A bordo di uno yacht a vela si trovano sette persone: il giovane professor Murai, la sua ragazza Akiko, l’uomo d’affari Kasai con la fidanzata Mami, l’esperto navigatore Sakeda, lo scrittore Yoshida ed il marinaio Koiama. L’imbarcazione incappa in una terribile tempesta e naufraga in un’isola deserta, consegnata sulle mappe nautiche, perennemente avvolta nella nebbia. Il luogo è disabitato, non c’è nulla da mangiare, nessun frutto, nessun animale da cacciare. Finite le riserve di scatolame trovate a bordo di un relitto arrugginito, agli uomini e alle donne non rimane che cibarsi di uno strano fungo chiamato “Matango”, causa di terribili mutazioni fisiche.

Ricordate “L’isola degli uomini pesce” di Sergio Martino? Ecco, nel ’63 Honda era già molto più avanti, e si inventò l’isola degli uomini fungo!

Scherzi a parte, in realtà dovremmo portare al compianto Ishiro Honda il rispetto che merita, visto che è stato il papà di Godzilla e il fedele assistente di Akira Kurosawa (per il quale contribuì a fare grandi cose, come non ricordare, ad esempio, l’impatto visivo di film come “Kagemusha – L’ombra del guerriero” e “Sogni“). Con Godzilla il regista è stato il cantore delle ansie e delle paure derivanti dall’energia nucleare, creando un mostro capace di essere specchio della distruzione che 9 anni prima (Godzilla è un film del 1954) portarono in Giappone i bombardamenti americani, e non solo, visto che i fini simbolici di Honda trasformano il rettile radioattivo in un sottile atto d’accusa contro il governo e la società giapponese del periodo.

Tranquilli, non intendo spaventarvi (e spaventare me) con indigesti sofismi e sfilate di sottili metafore, ma vi informo che questo Matango risponde ai medesimi obbiettivi: mostri che denunciano i rischi delle radiazioni associati alla critica della prosaica civiltà moderna (con le sue città al neon più spietate, annichilenti e disumane di un luogo selvaggio) e della simulatrice borghesia che la anima, pronta a far crollare la propria comoda facciata di autoinganni nel momento in cui i più feroci istinti di sopravvivenza strappano le avidità, le ingordigie e gli egoismi dalle opportune inibizioni. Ora, diranno i più svegli, tante situazioni limite, nella fiction, sono portatrici delle stesse considerazioni, ma di certo Matango ne è un degno rappresentante e anticipatore, soprattutto se osserviamo che tali circostanze sono frutto di un preciso straordinario da fantahorror (per certi versi molti risvolti, narrativi e visivi, di questo film sembreranno ritornare ne”La notte dei morti viventi” di Romero). Lampanti i rimandi a classici della fantascienza americani come “La cosa da un altro mondo” e “L’invasione degli ultracorpi” fino ad arrivare al King Kong del ’33, con l’idea dell’isola misteriosa, e insidiosa quanto può esserlo la realtà che si scioglie nel fantastico, avvolta da una perenne nebbia, ormai un vero e proprio archetipo del genere. I momenti di pura suspense non mancano, anche se a volte appaiono piuttosto distesi, fatto che rende il film mediamente apprezzabile ancor oggi.

"Ti faccio trifolatooooo!!"

Ma il talento di Honda si nota nel modo in cui fotografa le ambientazioni a disposizione, come l’interno del relitto invaso da una muffa sospetta e la parte di foresta riempita di funghi mutanti, inoltre il regista riesce a creare sequenze efficaci come il flashback a metà film che ci mostra l’incontro del gruppo prima del viaggio, il delirio allucinatorio di Yoshida dopo l’ingerimento di un Matango (sequenza che sembra una penetrante allusione ai mali della droga) e la sequenza finale in cui Murai insegue i mutanti che hanno rapito Akiko, quindi altro momento allucinato (o involontariamente ridicolo, fate voi) che ci porta all’epilogo con lo scampato (?) Murai.

L’irresistibile componente trash, invece, ci è data dai pupazzosi e lamentosi uomini fungo, dotati di una vistosa testa a cappella e dal corpo bitorzoluto. Immagino che in Giappone siano diventati dei cult, noi di Destroy This Movie ci imponiamo di farli diventare tali anche qui.

 

Scena da ricordare: il delirio allucinatorio di Yoshida nel campo di funghi mutanti.

Consigliato a: non mi prendete per scemo (anzi, ormai fatelo tranquillamente), ma consiglio il film a tutti quei cercatori di funghi che non ti rivelano i luoghi di fruttuose raccolte neanche sotto tortura. Quindi dedico il film allo zio Gino e alla zia Loredana, che saluto.

Supporto visionato: DVD Passworld, lingue: italiano/giapponese originale, sottotitoli: italiano.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sVyRYjJoZfc

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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