Duane Bradley, un giovane all’apparenza tranquillo, se ne va in giro, con una grossa cesta di vimini sempre appresso, in una malfamata New York per vendicarsi de medici che lo separarono dal gemello siamese Belial. Inutile dire chi (ma sarebbe meglio dire “cosa”) si nasconde dentro alla cesta e chi è l’artefice dei sanguinari omicidi. Esordio ufficiale, dopo una serie di pellicole amatoriali, di Frank Henenlotter, interessantissimo autore splatter degli anni ’80, forse oggi un pò dimenticato. Ed è un vero peccato perchè Basket Case, realizzato con due lire, riesce ad offrire non poche soddisfazioni!

Ci fu un tempo in cui il nome di Frank Henenlotter non faticava ad essere messo accanto a quelli di Sam Raimi e del neozelandese Peter Jackson. Autori di esordi a bassissimo budget e in 16 mm , registi di indiscussa verve e dall’occhio visionario nonché assolutamente affascinati dal macabro, dal sangue a fiumi e dalla dissoluzione del corpo. Ma a differenza di questi registi, che sono riusciti con incredibile successo a piegare le leggi dei prodotti mainstream alla loro creatività, Henenlotter in seguito si è perso per strada, anche a causa di un percorso artistico in calando, almeno rispetto agli esordi. Resta il fatto che Basket Case e il seguente Brain Damage rappresentano al meglio le qualità e la poetica di questo autore. Il tema dominante sembra essere la teratologia, indagata con originalità e sincerità e con un’attenzione particolare per le pulsioni sessuali dei suoi mostri.

La coppia Duane-Belial (rappresentato come un informe ammasso di carne con i soli arti superiori) è esemplare in questo: Henenlotter disegna un rapporto di sincero amore e complicità tra i due e riusciamo a capire benissimo che la creatura deforme sia la personalità più forte. Non è affatto un essere menomato mentalmente, riesce a comunicare in modo telepatico con Duane ed è la mente della terribile vendetta. Il loro rapporto si incrinerà a causa di una ragazza innamoratasi di Duane (forse anche troppo frettolosamente), Belial geloso di questo sentimento e frustrato per l’amore fisico che a lui sembra negato sfogherà con la ragazza tutto il proprio malcontento (ma soprattutto l’illusione di una tanto agognata normalità) in quella che è la scena più suggestiva, disperatamente poetica e visionaria del film. Non vi anticipo niente ma vi dico solo che finalmente ho trovato un nudo integrale maschile in corsa che non mi scoccia ricordare (visto che si tratta di un’acutissima, sensibile e puntuale rappresentazione dei desideri di Belial).

Rammento anche un altro momento estremamente riuscito dell’opera: il lungo flashback che ci racconta i retroscena dei due gemelli siamesi e che culmina nell’operazione chirurgica di separazione dei corpi (non male, al tempo doveva sembrare impressionante, oggi forse un pò meno visto l’iperrealismo ci certi serial ospedalieri di ultima generazione) e nel seguente omicidio del crudele padre. Il cast funziona abbastanza bene, la rappresentazione degli abitanti del condominio è variegata e simpatica e dà quel pizzico di carattere in più all’ambientazione (che si ricorda soprattutto per il degrado e i luoghi sporchi e malsani che Henenlotter mette in scena in modo capace). l’attore protagonista potrebbe essere tranquillamente un cane con lo sguardo da triglia, fortuna che la sapiente direzione del regista riesce a farci ricordare più i momenti migliori che lo riguardano (tipo la toccante scena in cui Duane, pronunziando parole affettuose, asciuga amorevolmente Belial dopo il controllo del loro appartamento da parte di un agente) che il resto.

La ragazza che si ritroverà, suo malgrado, al centro del triangolo amoroso, è un’oca decisamente smorfiosa, ma vabbè, i difetti in film del genere rischiano di diventare meriti, ed anzi a volte li ricerchiamo in modo appassionato e soddisfatto! Infatti come non osservare la rozzezza della realizzazione del gommosissimo e fintissimo Belial (la collaborazione con l’ottimo effettista Gabe Bartalos sarebbe avvenuta solo nel seguente Brain Damage), che talvolta si esibisce in una goffa e improbabile stop-motion, senza provare un affetto indicibile per tutto quel candore e quell’ingenuità d’altri tempi?

 

"Adriaaaaaaanaaaaaaaaaaa!!"

Anche nei confronti dello splatter non aspettatevi miracoli o scene particolarmente generose di raccapriccianti dettagli, gli omicidi di Belial avvengono a mani (o meglio, a guantoni di gomma) nude ma, causa ristrettezza del budget, non si va mai oltre qualche profondo graffio, un corpo spezzato in due (visto fugacemente e ad azione compiuta) o ad un volto trafitto dai bisturi.

Ma il film è da vedere, l’ispirazione e l’originalità del primo Henenlotter, da sempre grande cultore dei più sconosciuti trash movie, incredible strange film, B-movie e Z-movie del pianeta (eh sì, mica è stato Quentin Tarantino a lanciare un movimento), non si discutono e meritano di essere supportate e ricordate.

Scene da ricordare: quelle già citate. L’operazione del flashback, la sequenza onirica che interessa Belial prima del finale ed il finale, ovviamente tragico.

Consigliato a: chi desidera riscoprire un autore horror che a suo modo ha lasciato un segno nel genere.

Supporto visionato: DVD PAL Password

httpv://www.youtube.com/watch?v=_uQj7j8yG6A

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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