Ispirato ad una nota serie animate giapponese, il film racconta delle avventure di Speed e della sua incredibile automobile, la Mach 5. Il sogno del ragazzo è diventare un grande campione delle corse automobilistiche, senza rinunciare all’appoggio della sua famiglia.

Dunque, se questo film è rivoluzionario e innovativo, io sono Hugh Hefner…Innovazione tecniche, perdonatemi, non ce ne sono. Magari l’uso dei colori è interessante (il film è un’orgia cromatica) e da questo punto di vista c’è stato un grande lavoro, pregevole e raffinato. Il problema è che gli ambienti sono palesemente finti, hanno una consistenza terribilmente digitale, da videogioco, e gli attori sovente manco ci sono ben integrati. Il passaggio da una scena a l’altra segue una trovata alla lunga fin troppo ripetitiva, e perfino, anche questa, già usata. Non è la prima volta che la vedo, questo è poco ma sicuro.

Purtroppo gli attori, tutti, sembrano domandarsi dove diavolo sono andati a finire. Sono spaesati, non solo perchè costretti a muoversi tra i green screen, ma anche perchè gli vengono messe in bocca battute di una povertà e scontatezza incredibili. Non è che fare un film per tutta la famiglia significhi offrire personaggi da encefalogramma piatto. Si vede dai, i Wachowski possono usare tutta la tecnologia che vogliono, ma non è grazie a quella che si arriva ad avere il tocco per tratteggiare personaggi pieni di vita. Ci sono anche momenti orribili, di pura spazzatura, come i combattimenti corpo a corpo, oppure le bravate del ragazzino odioso con la scimmia. Orribili, davvero, mi dispiace ma è impossibile che qualcuno osi difenderli.

Il film è poi lungo, noioso, è stata un’agonia arrivare fino alla fine. Salvo pochissimo: l’uso dei colori, come già detto, e qualche momento riuscito (il sogno ad occhi aperti in classe di Speed bambino; l’innamoramento di Trish, dove gli elementi dello sfondo diventano, sfocando, tanti cuoricini; e qualcosa della corsa finale, che offre qua e là buon delirio visivo…), boccio completamente la sceneggiatura, pessima, la recitazione (mi dispiace, anche Emile Hirsch, come tutti gli altri attori del resto, non convince affatto), la CGI da videogames e la durata eccessiva.

Mentre uscivo dalla sala pensavo ad una cosa, e cioè quanto un film come “Tron” (dell’82 signori) appaia, ancor oggi, molto più innovativo e visivamente attraente di questo polpettone malriuscito e indigesto figlio di ambizioni puntualmente disattese.

Consigliato a: chi crede di essere dentro Matrix, visti certi film “incredibili” che circolano…

httpv://www.youtube.com/watch?v=CMV9UOF9FcU

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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