Through the darkness of future past
The magician longs to see.
One chants out between two worlds.
Fire walk with me.

È finita anche la terza stagione di Twin Peaks, ancora non ho ben metabolizzato il tutto. Non ci riuscirò mai probabilmente. Nessuno probabilmente riuscirà mai a digerire 18 ore di delirio lynchano.

In un’epoca di revival, di reboot, di sequel, di prequel arriva anche quello di Twin Peaks, arriva David Lynch a dire la sua e scardinare ancora una volta la serialità televisiva con un’opera che ribalta ogni concezione, ogni idea, ogni logica delle serie tv da Twin Peaks a questo nuovo Twin Peaks.

Un po’ perché questa non è una serie tv, è, come ha ripetuto fino allo sfinimento Lynch, un film di 18 ore diviso in 18 parti. Parti, non episodi, non puntate, parti di un unicum che quindi non va approcciato come una qualsiasi serie tv ma come un lunghissimo film. che non può sottostare alle regole della televisione. Ci avevano provato a imbrigliare Lynch, ci erano quasi riusciti con la seconda stagione e allora lui aveva chiuso bottega in attesa di libertà, ma non aveva finito con Twin Peaks.

Lynch aveva bisogno di tornare a Twin Peaks ma solo alle sue condizioni, solo a patto della completa libertà artistica, e Showtime gliel’ha davvero garantita e lui ha tirato fuori un capolavoro straordinario.

Un prodotto per pochi, per molti quasi inaspettatamente, le prime due stagioni erano opere difficili ma che sapevano farsi apprezzare da un pubblico vasto che negli anni non ha fatto che aumentare, no questa stagione non si rivolge ai fan, non si rivolge al grande pubblico, non usa stratagemmi strani per far contenti gli appassionati, non ci dà risposte, non risolve misteri, non genera nuovi adepti e fan. No è una serie per pochi, e in un momento storico in cui le serie fanno di tutto per piacere a tutti, si snaturano per piacere a tutti, questo è già straordinario.

Se vi volete avventurare in questa esplorazione fatelo con consapevolezza, ripassate le prime due stagioni e sopratutto Fire walk with me, non pretendiate risposte, ma siate affamati di domande. Questo ritorno a Twin Peaks è un’opera per pochi, per coraggiosi, per seguaci incalliti, per chi non cerca risposte, ma vuole nuove domande, per chi ama il mistero e non vuole spiegazioni. Un’opera per pochi, forse per nessuno, forse solo per Lynch.

Solo per lui, perché ama quel mondo e voleva tornarci, voleva esplorarlo ancora, esplorarlo non svelarlo, non spiegarlo, esplorarlo  per perdercisi dentro, perché come afferma proprio Lynch “Perdersi è meraviglioso”. 

Un viaggio fantastico dentro la mente di un genio, di uno degli autori più eccezionali non solo della storia del cinema e della televisione ma a questo punto dell’arte in generale.

Un viaggio fatto di suoni, di immagini spesso incomprensibili, un po’ come i sogni, un po’ come gli incubi.

Sarà osannato e distrutto questo ritorno a Twin Peaks, la gente dopo il finale già lo odia, io lo amo ancora di più, amo David Lynch ancora di più. Chissene frega della gente, non è mai contenta fai un prodotto per tutti e vogliono qualcosa per pochi, fai qualcosa per pochi e dato che non capiscono vogliono il prodotto per tutti. Che schifo che mi fate, che pena.

“But, who is the dreamer?”

 

L’unica cosa da dire di fronte a queste 18 ore è che è la vetta artistica della televisione, non si vedrà mai più niente così, non ci sarà mai più per logiche commerciali ed economiche un prodotto del genere. Solo Lynch poteva fare tanto, poteva uscire dal medium e creare qualcosa di eterno e fuori da qualsiasi definizione. un’opera che sta alla televisione come 2001: odissea nello spazio sta al cinema. Se mi avete letto in passato capite che per me, ancora più che per altri, questa  una cosa molto forte da dire.

Non vi consiglio la visione di Twin Peaks, deve essere un viaggio personale che dovrete intraprendere con consapevolezza perché perdersi è meraviglioso ma può diventare anche terrificante, deludente e dannoso. Perché anni di serie tv, di Netflix, di binge watching, di episodi, di spiegoni, di risposte ci creano aspettative sbagliate per qualcosa che non vi darà nessuna risposta, che non vi spiegherà niente, non vi darà episodi, che sarà fastidiosa da binge watchare, che non vi dice salta la sigla e che non è una serie tv.

Non è una serie tv, non è un prodotto per le masse, non ci sarà nulla da spoilerare, non saprete raccontarla e vi lascerà storditi per ore.

Ho già scritto tante cose, ho fatto tanta confusione, ci saranno tanti articoli scritti bene per far capire a tutti le cose filo e per segno. Io non ne sono capace, io mi sono perso. Ed è meraviglioso.

 

Giovanni Montanari

Classe 1995. Iniziato al mondo nerd prima ancora di nascere dato che la mamma si sparava le maratone notturne di Star Wars quando era incinta di 6 mesi. Grande appassionato di cinema e serie tv, di cui si nutre con voracità. Sogna di vincere un Oscar per l’adattamento di Sutree di McCarthy.

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