Esce oggi nelle sale italiane 1917, ultima fatica di Sam Mendes.

 

Di fatica ne ha fatta molta Mendes, che mentre raccoglie premi e consensi aspettando l’Oscar, già ottenuto nel 2000 con American Beauty, rilascia interviste sottolineando l’impegno tecnico nel realizzare un piano sequenza unico, che unico non è, ma poco importa, e fa circolare backstage dettagliati sull’eroico lavoro di ripresa che ha dovuto affrontare insieme al grandissimo Roger Deakins, armato di una nuovissima telecamera digitale Arri, usata per la prima volta proprio per 1917 e montata di volta in volta su supporti avanzatissimi e molto dinamici, oltre alla estenuante durata delle prove e la dura battaglia contro la volubilità del meteo.

Certamente la cura minuziosa dedicata alle riprese sarà tenuta in considerazione anche la notte degli Oscar, per ora si parla sopratutto di questo. Anche perché molto d’altro non c’è. La trama del film è tutta nel trailer.

Il film si apre sui due protagonisti sdraiati per un pisolino al fresco di un albero, che paiono due boy-scout. Dal momento in cui si alzano inizia la corsa contro il tempo: i due giovani caporali britannici, vengono investiti del compito di recapitare ai colleghi della prima linea un importante messaggio che potrebbe salvarli dal massacro, attraversando il territorio nemico.

Il più giovane dei due, Blake (Dean-Charles Chapman), appare subito più sprovveduto, avvinto dalla retorica di guerra e in cerca di eroismo e, qualora servisse a motivarlo, suo fratello è uno dei 1600 uomini in pericolo; il suo compagno Schofield (George MacKay), è già disincantato, ma comunque non ha scelta: l’ordine è stato dato, la mappa consegnata e lui non può fare altro che partire per la missione suicida.

-Alle vedove piacciono le medaglie..

Sentenzia cinico un sergente edotto dell’impresa che stanno per intraprendere i 2 protagonisti.

E più tardi fra di loro, ancora parlando di medaglie:

-E’ solo latta.

-No, non è solo latta, c’è anche il nastrino. Cosa ne hai fatto della tua medaglia?

-L’ho scambiata con un francese per una bottiglia di vino.

-Avresti dovuto portarla a casa: perché?

-Avevo sete.

In questi pochi scambi tutto quel che sappiamo dei 2.

ENTER GAME:

Parte la corsa e il nostro eroe, il bravo MacKay di Captain Fantastic, supera brillantemente tutte le prove: si rattoppa una mano ferita dal filo spinato, riemerge da un cumulo di macerie che lo avevano seppellito, sopravvive all’annegamento, schiva quasi tutte le pallottole che gli vengono contro, e continua a correre ferito attraverso boschi trincee cascate villaggi abbandonati fino alla prima linea dove, ancora correndo sotto una pioggia di proiettili nemici e schivando corpi caduti, raggiunge finalmente l’obiettivo.

GAME OVER

Ma la guerra, la Grande Guerra, dove è?

Mentre corriamo con il soldatato Schofield, scorgiamo sullo fondo cadaveri, topi, trincee, cecchini, aeroplani, soldati in preda a nevrosi di guerra, tenenti con la pistola puntata sugli assaltatori della prima linea per motivarne l’assalto, e splendidi notturni illuminati dai bombardamenti, ma restano sempre nulla altro che citazioni fuori fuoco: senza mai un tentativo di approfondimento. Del tutto incredibili poi l’incontro con la fanciulla francese probabile unica superstite del villaggio di Écoust e il canto dei soldati che intonano Wayfaring Stranger prima della battaglia.

1917 è un film senza dubbio spettacolare, ma del tutto privo di empatia,.

Se vi piacciono i videogames correte al cinema.

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