Due fratelli, David e Peter, ordiscono un sequestro ai danni di una giovane ragazza. Purtroppo la casa di campagna che hanno scelto per nascondere la vittima (tutt’altro che indifesa e passiva) si trova nelle vicinanze di una misteriosa e inabitata fattoria. Quando il piano dei due fratelli naufragherà miseramente, i personaggi coinvolti scopriranno che non è mai una buona idea “aprire quella porta” e curiosare in abitazioni dall’aria tenebrosa.

Credo quasi di fare un dispetto al film decidendo di scrivere questo commento. Eh sì, quando si tratta di parlare di film, qualunque sia la tua attenzione, anticipazioni sulla trama finiscono inevitabilmente per scappare fuori e in questo caso più di altri sarebbe davvero ideale gustarsi il titolo senza conoscerne alcunché, non dovremmo neanche osservarne la locandina, fin troppo palese nell’introdurre un personaggio (ed un tono generale) che farà più avanti la sua inaspettata entrata. Ora, per correttezza dobbiamo però aggiungere che non parliamo di chissà quali risvolti trascendentali, a dire il vero quando scoprirete dove l’azione sta andando a parare immediatamente vi apparirà davanti agli occhi, e a caratteri cubitali, il titolo di un noto horror anni ’70 così stracitato, così stracopiato, così straserializzato, così straremakizzato che indubbiamente non necessita più di presentazioni.

Ad ogni modo The Cottage vive fieramente della sua divertita e sempre ironica imprevedibilità: parte come una commedia, dallo humour molto british, su un sequestro di persona dagli esiti catastrofici. I personaggi sono talmente tonti, talmente patetici, esitanti e pavidi, talmente ingenui da credere che complici di siffatto genere siano in grado di portare a termine i compiti affidati, talmente perdenti e clamorosamente principianti che alla fine, almeno fino alla prossima imprevista piega, è l’odiosa e volgare vittima del sequestro ad assurgere a ruolo di carnefice. Non è un caso, visto come il film si diverte a ribaltare i vari ruoli prima che tutto finisca in squisita macelleria.

La prima parte fila via così, con ottimi caratteristi, su tutti il ben noto Andy Serkis (inutile citare le sue celeberrime collaborazioni con Peter Jackson), che ci offrono divertenti ed efficaci figure di inguaribili stupidi, impazienti di afferrare il tanto agognato riscatto da un vita vissuta all’insegna del basso profilo, dell’umiliante ossequio e della rassegnazione. Le gags, talvolta spassose, non mancano, ed è un vero piacere vedere il duetto tra Serkis e Shearsmith (senza dimenticare il contributo di Steven O’Donnell, volto del tontissimo Andrew), interpreti di due fratelli agli antipodi e in costante dissidio che solo nel finale troveranno spazio per una tenera riconciliazione.

Poi però arriva, vagamente dissonante, la prima immagine di interiora in bella vista, e da qui capiamo che, sì, i toni da commedia non verranno affatto persi, ma che ad essi si aggiungerà, in un’escalation irresistibile, tanto godereccio splatter!

Ripeto, magari quello a cui assistiamo da questo momento in poi non sarà nulla di originale, ma almeno non c’è povertà di brio, di vivacità, di reale ironia, di gusto per l’azione efferata e per il dettaglio disgustoso (gli effetti gore non sono affatto male), inoltre la confezione non manca certo di una più che soddisfacente cura tecnica, nonostante il budget tutt’altro che faraonico.

Sì, The Cottage ha senz’altro il pregio di metterti di buonumore, riesce a divertirti senza aggiungere quell’ombra di desolazione che accompagna produzioni più rozze e tirate via.

 

Consigliato a: tutti i fans di Leatherfac…beh, ok, ci siamo capiti…

Scene da ricordare: gli atti rocamboleschi del sequestro; Peter e la sua fobia per le falene all’interno della fattoria; la prima apparizione del carinissimo residente della fattoria; l’espressione di Serkis nel suo ultimo momento; il finale, in cui scopriamo che all’interno della cantina…beh, vedrete…

Supporto visionato: DVD Screener, lingua inglese.

httpv://www.youtube.com/watch?v=1jTxHwJZeu8

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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