risate!). Sì, dicevo sulla roba metaquimetalà coi “5 personaggi in fuga dall’autore”, poi ho aperto una delle mie letali parentesi e ho perso il filo del discorso. Ok, ecco, il film non si accontenta di riproporti soltanto una riflessione fine a se stessa, ma andando oltre il giochetto si premura di costruire un contesto in cui alla fine ogni tassello finisce al proprio posto e acquista un senso.Certo, il senso ha un sapore anche un bel po’ delirante, ma il bello è proprio questo no? Cose che mi son piaciute di meno: alcuni mostrazzi realizzati col digitale scarso.

La regia dell’esordiente Drew Goddard (autore dello script di Cloverfield che per me è un cult, poi voi fate come vi pare…). Per carità, fa il proprio dovere e pure con la giusta abilità, ma gli manca il guizzo visionario di un maestro del genere. Ve lo immaginate se questa sceneggiatura fosse finita nelle mani di un Sam Raimi (che peraltro avrebbe avuto modo di ritornare genialmente sopra al suo classico “Evil Dead“. Altro che “Drag me to Hell“, che è una cazzatina di maniera, o il remake de La Casa che al sol pensiero mi viene il torcibudello) o di un Joe Dante??

Ve lo dico io, sarebbe venuto fuori un autentico CAPOLAVORO.

Ma vabbè, Goddard è jovine, è pure giusto che si faccia le ossa. E se il buongiorno si vede dal mattino…

httpv://youtu.be/iFiUYBKYyE4

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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