Un bellissimo noir contemporaneo, tutto giocato sui contrasti della struttura e del personaggio protagonista. Il bravissimo Ryan Gosling incarna con perfetta espressività, in modo secco e privo di fronzoli, questo uomo senza nome dalla doppia vita , silenzioso e completamente spiazzante, una sorta di parente del Travis Bickle di “Taxi Driver“.

Lo segui, e inizialmente saresti portato ad inquadrarlo come il classico lupo solitario ombroso ma rassicurante, quasi mite. Penseresti che dietro la sua particolare esistenza, dietro i rischi del suo secondo “impiego”, ci sia una ragione che presto ci sarà svelata. Lo penseresti. Ma lentamente scopriamo la sua natura imperscrutabile, il suo semi-autismo che gli permette di comunicare soltanto con un bambino e un’indole aggressiva e violenta. E’ un meraviglioso matto che si mimetizza da eroe e protettore, che si reinventa non appena scocca la scintilla per la sua vicina di appartamento, la quale, come noi spettatori, si fa sedurre d a questa splendente apparenza. Una matto che ha bisogno della maschera (non soltanto in senso metaforico, come vedremo in un momento rivelatore), che finisce per interpretare l’eroe dei film per cui esegue gli stunts, che abbraccia quell’irrealtà ideale dove ci si batte per un amore impossibile che mai potrà essere vissuto.

La regia è elegantissima, descrive sequenze soffuse e sensuali che un attimo dopo fanno spazio alla più imprevedibile brutalità (scena dell’ascensore docet, resa superbamente astratta da un sapiente mix di suoni, luci e slow-motion).

Nella parte finale, poi, ci sono due confronti di grande potenza figurativa ed emotiva, m’hanno abbastanza mozzato il fiato!. Mirabile montaggio e mirabile fotografia che colora una Los Angeles estremamente suggestiva.

Menzione speciale per l’apporto prezioso di Bryan Cranston, Ron Perlman, Albert Brooks (per la prima volta in un ruolo da cattivo) e della sempre caruccia (e immancabilmente stropicciata) Carey Mulligan. Adeguatissimo anche il commento musicale: basterebbero solo i favolosi titoli di testa con quel corsivo rosa shocking e “Nightcall” di Kavinsky in sottofondo per farti andare in sollucchero, tanto sono fighi.

Nicolas Winding Refn, dopo la bella trilogia di “Pusher“, quel gioiello deliziosamente folle di “Bronson” e il (per me) soporifero ma fascinoso “Valhalla Rising“, si sta confermando come uno dei registi più bravi e interessanti del panorama cinematografico internazionale. Speriamo non scazzi strada facendo, soprattutto se presterà le proprie abilità a produzioni più grosse (come sembra abbia intenzione di fare con il remake de “La fuga di Logan“, prossimo probabile progetto dopo l’attuale “Only God Forgives” ). Non che queste siano un male, tutt’altro, ma come al solito rappresentano il test fondamentale per la duttilità e lo spirito di adattamento della propria creatività. Male non farebbe un eccellente regista che fa belle cose anche con quei budget ingenti che solo mamma Hollywood tira fuori dalle tasche… 🙂

Ma intanto godiamoci Drive, che è tanta roba buona.

httpv://www.youtube.com/watch?v=CWX34ShfcsE

 

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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