Frankenweenie di Tim Burton e’ una delusione bestiale.
Quasi da non credere vero? Sembrava il progetto ideale in grado di far esprimere la poetica del regista al massimo del suo fulgore (magari l’aveva già espressa nel cortometraggio da cui è tratto questo film in animazione in stop motion, non lo so, non l’ho visto). E invece niente. Il risultato finale e’ puro potenziale sprecato e fastidio che ci arriva addosso come una valanga.

Oh, non dico che sia tutto da buttare, la parte iniziale lascia ben sperare: c’è una gran bella scena piena di fasci nazione infantile per il cinema fantastico, le giuste pennellate che delineano il rapporto tra il protagonista ed il suo cane e gustosi personaggi grotteschi di contorno. Poi quando il dovrebbe spiccare il volo definitivamente, ovvero nel momento centrale e più drammatico della vicenda, tutto si sgonfia. Non si sente più alcuna partecipazione emotiva, le gag “macabre” ed un citazionismo esasperato (che rende certe soluzioni improbabili anche per il bambino più ingenuo) sostituiscono quelli che dovevano essere i sentimenti forti. Tutto e’ sciapo e fumoso nelle considerazioni che il film tenta di imbastire.

Vorresti che lo spettacolo finisse al più presto o che almeno l’epilogo regali, finalmente, il tanto sospirato momento giusto. Nulla. Anche quello ti inganna vergognosamente, proponendo un happy end stridente (persino nei confronti di tutto ciò che Tim Burton rappresenta o ha voluto rappresentare con la sua opera omnia) e che lancia pure un messaggio che più discutibile ed egoistico non si può. Messo a confronto con Paranorman – questo si’ un film straordinario, in cui c’e’ più’ Burton di Burton e perfettamente a fuoco in ciò che intende comunicare – il giudizio e’ oltremodo impietoso.

Frankenweenie di Tim Burton m’ha fatto incredibilmente schifo.

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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