Peter Jackson, fra tutti i registi contemporanei, è senza dubbio uno degli artisti che ammiro di più, capace di offrire spettacoli dalla cifra stilistica personalissima, stravaganti, fantasiosi e ricchi di personaggi tratteggiati con attenzione scrupolosa per l’aspetto psicologico e per il sottotesto, nonostante, soprattutto nei titoli degli esordi, si vadano ad inserire nel grottesco più bizzarro, quasi demenziale.

Adoro “Bad Taste”, il film che ci ha fatto scoprire l’incredibile talento di Jackson, e lo adoro ancora di più, portandogli un rispetto riverenziale, se penso che si tratta di un prodotto dilettantesco, girato nei fine settimana con un gruppo di volenterosi amici. Eppure “Bad Taste” è investito completamente dal sacro fuoco del cinema, incredibilmente appare tanto povero quanto professionale e non c’è un attimo in cui siamo portati a pensare che sprofondi nel ridicolo involontario, non c’è un attimo in cui crediamo che il regista non sia perfettamente cosciente di quello che fa, al contrario tiene il film ben stretto nelle sue mani, non gli sfugge, lo direziona come un impavido condottiero realizzando una rappresentazione quasi impensabile, dati i mezzi scarsissimi a disposizione.

Questa è magia, la magia che un non-regista, con non-attori e con un non-budget riesca a costruire un’opera così solida, all’interno ovviamente del genere estremo e underground di cui stiamo parlando.

Bad Taste” è la dimostrazione che il talento e la volontà vincono su tutto, è la dimostrazione che il cinema emerge anche laddove proliferano tutte le possibilità contrarie alla sua presenza: sarà la forza della mente e delle braccia a trovare il terreno ideale, fertile. Peter Jackson da subito ci ha insegnato che se vuoi fare un film, e se sei bravo e disciplinato, basta uscire fuori e realizzarlo, non importa se hai poco o niente per lo scopo. Soltanto la nostra volontà ci separa da quello che ci eravamo prefissati.

Pensate al tipo di volontà di Jackson allora, se iniziando da questo film (per giunta realizzato in un luogo cinematograficamente distante come la Nuova Zelanda) è poi arrivato ad essere il creativo che è oggi, con un posto saldo nella storia del cinema. La genesi della pellicola, per certi versi, è simile a quella de “La Casa” di Sam Raimi, regista per il quale Jackson ha da sempre nutrito profonda stima professionale. Come “La Casa” (in originale “Evil Dead”) è un lungometraggio sviluppato dal corto “Within the Woods”, iniziato a girare con gli amici, anche “Bad Taste” nasce da un mini film, “Roast of the Day” (Arrosto del Giorno), storia su un attacco alieno ai danni di un uomo impegnato in una raccolta benefica.

La lavorazione di “Bad Taste” è durata circa quattro anni, Jackson spese di tasca propria diciassettemila dollari ma fu grazie al finanziamento della New Zeland Film Commission, l’ente governativo che dal 1978 si occupa della promozione e dello sviluppo dell’industria cinematografica neozelandese, che ottenne il denaro necessario al completamento dell’opera.

La vicenda che ci narra il film è chiaramente risibile, (volutamente) sgangherata, ma divertentissima e scandita da una serie continua di trovate, splatter incontenibile e schifezze assortite (il titolo “Bad Taste” è già una dichiarazione d’intenti). Ottimi gli effetti speciali, per quanto realizzati in casa (letteralmente), da segnalare inoltre il look inconfondibile degli alieni dopo la loro trasformazione.

Nelle scene d’azione Jackson ci mostra tutta la sua passione per gli effetti slapstick dove i corpi vengono trattati come cartoon (fantastica la vertiginosa sequenza sulla rupe, che vede il povero Derek alle prese con un gruppetto di alieni). Il regista, grazie ad un sapiente montaggio, riesce perfino a sdoppiarsi, impersonando due ruoli distinti destinati ad un fatale confronto. Non mancano le citazioni cinematografiche, sempre un po’ beffarde, come i livelli di lettura più audaci e ambiziosi in cui Jackson sembra prendersi gioco delle multinazionali del cibo e del consumatore medio (occhio in tal caso alla scena del vomito).

Che gioiellino! Come si fa a non adorare questo film assurdo e geniale?

Come si fa a non restare stupiti da questo esordio poverissimo ma in cui già si ammirano i semi di un ingegno stupefacente? A volte il genio nasce nei luoghi più impensabili, in questo caso dai bassifondi, ed è per questo che è sempre saggio non denigrarli con troppa prontezza.

Scene da ricordare: il film è un collage di momenti e immagini assolutamente memorabili, segnalo Derek alle prese con lo spacco a spicchio della sua testa, dal quale esce sempre un lembo di cervello; il “delizioso” vomito di Robert; la sparatoria finale; Derek e l’ultimo confronto con Mr. Crumb.

Consigliato a: chi conosce Jackson da “Il Signore degli Anelli” in poi, ignorando il suo passato di sublime regista dei generi più estremi e underground.

Supporto visionato: DVD Minerva per Rarovideo. Audio: Italiano/Inglese 2.0, sottotitoli: italiano su lingua inglese.

httpv://www.youtube.com/watch?v=XtPYTfS8Kuw

Il Borg nasce a Montevarchi (AR) nel 1983 la sua felice infanzia viene segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici. Alle elementari il Borg scopre i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo. Diplomato alla Scuola di Comics di Firenze e illustratore freelance passa le sue giornate a guardare film di ogni genere, leggere fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.

Related Posts You Also Might Like