Kenneth Lonergan porta al cinema un film che fondamentalmente è già visto e rivisto, ci sono centinaia di film così e allo stesso tempo Manchester by the Sea è diverso, è un grande film, ben diretto, eccellentemente interpretato e un film che non lascia indifferenti. Amaro, duro e scontroso, un film vero.

Lee Chandler (Casey Affleck) è un tuttofare, fa l’idraulico, l’elettricista ma dove va non aggiusta niente, o meglio sa fare il suo lavoro ma poi si fa odiare dai suoi clienti con i quali evita ogni rapporto e se proprio deve li tratta male. Fa a botte al bar se lo si fissa troppo. Un tipo scontroso e poco raccomandabile insomma la cui vita verrà sconvolta da una telefonata che gli annuncia la morte del fratello e poi la notizia di essere il tutore designato del figlio di questo, Patrick (un bravissimo Lucas Hedges)  che lo costringe a ritornare a Manchester by the Sea cittadina della costa del Massachussets dove Lee ha lasciato il suo passato e dove non è solo Lee Chandler, ma “quel” Lee Chandler, un nome sussurrato e additato.

Lonergan ci porta alla scoperta di una storia drammatica attraverso un uso sapiente dei flashback che ci faranno scoprire il tragico passato di Lee, ma soprattutto ci fa immergere nel dramma di un uomo solo, e dell’inadeguatezza, dell’impossibilità di quest’uomo ma che è la stessa di tutti gli uomini, di stare da soli di fronte agli ostacoli della vita, del proprio passato e del rapporto con gli altri di fronte al dolore.

Il fratello meno famoso (ma molto più bravo) di Ben Affleck ci regala un’interpretazione magnifica, straordinaria che rende tutto lo struggimento del protagonista impegnato tutta la vita a cercare di comprimere un dolore e un fatto che però sono troppo più grandi di lui.

A fargli da spalle, perché più non si può di fronte alla grandezza dell’interpretazione di Affleck, Lucas Hedges, giovanissimo ma veramente bravo nell’interpretare il problematico nipote sedicenne di Lee, alle prese con le prime ragazze, la morte improvvisa del padre e una madre assente. E Michelle Williams, anche lei bravissima, interpreta l’ex moglie di Lee con grande umanità e attenzione.

Un gran film, che entra nelle ossa, non lascia indifferenti, un gran film di un bravissimo regista, Kenneth Lonergan troppo poco prolifico, 3 film in 17 anni sono veramente pochi, non sono abbastanza per la qualità elevata che offrono. Spero che i premi (tanti) che sta ricevendo questo film con anche qualche statuetta che potrebbe portarsi a casa la notte del 26 febbraio lo convinca a darsi da fare. Una delle statuette più probabili, oltre a quella per miglior sceneggiatura originale è quella di Miglior attore protagonista per Casey Affleck mai amato ad Hollywood e con accuse di violenza uscite “a fagiolo” direi per rovinargli la corsa all’Oscar e risalenti al 2011 a quel grandioso mockumentary I’m still Here con cui lui e suo cognato Joaquin Phoenix presero in giro lo star system  e Hollywood per un anno intero, tra accuse e #oscarsoblack sarà difficile spuntarla ma sarebbe quello che più se lo merita.

Insomma gran film, amaro, duro, vero e sincero, ben diretto, grandi interpretazioni, che aspettate, correte a vederlo, anche se sarà difficile trovarlo con 50 sfumature che ammorba e monopolizza i cinema. Trovatelo e vedetevelo, ne vale davvero la pena.

Giovanni Montanari

Classe 1995. Iniziato al mondo nerd prima ancora di nascere dato che la mamma si sparava le maratone notturne di Star Wars quando era incinta di 6 mesi. Grande appassionato di cinema e serie tv, di cui si nutre con voracità. Sogna di vincere un Oscar per l’adattamento di Sutree di McCarthy.

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