“La recensione di un bambino che aspettava da 40 anni”

Ieri sera ho visto al Cinedream di Faenza il film che aspettavo da quarant’anni. Nell’87 avevo dieci anni, e il regista Travis Knight ne aveva circa tredici, e fino a quel momento con i Masters ci giocavamo e li guardavamo in televisione: un mondo fatto di puntate dall’aria scanzonata, avventurosa, divertente. Li chiamavamo solo così: i “Masters”. I minicomics che arrivavano in confezione col giocattolo, spesso non in italiano, li sfogliavamo trovando molte differenze rispetto al cartoon, ma senza farci troppo caso. Nell’atmosfera più cupa di quei fumettini c’era qualcosa che a quell’età non riuscivamo ancora a decodificare; sono convinto che nel 90% dei casi non fossimo dei gran cultori del fumetto, né avessimo una cultura artistica tale da dare peso a un disegnatore piuttosto che a un altro. I disegni di Alcalà facevano certamente un bell’effetto, soprattutto sul retro dei minicomics, ma di sicuro preferivamo tirare fuori il personaggio dalla scatola e giocarci per ore. Il fumettino, nella maggior parte dei casi, veniva abbandonato, quando non buttato, dai genitori insieme alla confezione devastata dall’immancabile apertura a “strappo tutto in fretta”.

Il film dell’87 e quella enorme delusione

Nel 1987 arrivò il film che spezzò i sogni di molti di noi. Una delusione enorme, che in qualche modo contribuì a far affievolire il mio amore per quei giocattoli. L’unica cosa salvabile era lo Skeletor di Frank Langella, grandioso, anche se molto più cupo e teatrale rispetto a quanto eravamo abituati a vedere in televisione. Del resto, c’era ben poco da riconoscere: personaggi come Karg, Blade e Saurod erano interessanti, e gli ultimi due avevano persino avuto il loro giocattolo, ma erano troppo distanti dal design originale che avevamo amato fino a quel momento. Chi erano? Non li avevamo mai visti prima, e ci sembravano estranei al mondo che conoscevamo. Eppure Knight non volta le spalle a quel film: Karg torna, e la comparsa di Dolph Lundgren è un omaggio dichiarato a chi c’era già allora, un gesto di rispetto verso una storia che, nel bene e nel male, fa parte di questa saga

Quarant’anni dopo, in sala con il mio vecchio amico e compagno di giochi

Ed eccomi qui, uscito dalla sala insieme a tre amici. Uno di loro è un amico “storico”: il mio compagno di giochi di quarant’anni fa, con cui ho passato ore a combattere battaglie epiche tra prati di erbacce e montagnoni di terra di riporto dei vicini di casa, scavando per creare un habitat degno delle nostre avventure e simulare a modo nostro le scorribande tra eroi e cattivi. Il fascino di Skeletor, a mio parere, è ancora oggi impareggiabile, non esiste un giocattolo così iconico. Tornare in sala è stato come farsi catapultare negli anni Ottanta. Merito anche della colonna sonora, azzeccatissima, che affiora di tanto in tanto e si fa strada tra i ricordi. A metà film ho sentito quel brivido, quella pelle d’oca che aspettavo da anni: la trasformazione di He-Man al cinema, finalmente.

Un film per chi li ha amati davvero

Ho viaggiato con gli occhi per tutto lo schermo per due ore e mezza, a caccia di dettagli. E di dettagli ce ne sono tantissimi: rimandi continui alla canonicità della storia dei Masters, riferimenti precisi e affettuosi. Ad esempio, si può notare sullo sfondo il casco della tuta spaziale di Marlena, la madre umana di Adam, preso pari pari dal cartone animato; chi ha giocato con Beast Man ricorderà bene quella sorta di stella “spruzzata di vernice blu” al centro della sua armatura di pelliccia: qui è presente, inquadrata più volte, reinterpretata come uno splendido medaglione; e scommetto che in tanti si sono sempre chiesti cosa fosse quella specie di “bomboletta” davanti all’armatura di Man-At-Arms, beh, qui lo scoprirete…

Il film ha tantissimi siparietti comici in pieno stile cartoon, con pose iconiche, atteggiamenti, sguardi e battute, a tratti davvero fuori luogo, che ricalcano a pennello quelle atmosfere che ci hanno accompagnato durante la merenda, tra un succo di frutta e un panino alla Nutella. L’unica nota che mi ha fatto storcere un po’ il naso è la voce di Skeletor: un po’ troppo grave e seria rispetto a quanto mi aspettassi. Ho trovato me stesso a “provare” molte delle sue battute con la sua vecchia voce stridula e acuta, un gioco mentale entrato di forza nel cervello per farmi tornare a quei giorni d’infanzia.

Le scene post-credit: il colpo finale

Quando ormai si era pronti per “tornare al presente”, ecco le scene post-credit (tre). Un tuffo al cuore immenso. La prima è un must have degli episodi…e guardate bene sullo sfondo per vedere qualcuno di nostra conoscenza. La seconda mi ha fatto partire un brivido lungo la schiena e scendere una lacrima di nostalgia, facendomi viaggiare ancora indietro nel tempo per qualche minuto. E soprattutto mi ha fatto sperare tantissimo di vedere qualcosa in un futuro non troppo lontano.

Questo è il film che meritavamo da bambini. I Masters sono tornati dal passato e, per una sera, ci hanno restituito qualcosa che pensavamo perduto per sempre: noi stessi, ancora capaci di sognare!

P.S. Andate a vederlo, ma lasciate a casa il cinefilo esigente che si aspettava Conan il Barbaro 2.0 o i Masters dei minicomics. Portatevi invece quel bambino di dieci anni che avete ancora dentro, quello che apriva le scatole dei Masters con gli occhi spalancati e che ricorda ancora l’odore inconfondibile di quei giocattoli. Lui si che saprà apprezzare e potrà dirvi come si guarda questo film.