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Zack di Atlantide Episodio 4

Episodio 4: La Torre

Il computer MSX di Zack stava elaborando i dati.

Un grafico a griglia su cui, lentamente, si stava posizionando un triangolo era però l’unica cosa visibile sullo schermo a fosfori verdi. Troppo poco per capirci qualcosa ed assolutamente inutile per appagare la mia curiosità. Lui era silenzioso, assorto, sprofondato su una poltrona di stoffa rossa su cui erano stesi tre paia di boxer con disegni di Snoopy. Lo guardai:

«Quindi, secondo te i miei amici sono “caduti” in una sorta di varco dimensionale?»

Lui mi fissò da dietro gli occhiali, stupito per la mia incredulità.
«Non hai forse visto un orologio sparire davanti ai tuoi occhi?» mi chiese.

In effetti non potevo negarlo, ma come spiegazione certamente non mi bastava.
«In pratica mi stai dicendo che Giuliano e gli altri ora sono in un altro mondo? Diverso?»

«Non ne conosco flora e fauna.» rispose Zack «All’atto pratico sono finiti sulla sommità di una torre cilindrica alta circa novecento metri e con un diametro di base di ottantotto.»

Dovevo aver fatto una faccia assai eloquente (tipo “Pianeta delle Scimmie”) perché lui si alzò e mi si avvicinò.
«Meglio partire dall’inizio» disse.
«Migliaia di anni fa una civiltà si era sviluppata su una grande isola nell’Oceano Atlantico, a poche decine di chilometri dalle coste occidentali dell’Africa.»

«No aspetta!» lo interruppi «Mi vuoi parlare della leggenda di Atlantide
«Esatto!» rispose Zack «Solo che è tutt’altro che una leggenda, Platone la descrisse abbastanza bene.»

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Io non potevo che pensare al telefilm “L’uomo di Atlantide” che aveva allietato la mia infanzia ed, allora, manco sapevo che Platone aveva descritto Atlantide. In effetti manco sapevo chi fosse Platone.

«Su Atlantide esistevano due elementi che sparirono con lei: il rarissimo uridio ed il più comune oricalco. Il secondo, nonostante emanasse una sorta di “radioattività” molto pericolosa permetteva, tramite processi di cui si è persa la memoria, di alterare il tempo e lo spazio. Questo consentiva agli atlantidei di percorrere centinaia di chilometri in pochi secondi e di apparire quasi istantaneamente in qualsiasi parte del globo. Probabilmente questa tecnologia è alla base di molte storie e leggende su maghi e stregoni. Presente Conan il Barbaro?»
Annuii. Il film di Schwarzy ed i fumetti di Barry Smith pubblicati dalla Corno avevano cementato l’eroe di Howard nel mio cuore. Ed i vari stregoni di ispirazione lovecraftiana cha apparivan dal nulla non mi erano ignoti.

«Per darti la versione breve l’uridio agiva come “pila” per l’oricalco e gli atlantidei avevano costruito una struttura chiamata “La Piramide” che esisteva fisicamente a cavallo tra questa ed un’altra dimensione chiamata “Zed” e che consentiva di spostarsi nello spazio in maniera quasi istantanea. Questa struttura finì purtroppo per collassare su sé stessa ed, intorno al 4000 a.C., trascinò l’intero continente di Atlantide e parte dell’Africa in Zed. Al posto di essi rimase un’enorme voragine che l’oceano andò subito a riempire. Questo causò terremoti e maremoti dovuti al reflusso. Furono descritti in molti testi. Tu li conosci come il Diluvio Universale biblico.»
Fermai Zack con un cenno della mano.

«Mi stai dicendo che il diluvio e Noè sono storia vera?» chiesi. Nonostante l’episodio dell’orologio l’incredulità si stava facendo strada dentro di me.
«Il diluvio, come ti ho spiegato, sì.» rispose lui «per quel che riguarda Noè ed i vari “salvatori” delle molte mitologie il discorso si fa assai più complesso e, francamente, ora non abbiamo tempo.»

Controllai la mia curiosità e feci segno a Zack di continuare, lui annuì.
«Bene, se fin qui è ancora possibile, attraverso fonti diciamo “non ufficiali” ricostruire la storia di Atlantide, dopo la sua caduta in Zed le cose si fanno molto più nebulose. La Piramide collassò su sé stessa, come ho detto, ma una parte di essa continuò a funzionare su questo piano dell’esistenza. Purtroppo non collegava (ne lo aveva mai fatto) questo mondo con Zed. Rimane quindi un mistero come alcuni atlantidei siano riusciti a fare ritorno sul nostro mondo, nel corso dei millenni, ed a riferirci le scarse notizie che sappiamo. La caduta distrusse gran parte del continente ma un numero esiguo di abitanti riuscì a sopravvivere. Nei successivi duemila anni, però, la loro civiltà regredì allo stato barbarico. Servirono più di trenta secoli perché la società atlantidea rifiorisse. Non si hanno notizie di questa nuova “razza” ma, di fatto uridio ed oricalco continuano ad esistere in Zed e le radiazioni del secondo devono necessariamente aver mutato gli abitanti. Riapropriatisi della loro tecnologia essi cominciarono a costruire una struttura, simile a La Piramide, che gli consentisse di superare il confine dimensionale e di tornare sul nostro piano dell’esistenza. Dopo un secolo la struttura, chiamata “La Torre” fu ultimata. Nel 1908 gli atlantidei tentarono di usarla per lasciare Zed ma qualcosa andò storto: il portale che La Torre creò esplose. La detonazione si propagò anche qui, sopra la Siberia, si pensò ad un asteroide.»

Zack si fermò un attimo e bevve un sorso d’acqua da una bottiglia dell’Oransoda che aveva “riciclato”. Poi, con calma, continuò:
«Qui veniamo a me. Io lavoro per un’organizzazione interessata allo studio di Atlantide. La nostra preoccupazione principale è appunto il capire se gli abitanti di Zed abbiano o meno la possibilità di tornare in questo mondo. Fino a poco tempo fa sembrava che l’esplosione avesse chiuso ogni passaggio ma, a pochi km da qui, mi sono imbattuto in una distorsione spaziodimensionale simile a quella che hai visto tu. Una sola anomalia, però, non è una prova sufficiente. Servono tre punti per generare una triangolazione dimensionale e generare un varco. In un certo senso (ma lo dico a malincuore, credimi) la mia “fortuna” fu la sparizione dei tuoi amici: devono essersi imbattuti per caso nell’apertura ed esserci finiti dentro.»

Fermai Zack con un gesto.
«Ma quindi stiamo parlando di un qualcosa “a senso unico”. Una “porta” che ti inghiotte e che non ti lascia più uscire?» chiesi.
«Non proprio.» rispose lui «La cosa più probabile è che l’apertura sia sì percorribile nei due sensi ma che si trovi a qualche metro sopra la sommità della torre. I tuoi amici devono esserci caduti dentro ma, poi, non hanno più potuto raggiungerla perché si trovava troppo in alto.»

Zack controllò l’MSX. Poi continuò:
«Ci vorranno ancora parecchie ore ma, con i due punti scoperti da me e quello che hai trovato tu, domani dovrei riuscire a restringere il campo di ricerca e ritrovare il varco»
«Quindi hai trovato un’altra di quelle “cose che non esistono”?» chiesi.

Lui mi allungò una fotografia, presa da un cassetto vicino al computer. Riconobbi la crepa sulla parete d’arrampicata dove avevo visto Zack la prima volta. L’immagine era molto sbiadita ma, dentro la crepa, era visibilissima la bandana rossa di Monika.

«Ma quindi ora possiamo salvarli?» Quasi lo urlai.

Lui si rabbuiò:
«Non so cosa sia successo loro di preciso. Forse sono stati prelevati dagli atlantidei (qualsiasi cosa siano diventati questi ultimi) ed in questo caso non avrei idea della sorte che avranno subito. Ma è molto più probabile che si siano trovati sulla sommità di una torre altissima senza possibilità di fuga.»

Zack mi guardò con sincera tristezza:
«È passato più di un mese» disse «senza cibo né acqua non possono essere sopravvissuti.»

Nella stanza calò il silenzio.

Mi alzai, feci due volte il giro della camera, mentre Zack, fissava il monitor senza dire una parola. Poi lo affrontai:
«Domani è domenica! Voglio venire anch’io a cercare il varco con te!»

Lui mi guardò di nuovo.
«Forse è meglio che tu non veda. Ascolta, ti prometto che ti racconterò tutto.»

Mi avvicinai, ero furioso, disperato…
«Zack, non me lo puoi negare! Non puoi!»

Giuliano era l’unico vero amico che avevo, non potevo accettare la sua morte così facilmente. Zack stette a lungo in silenzio, poi mi fisso da dietro gli occhiali e disse:
«Facciamo così: andremo insieme sul posto. Mi potrai aiutare a trovare l’apertura. Ma entrerò solo io! Se giudicherò che tu non debba vedere quello che troverò tu lo accetterai senza discutere! Prendere o lasciare!»

Accettai, l’indomani saremmo partiti per Monte Corvo.

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