In these times of hardship, just remember: WE ARE GROOT.

Prendete Guardiani della Galassia, aggiungeteci gli anni ’80 in tutto il loro splendore, VFX a manetta, trucco esageratamente bello, giusto qualche citazione e mescolate, aggiungendo di tanto in tanto Kurt Russell, Sylvester Stallone e una punta di David Hasselhoff. A questo punto raddoppiate la caratterizzazione di ogni personaggio passato, setacciate le battute in modo da averle sempre al momento giusto e per finire ricoprite il tutto con un finale sentimentale.
Infornate per 138 minuti.
Una volta pronto, vi basterà inserire 5 scene post-credits ed il gioco è fatto: avete ottenuto Guardiani della Galassia vol. 2.

Se #GotG aveva tracciato il livello minimo necessario richiesto per ogni film di supereroi, #GotGvol2 ha innalzato ulteriormente ulteriormente questo gradino, portando il livello di epicità a un’altezza mai vista prima in casa Marvel.

Come evitare la maledizone del secondo capitolo si un film?

James Gunn, partendo da outsider in quello che è il Marvel Cinematic Universe, ha capito che la chiave di tutto, stranamente, è la semplicità.

Semplicità nella trama, semplicità nei personaggi (li abbiamo già conosciuti perchè voler stravolgere la caratterizzazione precendente? E soprattutto perchè dover creare dei villains troppo complicati?) e soprattutto la semplicità del raccontare una storia dove anche il più cattivo riesce a far percepire il suo lato sensibile.

In sostanza #GotGvol2 è il film che ti sbatte dalla grassa risata alla lacrima facile per poi rispedirti a ridere come un deficiente, con un ritmo abbastanza serrato che ti tiene incollato alla poltrona per tutta la durata del film.

Semplicità però, che nella scelta del cast e nell’assegnazione dei ruoli si tramuta in esperienza: perchè non basta mettere a caso i tuoi idoli su uno schermo, solamente per riempire un qualche cameo inutile senza farli interagire col cast che già hai dal primo film. In questo caso invece sono caratterizzati al meglio per poter portare un’esperienza di cimena al limite della perfezione. L’esempio su tutti è Kurt Russell e il ruolo del suo Ego, attore sicuramente non scelto a caso (basta parlare di Ego per riportare a galla i ricordi di quel Jack Burton in Grosso Guaio a Chinatown) e ruolo non affidato sicuramente a caso, lo devo ammettere, all’inizio, pur conoscendo più o meno il personaggio mi ha fregato, soprattutto nel suo delirio di onnipotenza.

Sia i vecchi che i nuovi personaggi funzionano alla grande.

Come abbiamo già visto, alla base della semplicità di questo film, c’è una caratterizzazione dei personaggi notevole, sicuramente molto più elaborata rispetto a quella primo capitolo, ma centrata molto di più sui nuovi personaggi e su quelli secondari più che su quelli principali.

Drax (Dave Bautista), ha assunto il ruolo di capo-comico con battute a raffica mai fuori luogo, Yondu (Michael Rooker), con qualche nuovo upgrade, rimane il personaggio forse meglio caratterizzato dei Guardiani (non aggiungerò altro per evitare qualsiasi tipo di spoiler), Groot (Vin Diesel) è la nuova mascotte ben dosata e mai banale che tutti NON si aspettavano, Rocket (Bradley Cooper) è il solito Rocket spaccone e pieno di se e Star-Lord (Chris Pratt) il solito Star-Lord (sicuramente più in secondo piano), Mantis (Pom Klementieff), a cui è capitata la parte di cretina del gruppo, ha comunque un suo spazio, tra l’altro parecchio importante, all’interno della storia.
Il risvolto familiare e i rapporti che ne derivano, in ogni caso rimane al centro della caratterizzazione di tutti i personaggi, a partire da Yondu, Ego e Star-Lord in primis, ma pure con Nebula (Karen Gillan), con un trucco veramente spaziale e Gamora (Zoe Saldana), sempre più guerriera e sempre più sentimentale, per poi chiudersi nel rapporto familiare inteso come Squadra delle 99+1 fazioni di Ravagers, durante il finale e una delle scene post-credits.

 

Oh, finalmente parliamo di Ravagers e di Stakar Ogord: più nello specifico di Sylvester “Sly” Stallone e dei suoi 70 anni portati in 5 minuti di scena come se nulla fosse, che a differenza del solo cameo annunciato ha in realtà una parte reale, che fa ben sperare. Magari una volta lasciata definitivamente la carriera da mercenario, potrebbe intraprendere quella da Ravager a tempo pieno. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro, al momento possiamo solo sperare.

Quella di Sly però, non è la sola strizzata d’occhio al mondo Marvel fumettistico. Messo lì molto probabilmente solo per trasformare il cameo di Stan Lee in un vero omaggio allo stesso, troviamo quel gran testone di Uatu L’Osservatore, rimasto fedelissimo ai disegni originali. Portarlo sullo schermo in una trasposizione cinematografica di Fear Itself dopo un cameo, sarebbe fantastico ma allo stesso tempo esagerato e sappiamo già che è un avvenimento molto molto molto improbabile.

Lo splendore degli ’80s

Tralasciando i trucchi fenomenali di certi personaggi, quello di Nebula in primis come abbiamo già detto, i riferimenti agli anni 80 sono praticamente infiniti. Il più caratteristico molto probabilmente è la composizione della flotta Sovereign che a differenza della flotta della Nova Corps, utilizza un metodo molto ARCADE per poter combattere senza perdere vite, infatti tutte le navi sono comandate a distanza, all’interno di un’immensa sala giochi.

Ci sono un sacco di altri riferimenti, da Cin-Cin alla statua di Pac-man, Skeletor e Heather Locklear, passando per il Kurt Russell iniziale e ringiovanito in maniera impccabile che ci riporta ai tempi di Fuga da New York, senza però tralasciare, chi gli anni ’80 li ha plasmati a sua immagine e somiglianza, ovvero Supercar e David Hasselhoff (lo stavate tutti aspettando e sì, oltre ad aver firmato un pezzo della colonna sonora, piccolo spoiler, LUI c’è).

#GotGvol2 lascerà un segno indelebile

Insomma, in conclusione, James Gunn con questo secondo volume, ha dimostrato di “saper ballare”, portando sullo schermo uno spettacolo visivo eccezionale, mai banale, ma totalmente personale e senza lasciare nulla al caso.

Se vogliamo trovare una pecca, la possiamo trovare secondo me solo sulla colona sonora: molto simile alla precendete, grandi nomi, grandi pezzi con un tema centrale è rimasto quello, ma nella sua totalità non è così centrale ai fini dello svolgimento della storia, come lo è stata quella del primo capitolo.

Guardiani della Galassia Vol. 2 lascerà sicuramente il segno in tutto il MCU e non solo, portando la definizione di cinecomic ad un livello superiore, Marvel o DC che sia.

Film ultra-consigliatissimo!

IO SONO GROOT.

Andrea Bottazzi

Classe 1990. Si affaccia a questo vasto mondo alla tenera età di 3 anni, grazie ai genitori che per farlo star quieto lo piazzavano davanti a Ghostbusters 1. Col passare degli anni gli interessi mutano, l'arroganza aumenta ma, questo mondo lo accompagnerà sempre, molto probabilmente fino alla tomba. Appassionato di Viaggi, Serie TV e Cinema. E' politeista, crede in David Hasselhoff, Steven Seagal, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis e negli Iron Maiden.
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