La giovane Alicienne torna nel paese natale, dopo anni di assenza, per lavorare come governante nella casa della famiglia Nordon. Qui vivono il padre con i due figli: Lem, già adulto, e Rosalie, una bambina viziata, da poco orfani di madre, una donna malvista dagli altri abitanti della zona che pensavano fosse una strega. Alicienne fa molta fatica a farsi piacere da Rosalie, che si comporta in modo strano: esce di casa per andare al cimitero in piena notte, fa disegni molto lugubri, e dice di avere degli amici che però nessun altro ha mai visto, perché escono soltanto dopo il tramonto.

Risibilissimo, poverissimo, zombie-movie di cui avremmo fatto volentieri a meno.”La casa degli zombi” (in originale “The Child“) potrebbe tranquillamente competere, a livello di bolsaggine e fiacca, con degni esponenti del genere quali “La notte dei resuscitati ciechi” e “L’occhio nel triangolo“, tanto per citare due titoli piuttosto celebri e praticamente contemporanei.

Oltre che per questi aspetti la competizione avrebbe luogo anche per l’ingombrante scarsità di mezzi e risorse con cui sono stati realizzati. Osservando il prologo, con la bambina che si intrattiene dolcemente nel cimitero spettrale e sinistramente abitato da zombesche presenze, potremmo sviluppare delle errate aspettative e credere con larga ingenuità che ciò che ci aspetta potrebbe essere sì, una trashata assurda, ma con quel minimo di brio, originalità ed energia che la eleva a visione piacevolissima e divertente. Beh, temo non sia affatto così, e se decidessimo di guardare il film in solitudine, privi cioè dell’adeguata compagnia di amici cazzoni e sarcastici, l’esperienza potrebbe trasformarsi in un’insostenibile via crucis di noia e spallamento. Per fortuna gli scarsi 82 minuti di durata evitano, per il momento, di farci prendere in mano il manuale di harakiri per la sofferta e definitiva prova pratica, ma ad ogni modo si sconsiglia perentoriamente un’ulteriore visione per non forzare la sorte.

La casa degli zombi” è una vicenda risibilissima di vendetta paranormale, con questa bambina incredibilmente stupida e irritante che ha il potere di controllare i morti e le cose inanimate. Una bambina che vorrebbe apparire cupa e tanto tanto inquietante, peccato che l’inquietudine cresca, in noi, soltanto osservando i goffi tentativi di presentarcela così.

Non solo, la sensazione di terrore è acuita dalle incredibili coincidenze e forzature che ci vengono gentilmente offerte. Infatti, dal momento che Alicienne si stabilisce dai Nordon, Rosalie dà sfogo alle proprie malefiche facoltà. Non si capisce perché per vendicarsi non abbia usato gli zombi prima, perché nessuno abbia realmente indagato su cosa facesse di notte al cimitero (si sa, i cimiteri nelle ore più impensate sono posti raccomandabilissimi per i bambini) e perché la famiglia di Rosalie (composta da un padre imbecille che ride, a cena, della morte di un gruppo di scout e da un fratello insensato che si legherà, inspiegabilmente visto che sfiora ed anzi supera l’atarassia, alla giovane e bella Alicienne. Potevano almeno osare un nudo integrale di quest’attrice, niente, neanche un accenno di tetta al vento, francamente imperdonabile) non abbia nutrito alcun sospetto sulla ragazzina. E’ tutto incredibilmente automatico e sgraziato ed Alicienne faceva prima a restarsene dov’era, visto che non aggiunge nessun conflitto che già non vi fosse e porta soltanto sfiga per sé e per gli altri. Capisco che lo stesso Hitchcock se la prendeva con tutti quei fanatici della verosimiglianza (diceva “chiedere ad uno che racconta delle storie di tener conto della verosimiglianza mi sembra tanto ridicolo come chiedere a un pittore figurativo di rappresentare le cose con esattezza.”), ma, porca miseria, c’è un limite a tutto.

Verso il finale assistiamo ad una sequenza stile “luogo chiuso assediato dagli zombi” modellata come al solito sulla “Notte dei morti viventi”. Finalmente ci vengono mostrati i morti viventi, e rimpiangiamo sinceramente i momenti in cui ci venivano celati (make-up ridicolo, potremmo chiamare questi poveri disgraziati gli uomini di cenere e cerone bianco-nero).

Brevi e patetiche sequenze splatter in cui si fa uso della solita protesi facciale che dovrebbe dare l’idea di un mezzo volto spappolato. Commento musicale discordante e disarmonico incessante e molesto, dopo un po’ vorresti davvero togliere l’audio ( non che il film si seguirebbe peggio).

Dai, forse con la giusta compagnia, e solo con questa, qualche risata può uscire.

 

Scena da ricordare: l’assedio finale degli zombi e l’epilogo stupido.

Consigliato a: gli irriducibili della seratina trash in compagnia.

Supporto visionato: DVD PAL Quinto Piano

httpv://www.youtube.com/watch?v=1O-vnfCfieA

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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