E’ passato parecchio tempo dalla mia ultima comparsata su questo sito: era il 26 Aprile ed ero uscito dalla prima e unica visione di Avengers: Infinity War.

In questi 4 mesi ne è passata parecchia di acqua sotto ai ponti, la voglia di scrivere qualcosa si è abbassata, raggiungendo livelli abbastanza pietosi e ho praticamente iniziato a farmi andare bene tutto. Tutto ciò che vedevo non andava oltre a un “sì mi è piaciuto, passiamo al prossimo”, senza sapere esattamente cosa effettivamente mi ha lasciato la visione della serie o del film, cosa che in realtà, col senno di poi, so benissimo, semplicemente la voglia di condividerlo con qualcuno è passata.

In effetti, non c’è stato quasi nulla in questi 4 mesi che mi abbia tirato fuori un qualche giudizio articolato di qualsiasi genere, finchè il mio peregrinare tra Netflix e Amazon Prime non mi ha portato a finire The Man In The High Castle (serie consigliatissima) e a iniziare subito dopo la prima (e quasi tanto attesa) stagione di Disincanto.

Alleluia, è arrivata la serie animata con cui Matt Groening fa sapere al mondo che, dopo I Simpson (sempre più scadenti) e  Futurama è ancora vivo e ha intenzione di spaccare qualche sedere.

Sarebbe bello fosse andata così no!? Netflix, con Rick & Morty e BoJack Horseman ha raggiunto l’apice e nell’attesa delle rispettive quarta e quinta stagione ha un assoluto bisogno, che qualcosa scuota il reparto serie animate. Reparto rimasto nel limbo del “grande meh” dopo la prima stagione di Final Space.

Ma partiamo dal principio.

Le premesse c’erano tutte, abbiamo una principessa alcolizzata, un Elfo infelice e un demone, vivono tutti in un regno medievale chiamato Dreamland, abbiamo i classici 10 episodi e…cosa manca?

Groening ci ha messo sicuramente del suo: dopo aver raccontato la parodia dell’americano medio del presente e del futuro, ha voluto provare a creare il suo Medioevo / Fantasy / Game Of Thrones con un pizzico di modernità, un’ idea di base che detta così ci sta pure, basta tener presente il vero intento: l’anticonformismo senza battute facili e con una dose di umorismo leggermente amaro.

In realtà a Disincanto, per come è stata concepita, non manca assolutamente nulla. Il problema siamo noi, siamo noi con le nostre aspettative più alte del solito, siamo noi che ci aspettiamo i Simpson in salsa fantasy, pur sapendo fin dall’inizio, che questa serie non ce li avrebbe (per fortuna) mai rifilati.

Certo dal punto di vista della comicità siamo a un livello leggermente basso: troppe pause e poche battute per dei personaggi con un background abbastanza limitato, ma confido nel fatto che questi primi 10 episodi siano solamente un test. So che Groening e Weinstein sanno il fatto loro e non mi aspetto di certo il botto ma prima di stroncarla definitivamente voglio aspettare i prossimi 10 episodi, perchè se anche non si vede una piccola crescita, nella parte finale c’è e non potete non ammetterlo.

Insomma, guardatevela!
Senza troppe aspettative e a tempo perso, magari, sorvolando la leggera noia delle prime 4/5 puntate, si rivelerà più piacevole di quello che pensate.

P.S.
La colonna sonora è parecchio figa.

Andrea Bottazzi

Classe 1990. Si affaccia a questo vasto mondo alla tenera età di 3 anni, grazie ai genitori che per farlo star quieto lo piazzavano davanti a Ghostbusters 1. Col passare degli anni gli interessi mutano, l'arroganza aumenta ma, questo mondo lo accompagnerà sempre, molto probabilmente fino alla tomba. Appassionato di Viaggi, Serie TV e Cinema. E' politeista, crede in David Hasselhoff, Steven Seagal, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis e negli Iron Maiden.
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