E’ un bell’esordio alla regia quello di Gian Alfonso Pacinotti, meglio noto come Gipi, autore di opere a fumetti, che mostra un’idea di cinema già sicura e molto interessante. Basterebbe la scena iniziale, grottesca e con un senso del mistero e dell’inquietudine felicemente dosati, per capire che stiamo assistendo alla nascita di un autore dal gran potenziale, capace di trasferire la propria sensibilità, con risultati molto apprezzabili, dal media del fumetto a quello del cinema (e lasciatemelo sottolineare: per altri artisti che hanno tentato il grande salto il passaggio non è stato affatto indolore, per non dire peggio).

Gipi prende la classicissima idea dell’ imminente invasione aliena per meglio scandagliare la miseria morale, la solitudine, l’alienazione che determinano lo spirito di tutti i personaggi della vicenda, i quali sembrano rappresentare la condizione di un’intera realtà. Gipi lo fa usando mezzi variegati e fantasiosi, senza mai dimenticare che anche le macchiette più spinte hanno bisogno di quella vivida pennellata per prendere vita sullo schermo. Ci parla di derive e di presunte, ambigue, risalite, standosene ben lontano dal pippone sociologico incolore a cui ci ha criminosamente abituato certo cinema italiano con pretenziose velleità autoriali.

ATTENZIONE AD EVENTUALI SPOILERS!

Gipi non si scorda il divertimento, per quanto caustico, e il gusto per la battuta e la situazione paradossale e infila nel film almeno due sequenze da brivido, talmente sono cinema all’ennesima potenza: l’incidente notturno che coinvolge il travestito (una figura che gioca sulla sua apparenza farsesca per poi sorprenderti con un’intensità e una compassione forti e inaspettate); la verità sulla madre del protagonista svelata con pressione insostenibile da un Roberto Herlitzka di gigantesca bravura (conseguenza della lettera d’addio scritta dall’aliena, momento, anche questo, assolutamente geniale!).

FINE EVENTUALI SPOILERS!

Il protagonista, poi, è interpretato benissimo dall’esordiente Gabriele Spinelli. Una dedizione e una partecipazione totali che danno vita ad un’altra convincentissima, e recente, figura di disadattato che odora di malcelata disperazione, almeno dopo quella di Pietro Casella nel bellissimo e straziante “Pietro” di Daniele Gaglianone. Ma anche al personaggio principale Gipi non vuole negare la sua pungente ironia. Che dramma sia, ma sempre colorato in modo speciale.

Se proprio vogliamo trovare dei difetti questi stanno in qualche passaggio narrativo un po’ ingenuo e didascalico e nella scelta di posizionare gli alieni fin troppo sullo sfondo. Capisco, sono figure simboliche, metaforiche o come cazzo pare a voi, ma la loro presenza è sempre divertente e piacevolmente straniante. Utilizzati maggiormente magari avrebbero regalato un po’ di follia in più al film, che a mio modesto modo di vedere non fa mai male.

Piccolezze comunque. Credete che sia facile vedere un film italiano fuori dai ranghi, peraltro di un esordiente, così pimpante? Non è facile per niente, è proprio un avvistamento di un oggetto non identificato.

 httpv://www.youtube.com/watch?v=yGzOdf7T3w0

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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