Lorenzo, giovane disegnatore di fumetti, salva una ragazza da un gruppo di malintenzionati. Lorenzo si innamora della ragazza. La ragazza è misteriosa e nasconde un sacco di segreti che veramente ti tengono con il fiato sul collo (sic). Lorenzo si tormenta per tutti questi coinvolgentissimi misteri ma tanto, si sa, tutti i nodi verranno al pettine, almeno prima di un finale delirante in cui Lorenzo diventa Nek! E’ tutto un sogno del Lorenzo-Nek che si immaginava una vicenda col Lorenzo-Nicholas Rogers, oppure sono io che ho sognato di aver visto un film così pietoso?

Quando mia sorella mi ha beccato a vedere questo film mi ha infamato. Mia sorella, che quando in TV danno “I Cesaroni” o “I Liceali” mica si scansa. E mi ha infamato anche mia mamma, che ancora si prodiga con raro entusiasmo in lodi sperticate per “Elisa di Rivombrosa 3“.

Ora, non e che voglio fare lo snob, con tutta la monnezza che mi guardo con piacere tutt’altro che sospetto farei davvero la figura dell’ipocrita, intendevo solo creare il giusto incipit per il seguente avvertimento: attenzione, “Laura non c’è” di Antonio Bonifacio rischia di spodestare, come film italiano più paurosamente brutto e inutile ispirato a fenomeni televisivi o musicali del momento, titoli come “Favola”, “Jolly Blu”, “Un amore perfetto” e “Troppo belli” (potrei citare anche quei film giovanilistici con il nome di una canzone come titolo, ma nella loro pur manifesta mediocrità non sono mai arrivati a tanto)!

Da dove cominciare con questo film? In realtà faremmo prima a non cominciare affatto, anche solo ripercorrere col pensiero le qualità più affascinanti di quest’opera rischia di darci i postumi di un terrificante dopo-sbronza.

Ma dobbiamo farci forza, resistere, e addentrarci eroici nella dimensione dell’incubo. La vicenda narrata è di una pochezza e banalità indicibili, prostrata agli stereotipi della storiella romantica da quattro soldi e invasa di dialoghi e battute di lacerante stupidità. La cosa più patetica è come il film cerchi di creare un microcosmo di personaggi colorati, fantasiosi e stravaganti, senza ovviamente riuscirci, e l’effetto è così desolante che ti fa rimpiangere certi grigi paesaggi d’inverno…

E così abbiamo, ad esempio, l’amico scrittore di Lorenzo: donnaiolo, scafato, simpaticone, un po’ filosofo e dall’immancabile accento romanesco. Forse codesto personaggio serviva a dare il giusto contrappunto brillante, peccato si tratti al contrario della presenza più detestabile e irritante del film. Il tutto poi si scontra con l’ambientazione della vicenda, descritta da tre o quattro miseri appartamenti, e dalla fotografia scadente e monotona. C’è pure una discoteca, ricorrente luogo d’incontro del film e teatro di alcune patetiche gag (lo sfigato occhialuto che cerca un bacio dalla bellona di turno) che sembra più un’osteria illuminata a giorno.

La regia, madre santa, è un orrore, se l’incapacità registica fosse una benedizione del Cielo, il nostro caro Antonio Bonifacio sarebbe un santo! Ralenty inutili e incomprensibili che vorrebbero creare pathos o curiose sensazioni evocative, dissolvenze incrociate continue che vorrebbero descrivere strane ellissi temporali, brutte sovrimpressioni e tutta una gamma di effettacci registici d’accatto veramente imbarazzanti. Inoltre il regista, per darsi un tono, si cimenta spesso in “virtuose” (e le virgolette stanno per “inspiegabili”) inquadrature dal basso, per la serie “se piazzo la cinepresa in posizioni improbabili faccio credere d’essere il visionario di turno”.

Il comparto attori è più che strampalato, accanto al protagonista (interpretato dal modello prestato al cinema Nicholas Rogers, che molti ricorderanno nel ruolo del mago Tarabas visto nel televisivo “Fantaghirò 3” del Lambertone Bava nazionale) troviamo una Laura Chiatti agli esordi in un piccolissimo ruolo, attori presi dal mercato del pesce e alcune presenze speciali provenienti dal piccolo schermo (Amadeus, Marta Flavi, Federica Panicucci, tutti terribili e imperdonabili. Amadeus nel ruolo del dottore di Laura è credibile come mia nonna concorrente a Miss Italia).

Il film è stato prodotto anche dalla casa editrice Star Comics, che così si è assicurata un po’ di pubblicità al noto personaggio “Lazarus Ledd”, citato più volte e visto come sagoma di cartone nell’appartamento di Lorenzo. Le tavole del protagonista sono del fumettista Alessandro Bocci, forse le uniche cose pregevoli della pellicola. Eh sì, il film gira attorno al mondo dei fumetti e offre persino un’acuta satira della spregiudicatezza degli editori… sì, come no, se non avete di meglio da fare credeteci pure.

Musiche del cantante Nek che si ritaglia pure un breve ruolo nel finale delirante, allucinante e melenso che difficilmente dimenticherò, con buona pace della mia già compromessa salute mentale…

Momento da ricordare: cioè…ma davvero ci tenete così tanto?

Consigliato a: chi non dispone delle terminazioni nervose cinefile del dolore.

 httpv://www.youtube.com/watch?v=rwSr3s-nXEM

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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