Il killer dei sevizi segreti americani Al Simmons viene coinvolto in una trappola dal superiore Jason Wynn, corrotto e bramoso di potere. Assassinato finisce all’Inferno, dove promette al demone Malebolgia di guidarne le truppe infernali, in cambio potrà rivedere la moglie Wanda. Tornato nel regno dei vivi si ritroverà un nuovo corpo, nuovi poteri ed un addestratore molto particolare: il Clown. L’Hellspawn rispetterà la promessa oppure si ribellerà? Ma soprattutto noi spettatori ce la faremo a resistere a questa scombinata farsa avendo sotto gli occhi alcuni dei migliori cinecomics di ultima generazione?

Spawn è uno dei film-fumetto immediatamente precedenti al boom cinematografico della Marvel Comics avviato dal Blade di Stephen Norrington e soprattutto dagli X-Men di Bryan Singer, boom che ha senz’altro dato nuovo impulso al genere. Ne consegue che l’atteso adattamento del noto personaggio Image creato da Todd McFarlane risenta di alcuni dei grossi limiti propri delle pellicole anteriori alla suddetta rinascita: mezzi produttivi piuttosto scarsi, coinvolgimento di creativi non proprio all’altezza e superficiale attenzione al materiale di origine.

Certo, almeno in ambito DC e Warner avevamo già avuto i primi due Superman, i Batman di Burton e di Schumacker, prodotti che facevano senz’altro sfoggio di budget interessanti (ad ogni modo i risultati artistici non sempre erano accettabili, sia chiaro) ma anche qui si poteva osservare come i fumetti, più che materiale prezioso da cui prendere seriamente spunto, venivano visti al contrario come mero pretesto per inscenare avventure e situazioni spesso estranee ai toni e allo spirito originale dei personaggi e delle storie che raccontavano (soltanto Dick Tracy di Warren Beatty ed il Corvo di Alex Proyas rappresentano forse la mosche bianche di questo periodo).

La rinascita Marvel favorisce il cambio di registro: veri e propri autori di talento vengono chiamati ad interpretare cinematograficamente personaggi di varie case editrici, i comics finalmente vengono letti, analizzati e sviscerati con passione, ed i risultati sono spesso straordinari e sorprendenti! Per la prima volta si realizzano film che cercano di toccare con creatività lo spirito della carta stampata e non viceversa (ci sono ovviamente le dovute eccezioni, non è tutto rose e fiori e si riscontrano clamorosi flop qualitativi, ma d’altra parte nella sovrabbondanza è più accettabile trovare titoli malriusciti, danno dei soliti registucoli senza arte né parte, alcuni dei quali recidivi). Insomma, per riallacciarmi al tema portante, altrimenti sembra che stia prendendo la tangenziale, tutto questo per sottolineare quanto questo Spawn sia un prodotto deludente sotto ogni aspetto. Serie B pura, direzione fiacca ed insicura di un regista che viene dagli effetti speciali (mi sapreste dire, guardando indietro, quanti tecnici di questo tipo sono riusciti a proporre veramente qualcosa di buono?), cast di attori inespressivi e irrigiditi (a Michael Jai White, per dedizione a tali qualità, dovrebbero fargli una statua…ma a ben pensarci già la interpreta nel film) o grandi nomi che son capitati nel baraccone solo per battere cassa (sì, sì, se stavate cercando Martin Sheen è passato di qua), sceneggiatura che, pur seguendo abbastanza fedelmente le linee guida del fumetto, non riesce a riproporne minimamente le suggestioni, ma soprattutto trasforma la vicenda in qualcosa di profondamente goffo e imbarazzante.

Per tutta la prima parte del film (e forse anche oltre) si ha quasi la sensazione di seguire un curioso e sbalestrato pseudo-remake del Darkman di Sam Raimi, senza ovviamente un minimo della vitalità e visionarietà di questa pellicola. La figura di Spawn purtroppo ne risente grandemente, nel fumetto avevamo un’ entità suggestiva e grandiosa, graficamente monumentale grazie al mantello scarlatto animato e le catene avvolgenti che ne definivano l’inconfondibile sagoma e minacciosità. Nel film si opta per una scelta assai discutibile: il mantello e le catene vengono relegati in brevi apparizioni, neppure tanto sorprendenti, vista la scarsità del digitale. Così ci ritroviamo per quasi tutto il tempo una specie di soldato con indosso un fintissimo costume di gomma…balordo, balordo e fiacco, non c’è che dire. La scusa dei realizzatori è stata “la visione continua della cappa e delle catene avrebbe distratto gli spettatori” ovviamente leggendo fra le righe troverete un ben più schietto “scusate, ma non ci si arrivava col budget”.
Se proprio decideste di vedere il film cercate almeno di farlo per l’interpretazione di John Leguizamo, l’unico che si salva. Il suo Clown è dato vita con convinzione e verve e le battute che sfagiola strappano più di una volta il sorriso, finalmente qualcosa che cerca di avvicinarsi dignitosamente alla carta stampata. Peccato che il Clown, di per sè, non vada molto oltre la macchietta comica e grottesca, è solo un divertente incrocio tra il Pinguino di DeVito, il Joker di Nicholson e il The Mask di Carrey.

Sul fronte effetti speciali si va dalla sufficienza (la trasformazione del Clown nel Violator ed il Violator stesso) all’improponibile (l’Inferno e Malebolgia di qualità visiva e fotorealismo Playstation I).
I titoli di coda però sono belli, sia graficamente che per altri, deducibili, motivi. Il buon Todd Mcfarlane (che ha supervisionato questo primo tetro tentativo) ha annunciato spesso di voler realizzare un reboot per fare ammenda.

Che dire, speriamo, intanto teniamoci questa pellicola, ideale comunque per una spassosa serata con gli amici a base di birra, battute e patatine!

Scena da ricordare: lo scontro finale all’Inferno…di certo vi verrà voglia di mandarci anche qualcun’altro.

Consigliato a: gli irriducibili masochisti dei cinecomics, se organizzate una serata gustandovi lo Swamp Thing di Wes Craven, Catwoman di Pitof e questo Spawn potreste riuscire a superare le sofferenze di un certo personaggio ben descritte nella Passione di Gibson.

 httpv://www.youtube.com/watch?v=5KMYx8lG59A

 

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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