Se per caso vi è mai capitato di leggere la mia descrizione in fondo ai miei articoli saprete che le origini del mio rapporto con Star Wars risalgono addirittura a prima della mia nascita, poi dopo essere venuto al mondo la mia educazione è continuata a forza di spade laser, giocattoli a tema, ogni genere di gadget e i film visti e rivisti fino a consumare le VHS prima e i dvd poi. So tutti i film della saga a memoria e uso citazioni dai film nel 90% dei miei discorsi, quando in giro per casa trovo una spada laser me la attacco alla cintura e inizio ad andarci in giro, non mi faccio scrupoli ad andare sulla tazza con un elmo da Stormtrooper in testa, ho una collezione di gadget a tema Darth Vader e provo ad usare la forza almeno una volta al giorno, insomma sono un maniaco, un malato, un adepto di una religione non riconosciuta che dal 1977 conquista milioni di persone.

Capirete quindi la mia eccitazione quando fu annunciata ormai quasi 3 anni fa una nuova trilogia di Star Wars, una trilogia sequel a quella originale, complice anche la massiccia campagna pubblicitaria e mediatica, l’inondazione di nuovo merchandise ero gasato come una mina, aspettai quel film con una trepidazione stratosferica, andai al cinema il primo giorno dell’uscita con i biglietti comprati ben tre mesi prima, fu stupendo, Star Wars The Force Awakens mi piacque tantissimo! C’era il sapore di già visto chiaro ma era esattamente come mi aspettavo sarebbe stato: un film attento ben calcolato basato sul citazionismo e sul creare un forte effetto nostalgia e far contenti i “veri fan” mostrando di nuovo i loro miti ma allo stesso tempo donare alle nuove leve dei nuovi eroi con cui crescere.

E qui però che i nuovi fan iniziano a storcere il naso: “Vergogna J.J. Abrams, vergogna Disney, vogliamo qualcosa di nuovo non un calco di A New Hope, forza cavolo, sperimentate, sapete solo rebootare e remakeare, diavolo un po’ di fantasia, dateci una trilogia che sia davvero nuova”.

Intanto il bombardamento mediatico continuava infatti un anno dopo TFA è uscito Rogue One: A Star Wars Story, il primo spin off della saga creata da George Lucas ambientato appena prima di Una nuova speranza prometteva di far contenti di nuovo tutti, era finalmente una storia nuova, non c’erano nemmeno i jedi, era di fatto un war movie ambientato nella galassia lontana lontana che tanto amiamo con un pizzico di Darth Vader che fa cose alla fine che ci ha fatto tutti sbrodolare.

Infine eravamo tutti di nuovo contenti, evvai grida di giubilo, il pueblo è tornato unito.

Intanto il bombardamento continuava, sempre più incessante, sempre più inesorabile, sempre più tremendo, a suon di annunci di nuovi spin off e di nuove trilogie, finché non arrivò pochi mesi fa il primo trailer di Episodio VIII, il primo trailer di The Last Jedi e lì mi sentii perso, era un po’ che pensando al futuro della saga mi sentivo così, ma dopo quel trailer ebbi un attimo di tremenda consapevolezza di fronte a quello che avevo provato cioè niente, io, maniaco di Star Wars, non avevo provato niente, anzi avevo provato quasi una sorta di fastidio. Quel trailer era costruito quasi scientificamente per piacermi, era stato studiato e calcolato tutto per piacere e gasare i fan, ma no, non funzionava più con me! Se tutti quei calcoli erano stati utili a scaldarmi il cuore, pur nella loro freddezza, con TFA ora avevo davvero bisogno di qualcosa di nuovo anche io, avevo bisogno di qualcosa di caldo, folgorante che potesse farmi sognare e lanciarmi in nuove fantastiche avventure, avevo bisogno del coraggio di un salto nel vuoto. Invece provavo la bruttissima sensazione di sentire già dopo solo tre anni grattare il fondo di un barile e la consapevolezza che quel barile sarebbe stato raschiato per tanti anni a venire mi mise una tristezza addosso infinita.

Avevo perso la fede, avevo perso la fede nella forza e il futuro non mi sembrava roseo per nulla.

Che cosa terribile la perdita della fede.

Poi è arrivato il giorno dell’uscita, cominciano a circolare i primi pareri “Basta! hanno distrutto Star Wars! Me lo hanno rovinato per sempre! Come hanno osato? Certe cose non si possono fare! Ci vuole rispetto!” e tutto questo genere di cose, mi avvio al cinema con tanto timore e mi guardo Star Wars Gli Ultimi Jedi.

Finisce, e sono tramortito, ho visto cose che mai mi sarei sognato, ho visto cose che mi hanno fatto accapponare la pelle, sono stato preso a schiaffi in faccia e quello in cui ho sempre creduto è stato calpestato come un trampolino per saltare via verso territori sconosciuti.

TLJ ha qualche momento mozza fiato, ha qualche momento in cui si piange come bambini, ma non è per nulla perfetto anzi, è montato in maniera imbarazzante, la prima ora è disgustosamente ripiena di battutine orribili e siparietti comici da suicidio, poi c’è una parte centrale totalmente inutile, cose senza senso, delusioni cocenti, scene spettacolarissime e altre da mani dei capelli, ma non mi interessa parlare di questo, c’è la recensione di Botta per questo.

Quello che mi interessa è che sotto tutte queste imperfezioni, sotto le lacrime dei momenti nostalgia, e sotto i fiati mozzati, si nasconde un cuore pulsante, caldo, ardente ed esplosivo, e quel cuore è tutto ciò che rappresenta Star Wars: una fiaba spaziale che parla del mondo, che parla di noi, delle nostre paure, dei nostri tormenti e allo stesso tempo è capace di farci sognare e di stupirci.

E qui che arrivano di nuovo i “veri fan” quelli che hanno passato, gli ultimi tre anni a fare teorie, quelli che erano già sicuri dal trailer di tutti gli snodi della trama, quelli che belli inquadrati nei loro 10 comandamenti sanno bene cos’è la forza, cosa si può fare e cosa non si può fare e come doveva andare questo film.

Così dopo Twin PeaksGame of Thrones ancora una volta quest’anno i “veri fan” annebbiati dai LORO dogmi rimangono delusi da avere un prodotto nuovo, inaspettato e diverso da quello che avevano loro in mente.

E non è questione dei tempi che cambiano, è questione dell’uomo che è incapace di accettare il cambiamento, che vuole radicarsi e fare la cozza credendo di essere migliore, perfetto ed eterno. È sempre stato così, circa duemila anni fa un certo Gesù da Nazareth sconvolse il popolo ebraico nella sua fede, lui si proclamava il messia, ma non andava bene, non era come loro avevavo deciso che dovesse essere, faceva cose sbagliate, andava contro la legge, si circondava di uomini poco raccomandabili e andava ucciso.

Nessuno crocifiggerà nessuno questa volta, ma lo Star Wars di Rian Johnson, questo Star Wars tanto atteso, questo Star Wars che avevamo già deciso come doveva essere, si rivela invece iconoclasta, sorprendente e sprezzante e recide con un forte strattone i legami con il passato.

È un nuovo testamento e, continuando i parallelismi religiosi, creerà uno scisma e una ferita nel cuore di molti indicibile, perché va a esplorare strade inesplorate, può sembrare dissacrante e ha il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle. E capisco, chi si sente ferito, tradito perchè è così che è fatto l’uomo, è incapace di accettare i cambiamenti, è incapace di lasciare il passato alle spalle, e quando la questione si fa di fede è incapace di accettare e non vuole e non può capire i cambiamenti, e anche io sono scisso perché non so come fare ad accettare tutto ciò, e voglio guardare subito L’Impero colpisce ancora, il mio episodio preferito e tornare a casa, nelle mura conosciute, nel caldo passato, perché fuori fa freddo e il futuro fa dannatamente paura.

Ma io non posso, allo stesso tempo, non apprezzare il coraggio, quasi folle, istintivo con cui questo Star Wars uccide il passato per guardare e lanciare il futuro.

E lo fa rimanendo comunque Star Wars mantenendo ciò che in fondo, asciugando tutto, ha fatto di Star Wars la favola che noi amiamo, perchè sa stupire, emozionare, commuovere e sognare.

La forza scorre potente ne Gli Ultimi Jedi, è forte e tumultuosa e straborda da questo film che non riesce a contenerla e sbanda e fa cose ridicole ma traccia un segno indelebile, ciò che TFA non doveva e no poteva fare, The Last Jedi è un film nel bene e nel male indimenticabile e un punto di svolta ma che sa e vuole essere Star Wars e l’ultima scena è una dichiarazione d’intenti chiara, questo film è per far sognare nuovi bambini che brandendo una scopa, guardando le stelle potranno sognare di essere uno Jedi.

Lo fa in una maniera forte, e ho sofferto come un cane sono stato preso a schiaffi e mi ha fatto proprio male, a tratti mi ha fatto pensare di abbandonare la sala, ho resistito e uscendo dal cinema, nel freddo tremendo della notte milanese, ripensando a quello che avevo visto, mi sono accorto che nel profondo del mio cuore si era riacceso qualcosa.

Star Wars Episodio VIII ha fatto rinascere in me la fede nella forza, ho ritrovato la fede, ed è una sensazione fantastica, ho ancora paura ma non vedo l’ora di lanciarmi in nuove avventure nella galassia lontana lontana, non vedo l’ora di riguardare questo film imperfetto e doloroso. E finalmente posso guardare all’orizzonte, pieno di dubbi, di paure, di insicurezze ma pieno anche di una nuova e rinata speranza per il futuro.

Un po’ come fa qui Luke, in quella che secondo me è l’immagine più bella di tutta la saga.

Giovanni Montanari

Classe 1995. Iniziato al mondo nerd prima ancora di nascere dato che la mamma si sparava le maratone notturne di Star Wars quando era incinta di 6 mesi. Grande appassionato di cinema e serie tv, di cui si nutre con voracità. Sogna di vincere un Oscar per l'adattamento di Sutree di McCarthy.
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