Piuttosto scoraggiato per aver perso il suo ingaggio, Jason (Robin Askwith), un giovane cantante pop, viene convinto da un ambiguo agente di viaggi a prendersi una vacanza rilassante in una villa fuori città trasformata in centro benessere. Sul treno diretto alla villa il ragazzo incontra la bella Judy, diretta anche lei alla clinica per incontrare sua zia Molly, prima assistente del dottor Storm (Michael Gough), il direttore del centro. Arrivati a destinazione i due si renderanno presto conto che la clinica non è altro che un enorme laboratorio in cui il sadico dottor Storm utilizza gli “ospiti” come cavie umane per i suoi esperimenti. Finiti anche loro prigionieri, Jason e Judy dovranno cercare la fuga, ma una misteriosa limousine, delle guardie in motocicletta e alcune creature mostruose si metteranno sulla loro strada.

Direttamente dai primi anni ’70 arriva questo simil-zombesco d’annata che potremmo far rientrare nel cosiddetto filone dei “giovani ignari che finiscono in sospette residenze che si scopriranno i terrificanti covi di pazzi/mostri assetati di sangue”, filone che trova nei vari Nosferatu, Dracula e soprattutto nello “Psyco” di Hitchcock gli ideali precursori.

Horror Hospital” presenta qualche assonanza con due titoli in particolare, pur venendone prima: è infatti precedente sia al celeberrimo musical gore-grottesco- demenziale-irriverente “The Rocky Horror Picture Show” (anche se lo spettacolo teatrale da cui è tratto, il “The Rocky Horror Show“, è del 1973, e potrebbe aver in qualche modo ispirato il plot del film di Antony Balch) sia all’americano “Non aprite quella porta” (1974) di Tobe Hooper, indiscusso classico, brutale e scioccante, dell’horror.

Horror Hospital” è anche un film sull’ennesima figura del mad doctor, dello scienziato pazzo megalomane e sadico che conduce, isolato e lontano da occhi indiscreti, esperimenti proibiti che soddisfino il suo desiderio di rivalsa su quel mondo (quasi sempre rappresentato da una comunità scientifica rivale e più che diffidente) che lo aveva precedentemente umiliato, emarginato e deriso.

In questo caso lo scienziato pazzo della situazione si intrattiene con lobotomie varie su giovani hippy malcapitati, onde trasformarli in zombi-automi che possano obbedire ad ogni suo comando.

Più che lasciarsi coinvolgere dalle motivazioni dietro alle imprese del pazzo (che appaiono decisamente vaghe e scontate), ci stupiamo dell’affinità intellettuale tra il Dottor Storm e un altro luminare della scienza depravata: il Dr. Eric Vornoff di Bela Lugosi nel classico “Bride of the monster” di Ed Wood. Infatti è impossibile non trovare meravigliosamente vicine le loro farneticazioni deliranti fino ad accorgersi di un’inquietante somiglianza fisica tra l’attore Michael Gough (che ricorderemo anche come Alfred Pennyworth nei due Batman di Tim Burton) e la vecchia stella Bela Lugosi, oppure, a vostra scelta, l’incredibile Lugosi di Martin Landau in “Ed Wood“(guarda caso sempre di Burton).

Purtroppo “Horror Hospital” non riesce ad avvincere come avrebbe potuto, è troppo poco provocatorio e provocante (si segnala solo un quasi nudo totale di Vanessa Shaw, che interpreta Judy, una mediamente piccante scena di sesso che coinvolge l’attrice assieme ad Askwith e qualche altro nudo femminile non troppo esaltato) e troppo trattenuto in quell’autoironia necessaria e consapevole, o in quella stravaganza spregiudicata, che avrebbe dato alla vicenda un gusto certamente più irresistibile. Fortunatamente l’ottimo attore nano Skip Martin (che interpreta Frederick, il secondo assistente, suo malgrado, del Dottor Storm) dà una prova assai dignitosa, e l’ironia ammiccante del suo personaggio strappa senz’altro qualche gradito sorriso.

Così il film, tra personaggi sciocchi e illogici, discreti slanci splatter, un mostro deforme dall’identità sorprendente (come no…) ed un finale da primo premio del ridicolo, giunge alla fine, per la gioia o il dolore di noi trash-amatori.

Scena da ricordare: il prologo, con l’auto che decapita in corsa le vittime, grazie ad una lama retrattile nel tettuccio. L’ultima fuga fra i lobotomizzati-zombi con commento musicale retrò anche per un film del ’73. Il confronto finale tra i sopravvissuti e la minaccia deforme…

Consigliato a: gli appassionati della figura cinematografica dello scienziato pazzo …

Supporto visionato: DVD Vistarama, Lingue: italiano/inglese.

httpv://www.youtube.com/watch?v=4J5UNuqqMmc

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

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