La giovane e audace scrittrice Giada Gardini torna nel suo paese natio in occasione dei funerali della madre, Sara, morta suicida. Tra le turbolenze dei suoi scontri col padre, con cui ha chiuso ogni rapporto da anni e le ambiguità di Rachele, avvenente direttrice dell’albergo di proprietà della famiglia Gardini, Giada cerca di capire cosa abbia spinto sua madre (diventata adepta di una setta e vittima di manie di persecuzione) al suicidio. Una serie di colpi di scena portano a scoperte sconcertanti e contraddittorie, Giada dovrà affrontare il mondo del paranormale e cercare di non farsi coinvolgere.

Esistono film che vanno oltre le scarsissime produzioni a basso budget, esistono film che vanno oltre il poco curato prodotto televisivo, esistono film che vanno oltre l’opera semi-amatoriale di genere e approdano pietosamente nell’amatoriale puro, peggio, nell’amatoriale dell’amatoriale, ovvero nella più infima concezione di tecnica e linguaggio cinematografico che si possa mai pensare. Non siamo più dalle parti di un certo tipo di brutto più o meno accettabile, per commentare questo film dobbiamo riorganizzare le nostre convinzioni, i nostri metri di giudizio e i mezzi che ci permettono di giudicare, con questo tipo di film “si va nella città dolente e nell’eterno dolore” e ci inoltriamo con indicibile spavento in troppo poco esplorati sottoboschi dello sgradevole.

Questo “thriller psicologico” (ma il thriller psicologico non si palesa tanto dagli elementi del racconto che ci mostra la pellicola, quanto dalla visione di essa), rappresenta lo zenit dello squallore che certe produzioni per la televisione possono raggiungere. Questo “Dio mi perdoni” è la dimostrazione che opere corrispondenti a quelle dei falsi trailers nel programma della Giallappa’s Band non solo esistono veramente, ma ne superano oltremodo la parodia. Temo, purtroppo, che Destroy this movie! per la prima volta non abbia un numero di candelotti sufficientemente adeguato per rendere onore al prodotto e se anche ce li avesse il numero sarebbe così grande da diventare innominabile. Peter Jackson solo sa che non sto esagerando.

Come facciamo a descrivere “Il sottile fascino del peccato” di Franco Salvia, regista non certo nuovo a leccornie di siffatto genere? L’impronta visiva della soap-opera sembra in effetti un chiaro modello (sarà che alcuni attori di questo film hanno lavorato anche a soap piuttosto celebri), ma neppure le soap, che nel loro genere possono contemplare anche una minima e ragionevole professionalità realizzativa, si meritano di essere accomunate a ‘sta roba.

Ecco, semmai possiamo dire che codesta pellicola sembra più il frutto del capriccio inquietante di un totale sprovveduto, privo anche delle più elementari e agevoli basi della tecnica cinematografica (e sì che il regista pare abbia frequentato una scuola di cinema, almeno a giudicare dalla biografia), cresciuto a pane e soap. No, davvero, ci sono dei momenti che superano senza alcun dubbio l’amatoriale: zoomate orride e improbabili usate a mo’ di carrelli (forse perché non vi era disponibilità di attrezzature adeguate), rallentamenti dell’immagine immotivati ed a volte misti a dissolvenze incrociate (magari sulla stessa figura, quasi a voler creare chissà quale effetto evocativo ed etereo. Ed in generale assistiamo a tutta una serie di effettacci rozzi e gratuiti, come quelli che creerebbe un bambino mentre spippola il menù della telecamerina che gli ha appena regalato il babbo), angolazioni sbagliatissime, flashback introdotti da un lampo bianco e da un botto potentissimo stile accensione della lightsaber e che virano in un pietoso seppia, montaggio mentecatto che non azzecca neanche il tempo di una sequenza, e dulcis in fundo sonoro, tenetevi forte, pieno zeppo di fruscii e rumori indesiderati in sottofondo e salti d’audio tra suono registrato presumibilmente in presa diretta ( ovviamente senza le accortezze tecniche necessarie) e suono registrato in studio!!

Credo comunque che il livello più basso si raggiunga con il (vano) tentativo di creare sequenze di suspense, in quei momenti ho davvero sentito Hitchcock urlare e gemere dalla tomba.

La cosa simpatica del film è che è come la puntata pilota una squallida soap exploitation con siparietti da “thriller-horror” (vedere ad esempio i rituali della setta satanica) e da erotico soft. Eh sì, il film non si fa mancare un po’ di tette al vento e qualche scena di sesso! In condizioni del genere anche un cast di primi nomi sfigurerebbe, peccato che qui di un cast del genere non vi è nemmeno un lontano olezzo, al limite ha preso parte alla farsa qualche onesto attore di teatro con un sacco di bollette da pagare. Alla fine la meno peggio di tutto il pacchetto è la diabolica Rachele interpretata dalla soubrette Milena Miconi, mentre Giada dell’imperdonabile Carmen Trigiante sgomita per raggiungere un posizione di rilievo nel canile. La ciotola di gustosi bocconcini Ciappi gliel’assicura la dizione incerta ed un’ostentata e goffissima modulazione vocale aggressiva, dura e tosta, come a suggerire “sono la protagonista aggressiva, dura e tosta, che pensate…”

Guarda, non lo dubitavamo Carmen…

Però ad un certo punto mostra le tette, e per un buon 5% la perdono…

Segnalo il breve effetto straniante che fornisce Gerard Amato: appena lo vedi esclami repentino “Michele Placido, ma ‘n do’ sei finito??”, poi realizzi che Amato è soltanto il meno celebre ( forse sfortunato?) e somigliantissimo fratello…

Consiglio a tutti la visione di “Il sottile fascino del peccato” di Franco Salvia perché è un film che rafforza l’autostima. Non pensate che i film brutti e oltremodo brutti non servono a niente, personalmente il mio sogno era (è?) fare il regista, ma temo di essere un totale incapace sotto tutti gli aspetti, tanto che vorrei avere la metà della metà della metà della metà del talento di alcuni dei peggiori registi di cui ho (amichevolmente e ironicamente) sparlato poi però vedi l’opera di Salvia e pensi davvero “cacchio, anche se sono pietoso peggio di lui non posso proprio fare…forse c’è davvero posto per tutti!”

Scena da ricordare: lo spogliarello della Trigiante a casa di Placido… qualcosa di buono bisogna pur trovare.

Consigliato a: chi vuole godere delle impareggiabili visioni della soap-exploitation di Franco Salvia.

httpv://youtu.be/Pr9aCSjp0qE

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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