Nel bel mezzo di un’azione di polizia lo spigliato e un po’ presuntuoso agente Casey Gallagher (Anthony Michael Hall) entra in contatto con una strana creatura proveniente dal sottuosuolo: uno gnomo di nome Gnorm che ha il compito di ricaricare, grazie ai raggi del sole di superficie, una pietra lampeggiante, il Lumen, che fornisce energia al suo mondo sotterraneo. La strana coppia dovrà mettere da parte le rispettive diffidenze e unire le forze, in ballo ci sono le sorti del Lumen e la reputazione e la vita di Gallagher, minacciate da gangster e poliziotti corrotti che cercano di incastrarlo.

Strampalato, ma ragionevolmente simpatico, tentativo di regia del compianto mago degli effetti speciali Stan Winston, che si butta a capofitto in questo B-movie. “Lo gnomo e il poliziotto” (in originale “A Gnome Named Gnorm“) rientra a pieno titolo nel cosiddetto genere “delle graziose creature fantastiche che socializzano con l’umano di turno”.

Non voglio ricordarvi quali siano i titoli di riferimento perchè sono sicuro che un rugoso alieno dalla faccia di tartaruga e dal collo telescopico e un peloso orsacchiotto dai vistosi organi uditivi che non va mai bagnato, mai esposto alla luce diretta del sole e mai cibato dopo mezzanotte, saranno molto più eloquenti di me. L’intreccio di questo film è tremendamente elementare e obbedisce perfettamente a convenzioni strabusate: abbiamo il poliziotto fin troppo spigliato e un po’ presuntuoso che in merito a queste caratteristiche finirà nel bel mezzo di un raggiro; il mostriciattolo dal fare strampalato con il quale il poliziotto dovrà sviluppare una comunicazione e un’alleanza; i colleghi che non credono al protagonista dubitando delle sue facoltà mentali, con tanto di immancabile piccolo conflitto con la bella agente Sam (Claudia Christian), offesa dallo strano comportamento di Casey, che dice di aver trovato come unico testimone uno gnomo (o meglio uno “g-nomo”, come non fa che precisare il pupazzoso esserino); la strana coppia che decide di indagare con le proprie sole forze, iniziativa che porterà all’immancabile risoluzione di ogni problema e premessa gettata, nel modo più ovvio e innocuo possibile.

 

"Allora ti dicevo..Kubrick mi ha cacciato dal set di Full Metal Jacket ed eccomi qua..."

Stan Winston, come regista, non sembra essere in grado di offrirci tocchi sorprendenti che vadano oltre la semplice routine. Il suo stile appare decisamente anonimo e ingessato, privo della meraviglia che invece trasuda da alcune delle sue migliori creature (sembra un po’ la condanna di tutti i tecnici di FX che finiscono in cabina di regia, quasi mai i loro esiti sono all’altezza delle visioni che hanno creato per altri). Fortunatamente un Anthony Michael Hall piuttosto bravo ad interagire con un pupazzo di gomma, riesce a creare un rapporto convincente tra lui e lo gnomo, una creatura dal muso vagamente di cane, le orecchie grandi, vestita di stracci e corteccia che sembra uscita da alcune illustrazioni di Brian Froud. L’animatronica lavora bene e lo gnomo riesce ad essere piuttosto espressivo, specialmente nelle simpatiche sequenze in cui si palesa la sua proverbiale passione per le rotondità femminili.

Intendiamoci, alla fine l’unica attrattiva del film risiede in questa strana coppia, ma se andassimo ad analizzare l’avventura in cui si trovano coinvolti troveremmo davvero poco di significativo da ricordare. Menzione speciale per Robert”mascellone indicibile”Z’Dar, nel ruolo del tirapiedi del criminale Zadar (Eli Danker), lo ricordiamo nei panni del mostruoso Matt Cordell dei due “Maniac Cop“.

Scene da ricordare: l’inseguimento automobilistico con carro funebre e la divertente conclusione, la sequenza nel night club, con Gnorm che non riesce trattenersi dall’accompagnare sul palco una bella “ballerina”…

Consigliato a: gli amanti delle storie coi mostriciattoli e degli umani che diventano loro amici.

Supporto visionato: visione televisiva.

httpv://www.youtube.com/watch?v=fw_fkLBpclo