Questo film mi terrorizzava, ad un certo punto sono arrivato a credere che sarebbe stato impossibile fare un film decente con tutti questi personaggi, riuscire a dare loro il giusto spazio e creare uno scenario con un minimo di “vicenda” da sviluppare. Forse tendiamo a sottovalutare le difficoltà dietro questo film, che superavano di brutto quelle di qualsiasi altra opera dello stesso genere. Bando alle ciance, secondo il sottoscritto il risultato finale si può definire soddisfacente? Sì, senza dubbio, ma non mancano riserve anche piuttosto ingombranti.

Che sia il miglior film dei Marvel Studios è fuor di discussione, anche solo per il fatto che Joss Whedon e compagnia son riusciti a tirare le fila di quello che poteva diventare con estrema facilità un minestrone insipido e indigesto. Ma non si riscontra neppure uno stacco qualitativo così grande ed esaltante che pone The Avengers nel podio delle migliori trasposizioni supereroistiche.

Prendiamo lo Spiderman di Sam Raimi, che per tono e impostazione è assimibile a quest’opera: lo trovo ancora più coinvolgente, trovo che l’ironia si mescoli alla perfezione con i momenti di pathos e commozione. Raimi (ok, chiaro che il suo compito fosse ragionevolmente più facile non avendo l’immenso carrozzone di Whedon sulle spalle) era riuscito a raggiungere l’equilibrio perfetto in cui il più soddisfacente umorismo pungente (perfettamente in stile Marvel, potremmo dire) danzava con i giusti picchi di intensità, quando questi dovevano mostrarsi. Ho citato l’opera di Raimi perché in The Avengers si nota palesemente quanto Whedon volesse puntare verso quel tipo di trasposizione più sognante e infantile (infantile in senso assolutamente positivo, nel senso di fantasticheria colorata e ludica in cui non si teme di mettere in scena cose palesemente improbabili pur credendoci veramente, dove non si ha paura di chiamare i personaggi “supereroi”), piuttosto che su quella “revisionista” che ha nel Cavaliere Oscuro di Nolan il suo esempio più fulgido e riuscito. Raimi e Whedon (e più indietro ancora Richard Donner e Tim Burton) hanno fatto film che mettono in scena la realtà fantasiosa e “fumettosa” del supereroe, Nolan prende il supereroe e tenta di inserirlo in un contesto realistico, quasi prendendo le distanze dagli aspetti più stravaganti (e ha creato un noir su larga scala il cui fascino risiede anche nel suo palese corto circuito di intenti. Un’opera a mio modesto avviso meravigliosa, la cui anomalia la trasforma nel più originale noir da molti anni a questa parte). Sono due modi agli antipodi di intendere il genere, entrambi assolutamente validi. Entrambi potenzialmente in grado di tirar fuori il film indimenticabile.

Cazzo, The Avengers. Noti quanto Whedon abbia lavorato di cesello, quanto in modo ossessivo abbia cercato di dare ad OGNI personaggio il giusto spazio, la battuta sapida che si faccia ricordare. Ancora, noti quanto cerchi di evitare i tempi morti con una vicenda incalzante, noti quanto la regia sia efficace (tranne in qualche punto, soprattutto nella parte iniziale, che al contrario appare un po’ legnosa) e completamente al servizio dei personaggi e della storia. Noti la cura dei dettagli, la volontà di acchiappare lo spirito dei characters e restituirlo prontamente sullo schermo. Noti quanto l’umorismo sia sopraffino ed ogni battuta intelligente e divertente (ed è sempre così, cosa abbastanza incredibile!), noti quanto le adeguate dinamiche agitino l’atmosfera nelle stanze gremite di tizi diversamente egocentrici. Noti che le scene d’azione ed i combattimenti sono chiari e tecnicamente impeccabili.

Due volte cazzo. Potresti pensare che non solo Joss Whedon ed il suo cast in formissima siano riusciti ad evitare il disastro, ma pure a fare un film miracoloso che potrebbe tranquillamente sedersi sul trono dell’Olimpo (di Asgard, meglio) del genere. E invece no. E per una scelta che finisce per mortificare un po’ tutto questo gran lavoro e questa grande attenzione.
La faccio veloce: quando le cose si dovrebbero fare serie, e quindi intense, la volontà di sdrammatizzare è talmente insistente che spesso vanifica quella sana e bella empatia che ti fa scorrere un brivido lungo la schiena e ti fa avvertire il pericolo e i patimenti che stanno affrontando i personaggi. Whedon sceglie di zuzzurellare fin troppo. Sì, ti diverti, ridi e pure di gusto, ma così facendo preclude la giusta mescolanza di emozioni. In effetti non mancano i momenti più forti, ma paiono quasi delle invasioni di campo un po’ forzate.

Un altro problema è il nemico, Loki. Mosso da motivazioni piuttosto inconsistenti. Era più convincente in Thor e se ben ricordate l’ottimo Tom Hiddleston (perché comunque l’attore è bravo e s’impegna) in Thor l’aveva considerato una bella occasione sprecata.

E per ultimo non ho trovato la tanto decantata epicità nella lunga e spettacolare (questo sì) battaglia finale. Ci sono brevi slanci in tal senso, ma restano tali, non ho percepito un andamento costante che avrebbe fatto schizzare la sequenza alle stelle. Visivamente è pure interessante: non è la classica invasione aliena con le astronavone che arrivano dallo spazio. C’è ‘sta specie di sfintere dimensionale che caga fuori mostri fantasy a bordo di motoslitte spaziali e serpentoni giganti biomeccanici. Ganzo!

Sdrammatizzare. Sdrammatizzare. Sdrammatizzare. La parola d’ordine di Whedon pare questa. Ma a volte è necessario fare il contrario in momenti ben piazzati. Il divertimento, pensate un po’, ci avrebbe pure guadagnato.

Per chiudere, prima di fare una breve carrellata sui personaggi, The Avengers racconta un po’ la storia del tizio della barzelletta dei “cento cancelli”. Il tizio riesce nell’impresa faticosissima di scavalcarli quasi tutti per raggiungere la meta dei sogni. Ma al novantanovesimo torna indietro perché si sente stanco. Magari The Avengers non tornerà indietro, ma resta lì ,appollaiato sul novantanovesimo, a contemplare l’ultimo cancello e il traguardo al di là di esso, a pochi, pochissimi passi…

 Personnaggi:

Nick Fury: ha un ruolo chiaramente più attivo. Manipolatore sì, ma non così ambiguo come potreste pensare. Sostanzialmente è Samuel L. Jackson che fa Samuel L. Jackson. Quindi funziona.

Maria Hill: breve contributo nella scena iniziale, per tutto il resto è una mera presenza di contorno.

Occhio di Falco: ok, per buona parte del film non è propriamente in sé, ma riesce lo stesso a spiccare e ad essere un degno avversario. E il carisma di Jeremy Renner di sente.

Vedova Nera: inaspettatamente uno dei personaggi più interessanti e meglio caratterizzate. Scarlett Johansson, attrice figa che però non ho mai amato, non se le cava neanche male. Sempre inaspettatamente.

Iron Man: Robert Downey jr. in questo ruolo è sempre una garanzia ed ha le battute più divertenti. Del resto il personaggio è il più dissacrante e irriverente del gruppo.

Capitan America: si vede che è maturato rispetto al film precedente. Mostra autorità e alla fine diventa letteralmente il leader tattico dei Vendicatori. I contrasti con Iron Man funzionano bene. Chris Evans convincente e fisicamente ancora più perfetto.

Thor: il personaggio che ne esce peggio. Come per Loki era meglio nel proprio film, e nel suo film non è che fosse ‘sta gran cosa, adeguatezza estetica a parte.

Bruce Banner/Hulk: Ruffalo non fa rimpiangere Norton. Ma quando veste i panni digitali di Hulk avresti voluto vederlo alle prese con un’esplosione inaudita di potenza e con un’interazione con gli altri membri meno superficiale. Sarà – un’altra volta – per la prossima volta?

Agente Coulson: non lo diresti, ma la sua presenza nel film finisce per essere determinante. Il problema è questo: non lo diresti.

Loki: come ho già detto è un villain dalle motivazioni insoddisfacenti. Per di più Mortificato dalla sdrammatizzazione eccessiva. Ed è un peccato, perché la scena con la Vedova Nera mostra quanto sarebbe potuto essere magnifico!

[spoiler] Thanos[/spoiler]: oh, c’è anche lui! Figo!

 httpv://youtu.be/21-RSDPmLjg

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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