Beh, beh, beh, beh, no, no, non ci siamo. Eh no, mi spiace ma non ci siamo proprio. Magari nei primi venti minuti, almeno finché Barnabas Collins non ritorna nella propria magione e incontra i propri discendenti, potresti pensare “maddai, guarda Tim Burton quanto è in forma, son tutte chiacchiere da piantagrane quelle che abbiam sentito finora e questa sarà una delle sue migliori pellicole! Alice in Wonderland (e qualche altro titolo non indimenticabile)? Un passo falso che sta per essere seppellito dal nuovo trionfo!”. Mhh..’Spetta…

Non fai in tempo ad asciugarti il prematuro sudore dell’eccitazione che già dopo dieci minuti dall’entrata in scena di Johnny Depp nel solito travestimento che, ok stima per l’attore, ringraziamenti ad oltranza per alcuni personaggi che Depp e Burton hanno concepito assieme, ma dopo un po’ anche la cosa più sfiziosa finisce per essere stucchevole se incessantemente riproposta e  ti chiedi se il film decollerà mai. Depp non sa più che inventarsi per variare le maschere di tutti questi freaks. E infatti ha smesso di farlo. Depp riposati un po’, prenditi una pausa da queste bizzarre carnevalate, adesso è il momento giusto. Basta via, hai rotto le scatole maremma maiala!

Niente da fare. Il tutto si arena. La vicenda diventa inconsistente, più pallida dei volti che Burton si diverte tanto a sbiancare, noiosa. Ti accorgi che il cast potenzialmente squisito e tutti quei personaggi che potevano esplodere in fantastiche tensioni sono nulla più che una promessa non mantenuta. Ti restano gli sketchettini del personaggio di Depp che si protraggono stancamente nel tentativo di strapparti una risata. Non te ne frega veramente niente di quelle figurine sciabordate che ti sfilano davanti senza innescare la minima reazione, almeno finché non ti accompagnano ad un atto finale imbarazzante tanto è brutto (e lì partecipi, ma solo perché t’incazzi).

Ah, e poi c’è l’epiloghetto malinconico-tragico-romantico, buttato là tanto per griffare la pellicola che deve sembrare di Tim Burton, esattamente come le scenografie, la fotografia, i trucchi, i costumi.

Oh, per carità, è Burton, tranquilli, impossibile non riconoscerlo, come è impossibile non riconoscerne la cura stilistica (mica s’è impazzito come regista, smettendo improvvisamente di girare bene ) ed estetica!

Ma tutto il resto?? Il film dico, un minimo d’impianto narrativo degno di nota…

Si son gettati dal dirupo e son finiti sugli scogli…

Senza rialzarsi però…

Gran delusione, gran dispiacere.

 httpv://youtu.be/wpWvkFlyl4M

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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