Son riusciti a fare un buon film sui Power Rangers.
Gesù, funziona abbastanza bene anche il terzo atto, che era quello più a rischio paccottiglia indigesta. E invece, pur con qualche scricchiolio su cui possiamo generosamente soprassedere, fa il suo dovere.
Ma quello che convince di più sono le dinamiche tra i cinque protagonisti e le loro caratterizzazioni, potrei quasi azzardare e dire che sono scritte bene.

Certo, ci si muove vicinissimi in zona cliché, ma una certa aggiunta di sottigliezze e soprattutto una regia che ci crede (e ci crede sempre, con quella fiducia bella che non sempre si vede in certe produzioni) riesce ad entrare all’interno di un racconto che altrimenti, se hai più di otto anni, voleresti agilmente dalla finestra.
Guardate, son proprio tanto contento.
E stavolta l’effetto nostalgia c’entra poco. Chiaro, da piccolo me li guardavo i Power Rangers, ma al netto dei robottoni scatoloni e dei mostri gommosi (alcuni dei quali però erano piacevolmente fuori di testa, grandi i giappi che erano dietro a tutto il production design e a tutte le scena d’azione), si trattava di un prodotto che era una cagata ieri come è una cagata oggi. Come tutti i film der Monnezza che ora che è morto Tomas Milian bisogna dire che eran belli.
No, invece erano cagate di rara stupidità, ripetitive quanto la messa cantata, che si guardavano soltanto perché all’interno delle inquadrature si muovevano cose certamente più piacevoli da osservare della vernice sulle panchine che si asciuga.

Ebbene, io sono contento per un motivo ben preciso: perché si è presa una roba kitsch, camp, idiota sotto ogni punto di vista e si è fatta la cosa più difficile di tutte, ovvero risciacquarla con una dose stupefacente di dignità drammaturgica.
Si è creato il meraviglioso cortocircuito, che ha trasformato una cosa scema in una cosa interessante, e anzi doppiamente interessante perché di partenza inconfutabilmente scema. Rendere credibile e risonante un’idiozia è il processo alchemico più bello di tutti. Ti offre quella gustosissima dimensione straniante, come – ovviamente con le dovute proporzioni – leggere il Miracleman scritto da Alan Moore che parte dalla fantasia infantile e dozzinale di Mick Anglo.
Ma del resto si potrebbe dire la stessa cosa di ogni splendida storia di supereroi, in quanto i supereroi sono un’idea fondamentalmente stupida.

Quindi, questo è quanto, con il film 2017 dei Power Rangers si è assistito nuovamente a questa mirabile sublimazione. E quindi per quanto mi riguarda Power Rangers adesso è il film di supereroi più ambizioso da molti anni a questa parte, perché ha dato vita, riuscendoci, a materiale che di base ne dovrebbe avere poca. E pure mantenendo tonalità solari, brillanti, da buon cinema per ragazzi.
Bene così.

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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