Devo partire da una premessa importante, perché rende forse ancora più significativo quello che sto per scrivere. Non mi è mai piaciuto lo Spider-Man di Tom Holland. Né quando era protagonista assoluto, né quando era uno dei tanti ingranaggi nei giganteschi meccanismi del Marvel Cinematic Universe. Ho sempre avuto la sensazione che gli mancasse qualcosa.
Per me lo Spider-Man cinematografico è sempre stato Tobey Maguire. Quello dannatamente umano, fragile, impacciato, capace di diventare involontariamente un meme con quei neri balletti ridicoli, con scenografie cartonate che oggi sembrano quasi improbabili, ma con un cuore enorme. Era un Peter Parker goffo, che soffriva, sbagliava, amava e cadeva. Prima ancora che un supereroe, era una persona.
Ecco perché Brand New Day mi ha completamente spiazzato.

Mi ha entusiasmato. Mi ha emozionato. E, soprattutto, mi ha ricordato perché sin da bambino, sin dall’epoca dell’Editoriale Corno ed il suo “Uomo Ragno”, anche in versione GIGANTE, sono innamorato dell’Uomo Ragno.
Qui si mettono finalmente da parte multiversi, Spider-Man provenienti da ogni dimensione possibile, comparsate costruite solo per strappare un applauso e quell’accumulo compulsivo di supereroi che negli ultimi anni sembrava essere diventato il vero protagonista dei film Marvel. Il contorno esiste, qualche volto noto compare, qualche collegamento con il resto del MCU c’è, ma resta esattamente ciò che dovrebbe essere: contorno. Il piatto principale torna finalmente a essere lui.
Anche l’umorismo è dosato nel modo giusto. Spider-Man è sempre stato ironico, è nato con le battute e con le gag, ma qui non si cade mai nella tentazione di ridicolizzare tutto e tutti, eroi mitologici e mitologia degli eroi, inclusi.
E che bello rivedere finalmente il nostro amichevole Spider-Man di quartiere.
Quello che combatte per la gente comune. Quello che appartiene a New York prima ancora che agli Avengers. Quello che vive i vicoli della città e non le galassie lontane. Lo capirete anche nella bellissima prima sigla di coda e la relativa sequenza fotografica, con una canzone che aggiunge un’altra perla all’ottima colonna sonora.
Anche i personaggi funzionano tutti. Tom Holland e Zendaya hanno inevitabilmente una chimica che nasce anche dalla loro vita privata, ma sarebbe ingiusto ridurre tutto a questo. La verità è che recitano bene e, per la prima volta, ho avuto la sensazione che Holland fosse finalmente diventato Peter Parker, non semplicemente un ragazzo che interpreta Peter Parker. Anche il cast di supporto convince, senza forzature e senza personaggi messi lì solo per occupare spazio.

Perché, in fondo, questo non è un film sui superpoteri.
È un film sull’amore.
Sui sentimenti.
Sulla famiglia.
Su quelle persone che ci impediscono di diventare davvero soli.
Ed è questo il cuore di Spider-Man fin da quando Steve Ditko e Stan Lee lo disegnarono per la prima volta oltre sessant’anni fa. I superpoteri sono solo il mezzo. Le relazioni sono sempre state il fine.
Brand New Day questo lo ha capito perfettamente. Ti ricorda che nessuno dovrebbe affrontare la vita completamente da solo, nemmeno chi ha il peso del mondo sulle spalle. E lo fa con una delicatezza che, lo ammetto senza alcun imbarazzo, ha strappato qualche luccicone anche a me, vecchio mezzosecolista abbondante.
Certo, qualche intreccio con il resto del MCU rimane inevitabile, ma questa volta non soffoca il protagonista. Anzi, tutti gli altri personaggi sembrano finalmente lavorare per sostenere lui, quel Peter Parker spaesato, in mezzo a tanti smemorati di Collegno che cerca semplicemente di capire quale sia il proprio posto nel mondo.
Per chi ama i fumetti ci sarà da divertirsi. Ci sono artwork ricreati, cover storiche, citazioni ed easter egg che meritano sicuramente una seconda visione. La Marvel ci ha preso anche serenamente per i fondelli con i teaser e con i trailer, ma fa parte del gioco. Ma la cosa bella è che non serve riconoscere ogni riferimento per apprezzare il film. Anche chi non ha passato la vita nel mondo cartaceo di Spiderman, o non è un suo biografo, riuscirà a goderselo fino in fondo.
Sul piano tecnico il lavoro è eccellente. La CGI è spettacolare, non posticcia e finta, ma mai invadente, gli effetti speciali servono sempre la storia e non il contrario. Ci sono sequenze che tolgono letteralmente il fiato e altre che sembrano tavole di un fumetto diventate improvvisamente vive, con uno Spider-Man iconico come forse non lo vedevamo da anni.

Quando sono uscito dal cinema mi sono ritrovato a camminare tra i palazzi con ancora gli occhi lucidi, alzando lo sguardo quasi d’istinto verso i tetti, come se da un momento all’altro potesse comparire una ragnatela tra due grattacieli.
Ed è stato proprio in quel momento che ho capito cosa sono riusciti a fare Sony e Tom Holland. Non hanno cercato di imitare il ciclo di Tobey Maguire. Ne hanno recuperato lo spirito, ne hanno fatto una centrifuga. Il Peter Parker di Tobey non è li posticcio, appiccicaticcio, invecchiaticcio, ma il suo cuore, il suo spirito rimbomba ovunque.
Hanno ricordato a tutti che Spider-Man non è grande perché salva il mondo. È grande perché, prima di tutto, prova disperatamente a salvare la propria vita, i propri affetti e le persone che ama. Ecco il segreto del perché Brand New Day ha fatto, per me, centro pieno.
Questo film merita davvero di stare accanto alla trilogia originale di Tobey. Non come una copia, non come un’operazione nostalgica costruita a tavolino, ma come un’opera che finalmente torna a parlare la lingua dell’Uomo Ragno.
Bentornato, Spider-Man. Se amate l’arrampicamuri non potete non andare a vedere questo film, e vi assicuro ne uscirete contenti.
E sì… un pochino questo Tom Holland inizia a piacermi …
E sì… è davvero un Brand New Day.
P.S. Purtroppo, l’ho visto doppiato in italiano. Lo rivedrò sicuramente in lingua originale e dunque aggiungete pure qualche migliaio di kudos al giudizio finale.

