Dan O’Grady di ritorno dal funerale della madre in Irlanda, si presenta a casa in limousine con un sacco di monete d’oro di fronte alla moglie sbalordita, dice di averle sottratte ad un Leprechaun (Warwick Ashley Davis) dopo la sua cattura. La moglie non gli crede, ma finisce con liberare la creatura per errore finendo uccisa, Dan lo rinchiude per sempre in una cassa di legno sigillata da un quadrifoglio, riposta nello scantinato. Dieci anni dopo la casa viene venduta a J.D. Reding (John Sanderford) e sua figlia Tory (Jennifer Aniston), ma il giorno stesso del loro arrivo, uno dei tre pittori assunti da J.D., Ozzie (Mark Holton) ingannato dalla voce del Leprechaun, rimuove il quadrifoglio liberando così il terribile mostro, che in cerca delle sue monete darà la caccia a Tory, Ozzie e i fratelli Nathan (Ken Olandt) e Alex (Robert Hy Gorman).

L’idea che un Horror sia qualcosa che funga da complemento ad una buona poltrona in una serata piovosa, il vecchio sobbalzo, oramai appartiene al passato. E’ vero che siamo una società sempre più difficile da accontentare e sopratutto sempre più insensibile al sangue e alle viscere in pellicola, ma questo è un film che avrebbe disatteso le aspettative anche dei cinefili del 1970 (e parliamo di un film del 1993). Il merito della pellicola è quello di portare sullo schermo una delle creature più famose della mitologia irlandese, ovvero il Leprechaun, che da noi chiamiamo alla buona “folletto”. Ringraziando il cielo, non abbiamo tradotto all’italiana il titolo, perché vi immaginate al cinema a vedere un film horror su un aspirapolvere assassino?

Ebbene non vi preoccupate, se così fosse stato, il livello di terrore forse ci avrebbe guadagnato. Altro merito non meno importante, ma come dire “una medaglia di bronzo” è l’apparizione per la prima volta di Jennifer Aniston nella parte di Tory. Stabilendo a priori che nella versione italiana il doppiaggio è come quello dei fantasy scalcagnati che ci rifilano la domenica in tv, guarda caso la pellicola la si potrebbe proporre proprio in tale ambito.

Ecco da principio Dan’Ogray (Shay Duffin) che torna nella casa della prateria, in limousine, con un sacco di monete, un nuovo abito ed una capigliatura che di per se è già una maledizione, la moglie vede il sacco di monete e per logica pensa:”Un sacco di monete? Ti preparo il tè”. Un lungo sentiero già praticato, una cassa distrutta, un graffio, un morso e i protagonisti penseranno: “Era solo un topo, era solo un gatto”, oppure davanti a delle scarpe lucidate: “Forse sarà stato un orso, talvolta scendono dalle montagne…”, automobili che non partono, telefoni che non funzionano, nonché un accendino usato come arma e il Leprechaun se lo terrà sul naso fingendo di non riuscire a staccarlo, insomma avete capito.

Non dimentichiamo che un folletto terrà in scacco ben quattro persone, ora uno dei tre ha la scusa di essere lo scemo del villaggio (forse il più credibile e la definizione non è assolutamente denigratoria), ma gli altri tre?

Degno di nota è il Leprechaun stesso, interpretato da Warwick Ashley Davis, attore inglese, famoso per i film sugli Ewok, Willow, i seguiti di Leprechaun e ha anche recitato in Harry Potter e Le cronache di Narnia. Un buon Makeup e la penombra lo aiutano molto nelle prime sequenze, ma poi alla guida di un triciclo, una mini auto e alla fine con un mezzo che si costruisce alla A-Team, se pur nella mostruosità e nel sangue, non riesce proprio a spaventare, anche nelle scene in cui uccide.

Quindi se l’elemento ostile, ovvero quello che spinge il ritmo della storia, a cui tutte le azioni dei personaggi fanno riferimento, non fa paura, ci rimane un pollaio con tanto chiasso e nulla di fatto.

Concludendo è una pellicola a tratti risibile come Horror, che sfoggia attori buoni (che faranno anche film di tutto rispetto), ma la si potrebbe spacciare per solo fantasy anche perché non mi sovviene altra definizione se per trovare un quadrifoglio basta crederci. Buone le musiche di Kevin Kiner (Star Wars: The clone Wars, Stargate SG1, CSI: Miami), mentre del regista Mark Jones anche sceneggiatore di Leprechaun, credo l’unico altro film sia stato Triloquist, in cui una ventriloqua fallita si uccide in un hotel con degli stupefacenti, di fronte ad un pupazzo e i sui figli, i quali verranno affidati ad uno zio pervertito che finirà ucciso. Non posso quindi con così poche pellicole all’attivo tacciarlo come un cattivo regista, certo Leprechaun non aiuta, anche perché non ho visto il secondo film e se la sinossi fa ben sperare, certamente parlare di nani e pupazzi non fa altrettanto.

Un buon film non è sempre come un quadrifoglio, non basta crederci perché si materializzi.

Scena da ricordare: La morte del Leprechaun

Battuta da ricordare: J.D.:”Mai giudicare il libro dalla copertina!” Tory:” Ma questo libro è del tutto privo di copertina!” (Segnalata perché più funzionale alla critica che al film)

Consigliato a: Collezionisti dell’Horror.

httpv://www.youtube.com/watch?v=qRdUKkxYzXk

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