Il proprietario di un negozio di liquori, sito nel più squallido e degradato quartiere di New York, viene in possesso di una partita di un superalcolico chiamato “Viper”, risalente ai tempi della guerra del Vietnam. La sostanza, una volta ingerita, si rivela in grado di sciogliere tutti gli organi interni, trasformando il malcapitato in una poltiglia nauseabonda. Ben presto, gli effetti del Viper cominciano a manifestarsi tra i barboni alcolizzati che frequentano lo spaccio di liquori.

Trash-horror cult degli anni ’80, i fans del genere lo dovrebbero vedere per forza…in caso contrario regalategli pure quella bottiglietta sospetta che vi è avanzata. Horror in Bowery Street (in originale Street Trash) è un film difficile da inquadrare e soprattutto è fieramente privo di una trama che si possa definire tale. Jim Muro era al tempo uno studente di cinema e quest’opera nasce da un cortometraggio in 16 mm a cui in seguito sono stati aggiunti vari altri personaggi e situazioni (un po’ come il neozelandese Bad Taste di Peter Jackson, dello stesso anno). Nonostante lo spettatore si accorga della mancanza dell’intreccio e noti una costruzione degli eventi altamente sbalestrata, possiamo davvero biasimare il film per questi motivi?

Credo proprio di no, in fondo Horror in Bowery Street non è altro che un prezioso grottesco, un surreale viaggio nell’inferno dei bassifondi e nella disperazione e miseria (non solo materiale) umana, un mosaico disperato e ironico, perverso e malato quanto patetico e giocoso. Ecco quindi i personaggi che si muovono in questo scenario degradante e degradato e che ne danno la sua forma più intima: abbiamo il cane sciolto Freddy, il barbone che per primo acquista il “Viper” ; il suo giovane fratello che imbastisce una relazione con Wendy, la dipendente del cimitero di auto dell’obeso e libidinoso (tanto da toccare la necrofilia) Schnizer; il brutale e completamente pazzo Bronson, reduce dal Vietnam e capo di un gruppo di vagabondi; Bill il poliziotto, duro e borioso tutore dell’ordine incaricato di far luce sulle numerose morti per scioglimento e su un omicidio commesso da Bronson; il gangster italiano Duran; e tutta una seria di homeless impegnati in risse, spassosi furti e allucinate violenze carnali.

Ciò che colpisce del film è quanto riesca ad essere visionario, sia per qualità tecniche non indifferenti, con un uso della steadicam proverbiale e incredibilmente fluido (un risultato di così grande forza espressiva lo avevamo già visto solo in Shining di Stanley Kubrick. Jim Muro, non a caso, diventerà uno dei più grandi operatori di steadicam e lavorerà per numerosi grandi registi), sia per la capacità di mettere in scena sequenze realmente suggestive e impressionanti, come i sogni e i flashback di Bronson sul conflitto in Vietnam.

Grazie alle accortezze e alle capacità del regista, nonostante un budget che si immagina poverissimo, l’aspetto visivo della pellicola non appare mai rozzo e tirato via, tutt’altro.

Ciò che rende riconoscibilissimo Horror in Bowery Street, tuttavia, sono gli effetti splatter, gli scioglimenti surreali e coloratissimi creati da Jennifer Aspinall, da ricordare almeno il barbone che si scioglie nella tazza del cesso, la deflagrazione di un vagabondo obeso e la morte della puttana matta di Bronson. Comunque, in generale, quando ci vengono mostrate le conseguenze del Viper i risultati sono sempre convincenti, disgustosi e, perché no, irresistibilmente spassosi.

Sagnalo inoltre l’incredibile decapitazione finale di un personaggio, in seguito ci viene mostrata la testa mozzata animatronica (e qualcosa in più), molto ben fatta e verosimile, protagonista del momento più folle, allucinato, spaventevole e ironico di tutto il film. Semplicemente perfetto.

Scena da ricordare: ce ne sono molte. Il film è un insieme di scene cult, si va dagli scioglimenti del Viper, al tiro del pene mozzato del barbone, allo scontro tra Bill il poliziotto ed un sicario di Duran (con tanto di vomitata umiliante sopra al perdente), alla violenza stile zombi di Romero dell’amichetta di Duran, al confronto tra Bill e Bronson, al finale allucinato, alla sorte di Duran e del ragazzetto di cui il mafioso si vuole vendicare mentre scorrono i titoli di coda. Insomma, di roba, per fortuna, ce n’è!

Consigliato a: chi ha amato Bloodsucking freaks e tutti quei pregevoli trash-movies senza freni.

Supporto visionato: DVD Pal Raro Video

httpv://www.youtube.com/watch?v=3_4Ggs-sv1c

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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